Cannes 65 – Antiviral (2012)

21/05/2012 by Luca
2012, Canada, Cannes Film Festival, Film Americani, Gli esordi alla regia, Horror, Recensioni, Sci-Fi, Speciale festival di..., Stati Uniti, Thriller divider image
Antiviral (2012)

Cronenberg, the reboot.Non bisogna sorprendersi se a crescere avendo come padre David si assimila qualche suo tipico disturbo; così Brandon Cronenberg, al debutto alla regia (e subito chiamato a Cannes, bravura o clientelismo?) firma un’opera che ricorda molto i primi lavori del padre rivisti però in chiave moderna.

Nel mondo di Antiviral l’ossessione verso le celebrità ha portato alla nascita di aziende che vendono ai fan i virus che i divi hanno contratto, dopo averli prelevati dai malati e resi non contagiosi; in questo modo il fan più malato (nel vero senso della parola) può condividere con il suo idolo anche le esperienze più devastanti.

Syd March (Caleb Landry Jones) è dipendente della Clinica Lucas, un venditore di malattie; in breve si scopre che Syd non è l’impiegato modello, ma anzi trafuga i virus per venderli al mercato nero, e per farlo usa il suo corpo come mezzo di contrabbando. Il suo referente è Arvid (Joe Pingue), un macellaio autorizzato che vende tagli di carne coltivati da cellule di celebrità; non solo malattie, i fan possono anche ‘mangiarsi’ i loro idoli.

Qualcosa però va storto dopo che Syd si inietta il nuovo virus che ha contratto la diva Hannah Geist (Sarah Gadon), la più desiderata e quindi più richiesta: la donna è morta dopo una settimana di agonia. Syd è costretto ad una lotta contro il tempo per trovare una cura, ma (ovviamente) il percorso è ostacolato da intrighi politici e commerciali, e da un collezionista di virus, tale Abendroth (Malcolm McDowell).

L’estetica visiva di Cronenberg crea un ambiente asettico, quello dell’azienda per cui lavora, in cui tutte le superfici bianche ed incontaminate sono in perfetto contrasto con la degenerazione fisica di Syd e con il rosso del sangue che scorre. Vale anche qui quanto detto per il film Dolan (Laurence anyways), in cui si vede la mano di un regista giovane che vuole sperimentare e con molte idee; con l’aggiunta di palesi influenze paterne.

La pellicola risulta sgradevole e disturbante per gli argomenti e il modo con cui sono trattati, un po’ come succede con i primi lavori del padre. Non brilla tutto, le idee ci sono, ma non sempre sono trasportate sullo schermo perfettamente, qualcosa è di troppo, la prima parte è un po’ lenta, ma senza dubbio si ha di fronte del talento; rimane però il dubbio di quanta voglia di compiacere il padre e quanta effettiva creatività ci sia.

Il film non ha ancora un data d’uscita italiana.

Voto: 

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