Being Flynn (2012)

07/09/2012 by Luca
2012, Drammatico, Film Americani, Recensioni, Stati Uniti divider image
Being Flynn (2012)

Jonathan Flynn (Robert De Niro) è un ubriacone delirante, che crede di essere un grande scrittore alla parti con Mark Twain, e che non vede suo figlio Nick e la sua ex-moglie da 18 anni. Nick Flynn (Paul Dano) è un ventenne aspirante poeta e scrittore, ma che nel frattempo sbarca il lunario con lavoretti qui e là, ultimo dei quali in un centro di accoglienza per senzatetto dove lavora la sua ragazza Denise (Olivia Thirlby).

Dal nulla, un giorno Nick riceve la telefonata del padre che gli chiede aiuto per svuotare l’appartamento dal quale è stato sfrattato; Jonathan però non vuole ospitalità e, lasciate le cose, se ne va per la sua strada, di colpo così com’è comparso. I due s’incontrano nuovamente quando Nick si trova davanti il padre al centro dove lavora, questo in cerca di un tetto dove dormire. Il rapporto tra padre e figlio è prevedibilmente burrascoso, con quest’ultimo che ha frequenti ricordi dell’infanzia vissuta con la madre Jody (Julianne Moore), alcolizzata, che faceva due lavori per mantenere il figlio adorante e che cercava di sopperire all’assenza di una figura paterna; madre che si è suicidata quando Nick era adolescente.

Jonathan è al limite del sociopatico: alcolizzato ed iracondo in breve tempo fa un incidente con il taxi con cui lavora, perde la licenza e viene sbattuto fuori dal centro di accoglienza dopo una sfuriata. È proprio questo monologo con se stesso il secondo punto di congiunzione con Taxy Driver (l’altro è il mestiere in comune dei personaggi) e l’apice a cui De Niro porta un’interpretazione per la quale non eravamo più abituati da molto tempo; speriamo sia un cambio di rotta e non una pausa da comparsate e filmetti.

Il regista Paul Weitz (American Pie, About a Boy, Vi presento i nostri) porta sullo schermo una trama con un nocciolo già sviscerato in decine di film, ma avendo a suo favore degli ottimi attori e un modo di raccontare l’ambiente dei senzatetto e dei centri di accoglienza molto realistico. Basato sul libro autobiografico del vero Nick Flynn, la sceneggiatura parte bene, ha il giusto crescendo, ma si perde nel mezzo e poi cerca di recuperare con un happy ending evitabile (non tanto l’happy in sè quanto la scelta specifica).

La pellicola, decisamente di secondo piano sul piano della distribuzione, è uscita spot qui e lì per il globo, in Europa uscirà a settembre nei paesi francofoni, e non c’è per ora una data di uscita italiana.

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