Venezia 71 – Animata resistenza (2014)

25/09/2014 by Roberto Matteucci
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Animata resistenza (2014)

“Le colline delle Marche sono la cosa che ho più nel cuore.”

Simone Massi è l’autore della sigla della Mostra del cinema di Venezia. Nell’intervista prima del film hanno sottolineato simpaticamente come sia il regista più proiettato alla mostra.

È nato e vive a Pergola in provincia di Pesaro. Siamo nell’entroterra marchigiano, nonostante lo sviluppo industriale sia avvenuto perfino nella zona, la tradizione contadina è ancora evidente. L’occhio si perde nelle verdi colline, il paesaggio della zona non è mai autoritario ma imponente. Non è una linea diritta ma smussata, dolce, gentile, tranquillizza l’occhio. I colori sono tenui, lievi. Un posto per vivere e crescere.

Due giovani registi, Francesco Montagner e Alberto Girotto, hanno raccontato nel documentario Animata resistenza il personaggio Simone Massi e soprattutto la terra in cui è cresciuto e lavora. Massi emerge con una personalità introversa, riservata, quando per la sua professione dovrebbe avere un atteggiamento totalmente diverso. Nonostante la popolarità annebbia le capacità intellettive e di discernimento, Massi mostra la sua qualità, mantenere un senso di umiltà anche di fronte al successo. Il documentario descrive un carattere umano alquanto difficile, non facile da rendere cinematograficamente. Però i due autori ci riescono con caparbietà, perché Massi è persona geniale.71 Mostra Internazionale cinematografica di Venezia

Massi appare nella sua casa, e mentre mostra le colline. Con lui conosciamo le persone della tradizione. Gli uomini, le donne nate e cresciute in quelle terre. Le stesse hanno combattuto in quei territori per la libertà, stanchi della guerra. Le stesse hanno continuato a lavorare nei campi e non hanno accettato le lusinghe delle industrie della città. Sono anziani, persone con una vita normale, un passato. Anch’essi raccontano le loro gesta con modestia: “Noi eravamo stati educati alla guerra.” C’è poi la parte dei disegni di Massi. Le sue opere sono costruite per sottrazione. I suoi schizzi “sono pieni di linee come se fossero dei tagli, delle rughe” e vediamo un primo piano di un vecchio. Gli anziani del posto sono la sua fonte d’ispirazione. I contadini assomigliano agli uomini raffigurati nel foglio con il loro lavoro, gli attrezzi del passato. C’è molta nostalgia per quel mondo, perché è la base della tradizione di un mondo replicabile.

Le immagini sono belle e pulite, consentono di equilibrare territorio e personaggio, e possiamo apprezzare entrambe.

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