Napoli 14 – Baikonur (2011)

11/12/2012 by Roberto Colasante
2011, Film Asiatici, Film Europei, Germania, Kazakistan, Napoli Film Festival, Recensioni, Romantico, Russia, Sci-Fi, Speciale festival di... divider image
Baikonur (2012)

Seguendo alla lettera il principio secondo il quale “ciò che cade dal cielo è un dono di Dio”, alcuni nomadi kazaki perlustrano le zone desertiche della loro terra alla ricerca di rottami metallici, da rivendere ai fabbricanti di scatolame, tra i detriti lasciati cadere dai razzi in partenza dalla piattaforma di lancio spaziale di Baikonur. Colui che guida la tribù in questa caccia al tesoro è il giovane space-addicted Iskander Orynbekov (Alexander Asochakov), soprannominato Gagarin dal famoso cosmonauta sovietico, che, mediante la sua attrezzatura da radioamatore, riesce a calcolare con precisione i punti d’impatto della “spazzatura spaziale” e coordina il commercio tra le tribù.

L’ossessione di Gagarin per lo spazio raggiunge il suo vertice quando, vedendo la tv, viene stregato dallo sguardo della bellissima miliardaria francese Julie Mahe (Marie de Villepin), che fa parte dell’ultimo gruppo di turisti spaziali disposti a pagare venti milioni di dollari per una settimana in orbita, partendo proprio dalla piattaforma di Baikonur.

Il film si trasforma da curioso ritratto documentaristico a favola interculturale quando Julie, all’interno della sua capsula, precipita sulla Terra. Anticipando le autorità russe, Gagarin trova la cosmonauta in stato comatoso e la nasconde nel suo yurt. Sveglia la sua bella addormentata con un bacio, lei lo ringrazia di averla salvata, ma è in completo stato di amnesia.

Scritto a quattro mani dal regista tedesco Veit Helmer e dal documaker russo Sergei Ashkenazy, Baikonur, finalista al concorso Europa-Mediterraneo del Napoli Film Festival 2012, dona agli eventi un sentimento di autenticità, incarnato dal realismo degli attori kazaki, tutti non professionisti, ma presi dalla strada, o meglio dal deserto, in questo caso. La contraddizione, anche visiva, tra il microcosmo culturale delle tribù delle steppe kazakhe e il macrocosmo che tende al cosmo, appunto, dell’agenzia spaziale russa, è forte e costante. Proprio quest’opposizione tra passato remoto e futuro fantascientifico regala al film una patina onirica e fiabesca, accompagnata dalla colonna sonora dell’insuperabile Goran Bregovic.

Il personaggio di Gagarin è un sognatore puro. Il tipico ragazzo che immagina la sua vita oltre i confini del villaggio. Racchiude in sé l’intraprendenza e la sveltezza di un giovane uomo, ma anche la naiveté di chi può fare i conti solo con le esperienze della vita tribale.

Voto:

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