Blood (2012)

12/06/2013 by Piergiorgio Ravasio
2012, Film Europei, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Recensioni, Thriller divider image
Blood (2012)

Tra gli errori più grossi che una persona possa commettere nella propria vita (e qui intendiamo quelli che generano anche rimorsi di coscienza estremamente forti), si può tranquillamente annoverare l’omicidio. Peggio ancora quando a farne le spese è una persona ingiustamente sospettata di qualcosa, salvo poi scoprire che il responsabile del fatto è ben altro soggetto. Come riuscire a vivere con un fardello così pesante da tenersi sulla coscienza? Come poter tornare indietro per recuperare al danno di scelte sbagliate? Una risposta cerca di darla il copione di questo film; centrato molto meno sul classico tema della criminalità e sulla rabbia sociale e più rivolto al senso di colpa dei personaggi che, alla fine dei conti, non avranno via di scampo. Un’idea (quella di chi cerca di sfuggire da un crimine per poi divenire la persona più perseguitata dal crimine stesso) calata direttamente nel mondo della Polizia.

Le redini della vicenda le tiene Nick Murphy: regista che inizia la sua carriera nel 1990 come tape editor in documentari e giornalismo, per poi affacciarsi al mondo del cinema solo in un secondo tempo (questo è il suo primo lungometraggio anche se, per motivi organizzativi, la distribuzione della sua seconda pellicola 1921 – Il mistero di Rookford è avvenuta prima). Già nel 2005 Murphy, dirigendo Chernobyl (un dramma su fatti reali), aveva manifestato la sua forma mentis non focalizzando l’attenzione sulla meccanica della catastrofe nucleare, bensì sul tragico declino mentale degli uomini intervistati.Ed oggi il declino mentale spetta a Joe (Paul Bettany, A Beautiful Mind, Il codice da Vinci, The Tourist) e a Chrissie (Stephen Graham, Nemico Pubblico, L’ultimo dei templari, Pirati dei Caraibi – Oltre i confine del mare): due poliziotti, uniti dal legame di sangue e da un mestiere tramandato in famiglia (anche il padre Lenny era un Capo Dipartimento di Polizia), che stanno seguendo un caso di omicidio. Uno debole e impacciato, l’altro molto più istintivo e dominante, serio nel lavoro, ma che vive un periodo molto confuso della propria vita (specie nei rapporti con la figlia adolescente). Quando una giovane ragazza – più o meno della stessa età di sua figlia – viene uccisa, Joe è determinato nel fare le cose nel modo giusto nei confronti della gente. Ma lo fa ad un livello quasi paranoico. Il primo sospetto cade su Jason Buleigh (Ben Crompton dellaserie TV Il trono di spade), psicopatico condannato anni addietro per molestie ed ora convertito alla fede religiosa. Joe, con alle spalle un equivalente caso incompiuto, convinto di avere prove sufficienti e con la complicità del fratello Chrissie, arresta Buliegh. Tutto sembrerebbe finito, con la convinzione di avere le prove in mano per chiudere il caso. Ma il loro superiore Robert (Mark Strong, Zero Dark Thirty, Sherlock Holmes, Robin Hood, The Eagle) non crede ai pochi elementi e rilascia Jason. A Joe l’indagine lascerà forti emozioni fino ad annebbiare la sua capacità di giudizio. Le cose prenderanno una piega inaspettata, peggiorando sempre di più; decidendo di fare giustizia per conto suo, il caso gli sfuggirà di mano, trascinando nel baratro anche il fratello minore.

Girato nella penisola di Wirral, nel Nord Est d’Inghilterra (dove il regista è cresciuto) il thriller, di buona fattura, si denota per l’impatto psicologico dell’indagine più che per l’indagine stessa. Merito dei due protagonisti principali che sanno calarsi bene nelle rispettive parti, identificandosi in modo conveniente nei loro personaggi. Sullo sfondo di un rigido e austero paesaggio meritevole di menzione (le isole, teatro del brutale assassinio), curato e interessante dal punto di vista estetico, addolcito da una fotografia tutta improntata su colori foschi e abbinati all’atmosfera del posto, la trama procede in maniera avvincente anche se non inedita. Sconta, forse, un po’ il difetto di una regia statica e di maniera dove regna la mancanza totale di suspence in favore di una trama molto lineare e concentrata, quasi esclusivamente, più sui drammi personali che non sui colpi di scena che ci si attende da un buon thriller (forse perché la sceneggiatura, di Bill Gallagher, è stata concepita e portata a termine, prima di tutto, nella miniserie TV Conviction).

Blood resta, comunque, un buon noir a tutti gli effetti, che lavora sulla trama con cura formale, facendosi apprezzare per i giusti incastri della sceneggiatura e per i suoi elementi distintivi: il rancore e la sofferenza, l’omicidio e i sensi di colpa, la tragedia familiare, il clima e le suggestioni, l’istinto che prevale sull’intelletto.

Voto:2.5 stelle

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