12 anni schiavo (2013)

18/03/2014 by Renato Volpone
2013, Biografia, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Recensioni, Stati Uniti, Storico divider image
12 anni schiavo (2013)

Quella dello schiavismo dei neri negli Stati Uniti è ancora una piaga aperta, tanto che la produzione cinematografica continua a proporre nuovi film sul tema arrivando addirittura all’oscar.

Certo il premio sarebbe stato più meritato da The Butler, ma si tratta di punti di vista. Il punto di vista di Steve McQueen è quello estetico. Il film si potrebbe intitolare: la bellezza del dolore. Lunghe inquadrature, nudi statuari, una natura predominante e incontaminata e la bellezza degli attori. L’insieme è una bomboniera dorata con un po’ di sale dentro.

Il racconto comincia nel 1841 quando Solomon Northup, un musicista nero, viene rapito a New York e venduto come schiavo. Questa disavventura durerà dodici lunghissimi anni, lunghissimi come il film, nelle inospitali terre del sud. Il contesto storico trova qui una profonda libertà poetica che vede i neri liberi di passeggiare vestiti come damerini nel Nord America degli inizi di quel secolo, dimentichi che ancora negli anni ’70 del ventesimo secolo gli attacchi razziali ai neri negli Stati Uniti erano durissimi. Se da un lato sembra esserci troppa melassa, dall’altro la violenza e la bontà si alternano in un gioco musicale che mescola i due ingrediente lasciando alla libera fantasia dello spettatore la scelta sul chi è veramente buono e chi è veramente cattivo. Non solo questo:  i registi statunitensi dimenticano molto facilmente e troppo spesso quali erano i ruoli nella famiglia ottocentesca, dove un certo distacco fisico era d’obbligo e le donne non avevano una gran voce in capitolo. Complessivamente il film ha una splendida confezione, ma il contenuto non emoziona, anzi infastidisce, ma non per la naturale repulsione che si dovrebbe avere verso lo schiavismo, bensì più per la dabbenaggine del protagonista e per i caratteri non ben definiti degli altri attori.

Viene da pensare, infatti, che l’oscar alla migliore attrice non protagonista sia forse legato alle frustate della scena della saponetta piuttosto che agli spunti recitativi davvero scarsi e direi non sinceri. Nulla a che vedere con gli splendidi The Butler e Djiango che rivedrei mille volte, qui una volta basta e avanza.

Voto:2-stelle

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