3 Days to Kill (2014)

18/06/2014 by Piergiorgio Ravasio
2014, Azione, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Francia, Grecia, In uscita in Italia, Recensioni, Russia, Stati Uniti, Thriller divider image
3 Days to Kill (2014)

Un debutto nel settore commerciale con vari spot, la direzione di oltre 50 video musicali per altrettanti artisti e un esordio cinematografico che risale agli anni 2000 (due episodi di Charlie’s Angels, seguiti da We are Marshall, Terminator salvation e Una spia non basta).

Questo è McG, sigla insolita dietro alla quale si nasconde un regista molto americano e che oggi prova a cimentarsi con una nuova metropoli europea: Parigi.

Ethan Renner, veterano agente della Cia che per via del lavoro si è alienato moglie e figlia, è il protagonista dell’action thriller 3 days to kill. Renner si trova a salvare il mondo dal terrorista più efferato d’Europa, nel tentativo di raggiungere moglie (che poi se ne andrà via per motivi di lavoro) e figlia a Parigi (è malato di cancro e la missione ha come premio un farmaco sperimentale che gli può allungare la vita). Lo interpreta il Premio Oscar Kevin Costner: uno spregiudicato e pericoloso agente che, nel corso della propria vita e della propria carriera (prossima alla fine) si è dedicato più ai delinquenti che a sua figlia. E questo fino a quando Vivi, una donna misteriosa assegnata dai Servizi Segreti, che ottiene sempre ciò che vuole e che vive in un mondo costruito a sua immagine e somiglianza dove è lei a dettare le regole (interpretata dalla Amber Heard di Machete kills, Il potere dei soldi e The rum diary), gli fa un’offerta irrinunciabile permettendogli di costruire, per la prima volta, un nuovo equilibrio tra lavoro e famiglia, pur dovendo affrontare enormi ostacoli e pericoli. Ethan, contraddistinto da un grande e profondo senso del dovere, si troverà ad affrontare una delle sfide più difficili della sua vita: restare per tre giorni con la figlia Zooey (la già candidata agli Oscar Hailee Steinfeld, che ha lavorato con i Fratelli Coen ne Il Grinta e in Ender’s Game a fianco di Harrison Ford), cercando di rimediare agli sbagli fatti e ricostruire con lei (e col resto della famiglia, cioè la moglie) un rapporto ormai dimenticato. Lui conosce alla perfezione tutto ciò che ruota attorno al suo lavoro, ma tenere lontana sua figlia dal pericolo (la cui curiosità da teenager diventa sempre più insistente), rischia di rivelarsi più difficile del previsto. Ma lo dovrà fare per eliminare un paio di pericolosi terroristi (l’Albino e il Lupo).

Messa a punto la rosa degli attori principali, il mondo di Ethan si popola di altri personaggi, pensati per impedirgli di portare a termine la propria missione di spia e al tempo stesso aiutarlo nella sua missione di genitore (un autista mediorientale che gli fa scoprire il piacere di una cena in famiglia a tavola con le giovanissime figlie; un notaio italiano che falsifica documenti per un’associazione a delinquere).

Sceneggiato da Luc Besson, regista e produttore francese di respiro internazionale, rinomato per il suo stile visivo particolare (Subway, Nikita, Leon, Il quinto elemento, Giovanna d’Arco e i cartoni animati della serie Arthur), la pellicola, col suo intrigante mix di stili che la incarna (humor che spazia tra la catastrofe globale e la crisi di nervi adolescenziale, le emozioni come la suoneria particolare della figlia quando chiama il padre nei momenti meno opportuni, gli africani abusivi che risiedono nel suo appartamento parigino, il prigioniero italiano confinato nel bagno dell’appartamento, la ricetta per cucinare gli spaghetti), si caratterizza per le consuete dinamiche relazionali che, tra scene d’azione (fughe da hotel, scontri in metropolitana, inseguimenti per le vie di Parigi), girate con telecamere vere e che danno quel tocco di energia ed appeal entusiasmante ed adrenalinico alla pellicola, analizza il lato intimo e personale dello spionaggio internazionale, svelando quelle verità universali sulla dimensione familiare e professionale che traghettano la storia ben oltre lo spionaggio.

Nonostante l’inevitabilità di una trama che non aggiunge nulla di nuovo, e apprezzando l’impegno di un attore che, alla soglia dei sessant’anni e con un percorso professionale lungo e di tutto rispetto alle spalle si cimenta, alternandosi, tra commedie e film d’azione e drammatici (Senza via di scampo, Guardia del corpo, JFK, Balla coi lupi, Gli intoccabili, Roobin Hood principe dei ladri), 3 days to kill finisce per essere un po’ troppo prevedibile nel suo voler affrontare ed amalgamare i vari argomenti (la riscoperta della famiglia, la malattia, la action-spy-story, le problematiche adolescenziali). Questo mix tra azione, dramma e commedia, dal “padre analogico in un mondo digitale”, vorrebbe insegnarci di non perdere troppo tempo per cose futili e secondarie, rischiando di perdere di vista quelle che contano davvero.

Essere un buon padre, lo sappiamo, non è cosa semplice. Prendiamo per buona la lezione di vita.

Voto:2.5 stelle

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