Ballata dell’odio e dell’amore (2010)

20/03/2012 by Pierpaolo Loffreda
2010, Commedia, Festival di Venezia, Film Europei, Francia, Goya, Guerra, Horror, Recensioni, Spagna divider image
Ballata dell'odio e dell'amore (2010)

Con un film del genere vale la regola “prendere o lasciare”: o si è incantati dalla sua follia stravagante o lo si disprezza. Noi siamo nella prima categoria, fra gli estimatori divertiti: confermiamo un giudizio già maturato di fronte ad altri eccessi espressivi dello stesso autore, come El Dia de la Bestia, La comunidad, Crimen perfecto. Qui l’obiettivo è più ambizioso: narrare, attra-verso una vicenda emblematica (la formazione e quindi la degenerazione di un clown triste, innamorato e vendicativo), i quarant’anni della dittatura franchista (il buio tetro e l’atmosfera di morte di quel periodo), e soprattutto i suoi esordi e il suo epilogo.

Ma, come di consueto nel cinema di De la Iglesia, alto e basso si fondono, la riflessione socio-politica (il peso tragico della Storia che incombe sugli esseri umani) si ribalta nell’animalità corporale, mentre l’intreccio impazzisce (volgendo a precipizio, fra il sublime e la parodia) e le iperboli si moltiplicano (si pensi al protagonista che, usato come cane da caccia da un gerarca franchista, morde la mano al Generalissimo, o al fantasmagorico finale).

Il registro prediletto è quello del grottesco, di una satira grassa condotta con furia sgangherata, fumettistica. Vi trovano spazio la massima bellezza possibile (incarnata dalla trapezista Natalia) e la goffaggine estrema, patetica del nostro clown, la crudeltà e il (ben più deleterio ed esplosivo) candore, le ragioni dell’odio, il sadomasochismo dispiegato al massimo, deformazioni, automutilazioni, travestimenti, volti sfigurati e schiene spezzate. Il tutto combinato in un parossistico, dissacrante squilibrio (che regge come per sortilegio un film dotato di una originalità visiva unica e di un ritmo furioso), fra cultura pop e gusto trash, riferimenti al modello melodrammatico e toni riflessivi (sembra riecheggiare l’amara considerazione di Nietzsche: “Il fine dell’amore è l’odio, il mezzo è la guerra”), sulfureo humour nero, omaggi cinefili (da Fellini a Tim Burton) e consapevolezza post-moderna.

EDIT: L’uscita del film nei cinema italiani è stata posticipata più volte, l’ultima data di cui si hanno notizie era il 30 settembre 2011, ma non si hanno conferme in merito.

  • Méliès d’oro 2011

Voto:

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