Venezia 71 – Belluscone. Una storia siciliana (2014)

08/09/2014 by Renato Volpone
2014, Documentario, Film Europei, In uscita in Italia, Italia, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Belluscone. Una storia siciliana (2014)

Il meta-cinema racconta di cinema, di come nasce un film, insomma del cinema nel cinema.

Questo film narra di un film, ce lo racconta, ce lo fa vedere, in una sorta di moderno meta-film. La voce narrante è quella calda e rassicurante di Tatti Sanguineti, critico cinematografico, documentarista, giornalista, insomma una voce del buon sapere. Tatti ci parla di un regista che non si trova più, scomparso durante le riprese del suo ultimo film, e scende a Palermo per cercarlo, per cercare di capire. il regista è Franco Maresco e il film è il racconto dei rapporti tra Silvio Berlusconi e gli affari di mafia. Il nostro critico ci apre le porte magiche di Palermo e ci tuffa nel mondo della canzone neomelodica, un genere tutto napoletano che si riflette benissimo nella Capitale siciliana. A questo punto parte il film con le riprese di Maresco incentrate su di un bizzarro personaggio che passo dopo passo “non racconta” i fatti, ma lascia intendere quello che potrebbe essere, ma che anche potrebbe non essere. Si tratta di Ciccio Mirra un organizzatore di feste di piazza e talent scout di cantanti neomelodici, appunto. Il pretesto è una canzone scritta dal cantante e autore Erik ed eseguita in pubblico, nel quartiere Brancaccio, dove la popolazione ha votato in massa Berlusconi.

Le interviste sono esilaranti, ma anche inquietanti, per la buffa ingenuità delle persone, ma anche per la furbizia con cui si scantonano i temi scottanti. La realtà è quella di una città festosa, viva, avvolgente dove sarebbe bellissimo viverci per la gioia delle persone. Lì, dai programmi delle televisioni locali si mandano messaggi a tutti e soprattutto agli “ospiti dello Stato”, perché la parola carcerati non si deve pronunciare. La gioia della festa si inebria con la canzone su Berlusconi, bella e orecchiabile, cantata da un altro cantante neomelodico, il napoletano Vittorio Ricciardi. Tra l’autore del pezzo e il cantante si scatena una guerra legale, forse proprio perché una volta si è rifiutato di leggere in pubblico uno di quei messaggi. Un fatto che porta Maresca a cercare l’aiuto del giornalista Pino Maniaci, direttore di Telejato, sulla cui attività di emittente libera sono stati girati più di un documentario. Insomma un mondo a tutto tondo nella bella Sicilia, per arrivare alla vita di Stefano Bontade e dei racconti di cosa nostra. Ci sono interviste a pentiti, mafiosi, gente comune, alla ricerca di un nesso tra Berlusconi e la Sicilia. Ma lo sfondo è il vero racconto, quello di una terra dove la Mafia è meglio dello Stato, perché la Mafia ti dà lavoro, lo Stato te lo toglie. 71 Mostra Internazionale cinematografica di Venezia

Un mondo a sé stante dove bisogna saper misurare le parole come appunto fa il buon Ciccio Mirra. Maresco, lasciati i panni di “Cinico tv” e del doloroso “Totò che visse due volte” regala il sorriso, la risata, il pensiero, la riflessione che forse quel mondo inquietante sia meglio dello Stato. Però, anche la Mafia non è più quella di una volta. Franco Maresco è scomparso, preso forse dalla depressione, e Tatti Sanguineti lascia Palermo, ma nel frattempo, divertendoci, ci ha raccontato davvero tante cose su Berlusconi e su Cosa nostra. E anche questo film, realizzato da un maestro del cinema, come “Totò che visse due volte”, non avrà vita facile.

Voto: 4.5 stelle

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