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Oggi vi parliamo di un regista coraggioso, consapevole di quello che andava incontro dirigendo un film scomodissimo per il Vaticano e sopratutto per l’Opus Dei: Camino di Javier Fesser. Il film ottiene un discreto successo di pubblico in Spagna e riceve le più ambite statuette tra i Goya.
Camino è il nome di una bambina di 14 anni che nel 1985 muore di cancro alla spina dorsale dopo una lunga ed estenuante agonia. La differenza tra una famiglia normale e quella della povera bambina è che i genitori sono molto credenti e appartenenti all’Opus Dei, quindi “felici” nonostante la terribile malattia abbia colpito la povera figlia, in quanto la bambina sarebbe andata sicuramente in paradiso. La ragazzina, durante l’ultimo periodo di vita, ha una forza sorprendente ed inaspettata, grazie a Jesùs, il Cristo (secondo l’Opus Dei e i familiari). Purtroppo non la pensa così il regista Fesser che ritiene, insieme ad una fetta minore di non credenti, che Jesùs sia il nome di un coetaneo della bambina, a quel tempo innamoratissima di lui.
Ispirata alla vita di Alexia González Burgos, Camino (che prende il titolo dall’opera più nota di Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei) non uscirà mai in Italia per il semplice fatto che è un film talmente scomodo che potrebbe scatenare polemiche anche a distanza di anni. Il Vaticano ha deciso di beatificare Alexia nonostante ci siano prove inconfutabili e sopratutto razionali che la bambina fosse innamoratissima del suo Jesùs, inteso come ragazzino e non come Gesù Cristo.
Secondo l’opinione di Fesser, “l’Opus Dei è un cammino che non ti porta da nessuno parte”, quindi appaiono scontate le feroci critiche nei suoi confronti. Rimane il fatto che Camino è un piccolo capolavoro anticlericale, dotato di una originalità fuori dal comune, spazzando via ogni polemica strumentale che solo il Vaticano in questi casi può e “deve” fare. Ottima la prova di Nerea Camacho nel difficile ruolo della protagonista, un talento da non sottovalutare.
Un consiglio: il finale è consigliato per chi ha un carattere forte che non si lascia troppo sensibilizzare dalle immagini, vedere per credere.
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Troppo commovente, la religione ti toglia la ragione…
davvero bello, e il regista è uno coraggioso e bravo, sia per questo che per film e corti precedenti.


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Claudio