Amor Fou – Alì (2012)

16/05/2012 by Dario Magnolo
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A differenza degli album precedenti nel terzo disco degli Amor Fou si parla dei giorni nostri e così, insieme ai testi e alla musica, la band cambia anche immagine e look. E non solo nel taglio di capelli di Alessandro Raina, unico membro del gruppo a comparire nel videoclip di questo primo singolo, che canta il playback seduto in una chiesa.

Concettualmente il video di “Alì” rimanda al World Wide Web, al modo di fruire una massiccia e variegata dose quotidiana d’immagini e informazioni con tanta facilità e velocità da non farci ricordare con chiarezza tutto ciò che ci è passato davanti. Il video è firmato da un collettivo di filmakers milanesi che si firmano col misterioso pseudonimo di Sterven Jonger, che in olandese significa “morire giovani”. Forse anche per questo le immagini danno un effetto di caduta e distruzione, in particolare per via di alcuni pupazzi e giocattoli in pasto alle fiamme come in un precedente video de I Ministri, “Noi fuori”, firmato sempre da Marco Proserpio e Jacopo Farina. Questa sincopata compilation di belle ragazze, che come gli attori dei film a luci rosse non si vedono mai troppo in volto, ha il suo punta di forza nella resa eversiva che anche il brano vuole trasmettere e il suo punto debole nel fatto che alcune delle immagini sappiano di déjà vu.  Gli autori si ispirano evidentemente ad un ben più noto gruppo di registi, i Canada. In alcuni casi si limitano a sostituire degli elementi: una delle immagini più suggestive – i coni gelato negli occhi – non può che far pensare a quella della ragazza che si rompe le uova in testa nel più surrealista “Bombay” di El Guincho. In altri casi riciclano spudoratamente: l’inquadratura sui pantaloncini, la biancheria intima, gli strip (qui più casti), i salti sul divano, alcune tipologie di oggetti tra i quali un teschio, sono presi pari pari dal video già citato e da un altro video dei Canada, “Ice cream” dei Battles (ecco i gelati). Ciò non toglie che il video sia efficace (e ottimamente montato) e che il suo stile, quello di scene fulminee editate in modo apparentemente senza logica, non sia da prendere come esempio, avendo fatto tendenza nel panorama dei music videos degli ultimi anni, tra i quali si affacciava nel 2010 anche quello dei Denver “Los adolescentes”, dove ritroviamo le ragazze che si fanno la treccia ai capelli. Tra queste lolite solari (nonostante la fotografia sbiadita) si fanno largo pillole, sangue, tatuaggi e soprattutto immagini sacre che hanno come punta di diamante una statuetta della vergine Maria su un fornello acceso.

Per lanciare il disco, seguendo questa logica, era stata creata una pagina sul sito Tumbrl traboccante di GIF animate destinate a colpire i minori di 30 anni, a cui l’album “Cento giorni da oggi” è dedicato. E’ dunque quanto mai appropriato lasciare il giudizio di gusto ai giovani commentatori di YouTube, a volte disorientati tra l’elogio e l’insulto in questo mare davvero infinito di audiovisivi. La rivoluzione della rete credo però abbia spiazzato di più la generazione dei 30-35enni che, nel pieno della propria gioventù, si è ritrovata con diffidenza a navigarci, rispetto alla naturalezza con cui si sono tuffati molti di quelli del decennio successivo ma che forse oggi non sempre hanno piena coscienza nel pescare i pesci migliori, quelli che ti sorprendono e ti emozionano quando li senti tirare.


2 Responses to Amor Fou – Alì (2012)

  • Sterven JoNger è il nome esatto del collettivo (per un probabile refuso, è stato scritto Sterven Jorger).

    Non mi trovo per nulla d’accordo col fatto che il video rimandi al modo di fruire le immagini sul web, né tantomeno che siano organizzate senza apparente logica: mi pare piuttosto si rappresenti il costante contraddittorio tra la religione e i suoi simboli, e una sessualità famelica che – probabilmente come si dice nella recensione – ha un che di eversivo a confronto (tema tra l’altro richiamato anche dal testo della canzone).

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    • Ciao M.pr.ise. e grazie di avere lasciato qui il tuo parere. Ho scritto “apparentemente” senza logica (il che presuppone che una logica ci sia anche se coglierla non è un fattore oggettivo e univoco) riferendomi allo “stile” che ha fatto tendenza. Non parlo dunque specificatamente di questo video ma di una serie di video nei quali questo aspetto è ancora più marcato, come ad esempio “Heaven Can Wait” di Keith Schofield. E’ interessante che tu ci veda “il costante contradditorio tra la religione e i suoi simboli”, i quali sono vistosamente presenti, senza dubbio; io parlo di riferimento al web sia per via del dibattito scaturito intorno al video di Schofield (molte delle immagini del video hanno delle corrispettive immagini sparse sul web, per dirne solo una l’astronauta con la testa di panino) sia per via delle GIF (tipiche del www) create da Sterven Jonger per lanciare il disco in rete. E non solo. Guarda la prima immagine del video “Hands “ degli Alpine. Dove hanno visto questa immagine Proserpio e Farina? Con tutta probabilità in rete. Una “citazione” (o un plagio). E ancora, per finire, sfido chiunque ad una prima visione a riuscire a VEDERE TUTTE LE IMMAGINI che compongono il video. Bisognerebbe prestare un’attenzione sopra la media, quella che non sempre abbiamo quando fruiamo informazioni velocemente su internet. Ciao! (D.M.)

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