Roma 7 – A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III (2012)

27/01/2013 by Matteo Marescalco
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A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III (2012)

A glimpse inside the mind of Charles Swan III, secondo film da regista di Roman Coppola, è stato presentato in concorso, in anteprima mondiale, alla settima edizione del Festival del Cinema di Roma. Nella sua collaborazione con Wes Anderson, Roman Coppola ha curato la sceneggiatura de Il treno per il Darjeeling e di Moonrise Kingdom, oltre ad aver prodotto Somewhere della sorella Sofia.

Il film si avvale della collaborazione di Charlie Sheen, Stephen Dorff, in un cameo, e degli attori feticcio di Wes Anderson, Bill Murray e Jason Schwartzman. La seconda opera da regista di Coppola, dopo “CQ”, vede protagonista Charles Swan III, interpretato da Charlie Sheen, grafico pubblicitario dallo spiccato talento che ama le donne e che, per questo fatto, Ivana, sua compagna sentimentale, lo ha lasciato, nella sua ottica senza un vero motivo. Comincia così la sua odissea, tra piscine ed incidenti in macchina, onirici inseguimenti e momenti di autoanalisi, fino ad un letto di ospedale.

Deve essere difficile vivere la condizione esistenziale di Roman Coppola, figlio di papà Francis Ford, autore di spicco della rivoluzione cinematografica portata avanti dalla “New Hollywood” nell’America degli anni ’70, fratello di Sofia, tra le autrici più apprezzate del cinema americano contemporaneo, cugino di Nicolas Cage, di cui si può dire tutto meno che non sia ben inserito nel panorama hollywoodiano, e di Jason Schwartzman. Ah, dimenticavo, nipote di Talia Shire che fu l’Adriana di Rocky/Stallone. Come se non bastasse, a questo si aggiunge il fatto che Roman è abituale collaboratore nientepopodimeno che di Wes Anderson, autore di alcune delle più originali commedie americane contemporanee. In questo contesto così cinefilo, il piccolo Coppola è stato ridotto (o si è ridotto) al silenzio artistico e non ha mai avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore da una posizione privilegiata, accontentandosi del ruolo di sceneggiatore, produttore e regista della seconda unità. Con tali parenti, il rischio di infangare il nome che porta è molto alto, e tutto ciò deve aver prodotto in lui una sorta di autocensura, dovuta ad un inevitabile senso di inferiorità.

Roman, in A glimpse inside the mind of Charles Swan III, può essere definito un Wes Anderson meno laccato ma molto più irriverente e scorretto. A questo punto sorge spontaneo pensare che dietro le battute più “cattive” dei film del compagno di merende che ha co-sceneggiato ci sia un predominio della sua penna.  Il film risente molto dell’atmosfera della New Hollywood e dell’influsso di autori quali Godard e Fellini.

Coppola è stato abile a curare la confezione estetica della sua opera seconda, dedicandosi non solo alla ricerca mimetica di particolari cromatismi del mondo cinematografico, ormai perduto (per questo rappresentato in modo onirico come una sorta di delirio psicotico del protagonista), degli anni ’70, e nella scelta dei temi musicali giustapposti o contrapposti alle immagini, terreno in cui, fin dal primo momento, Anderson è stato uno dei più dotati ed eclettici intenditori.

Il film colpisce per la padronanza della messa in scena e dei movimenti di macchina, un po’ meno per la debole costruzione narrativa, che tende a reiterare determinati meccanismi ed espedienti, che, nonostante la breve durata, rischiano di far fare più di uno sbadiglio ad uno spettatore poco esigente. VII Festival Internazione del Film di Roma

Escludendo la prima sequenza, in cui viene rotta per la prima ma non ultima volta nel film la “quarta parete” che separa i personaggi dello spettacolo filmico dagli spettatori, in un evidente intento metacinematografico di identificazione spettatoriale, in cui si risente dell’influsso della slapstick comedy e dell’immaginario fumettistico, e l’ultima, in cui gli attori, nel finale su una spiaggia, dove Charles porterà a termine un lavoro che aveva interrotto causa mancanza di idee, declamano i loro nomi reali e quelli dei personaggi che hanno interpretato, con l’inserimento in scena dello stesso Roman Coppola in una splendida sequenza, che strappa una risata e, magari, anche una lacrima, il resto del film è caratterizzato più che da un corpus compatto da un situazionismo e da una serie di “scenette” che sembrano essere state costruite ed attaccate al film in modo fittizio e quasi posticcio. In definitiva sembra che la qualità delle singole sequenze e di alcune trovate ironiche, grazie anche all’istrionismo e al gigionismo interpretativo degli attori in scena, superi la qualità complessiva del film, che comunque si pone come un interessante esperimento indie pop, al pari dei meno riusciti, ma non per questo non riusciti, film di Wes Anderson.

Voto: 2.5 stelle

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