Cella 211 (2009)

19/08/2011 by Luca
2000 - 2009, Azione, Drammatico, Film Europei, Goya, Luis Tosar, Spagna divider image
Cella 211 (2009)

Riflessioni sulla cultura, sulla qualità dei film che escono in Italia e di come questi siano tanto o poco pubblicizzati per quello che effettivamente valgono se ne sono fatte a bizzeffe, quindi non mi soffermo oltre; giusto un paio di numeri: in circa 2 mesi di programmazione in sala, il vincitore di 8 premi Goya 2009 ha incassato in Italia poco meno di 550.000 €.

Il protagonista, Juan (Alberto Ammann), è una nuova guardia carceraria che si ritrova suo malgrado, e senza possibilità di uscita, in un rivolta dei detenuti che prendono il controllo del carcere e in ostaggio alcune altre guardie. Sfruttando il fatto di essere in abiti civili e sconosciuto ai prigionieri, Juan riesce a farsi passare per uno di loro, avere salva la vita, e a farsi ‘amico’ il capo dei rivoltosi, Malamadre (Luis Tosar), un feroce assassino. Juan dovrà confrontarsi con un ambiente brutale, scoprendo che le cose, le persone, e lui stesso non possono essere viste solo in bianco e nero.

In bianco e nero è invece la visione della polizia che dall’esterno riesce a vedere parte di quel che accade nella prigione attraverso una telecamera di sorveglianza e non si sofferma sulle (possibili) ragioni dei detenuti, ma li giudica indistintamente.

Cella 211 è tratto dal romanzo omonimo di Francisco Pérez Gandul, con il quale Monzón ha adattato la sceneggiatura, e a cui il regista ha voluto dare un taglio documentaristico.

Abbiamo voluto mettere la realtà nella trama, il romanzo è finzione, una tragedia, mentre io ho voluto prendere le atmosfere reali che si respirano in prigione.
(Monzón)

Il regista/sceneggiatore Daniel Monzón tira fuori dal cilindro praticamente nuovo di zecca un prison movie realistico sulla potenziale disumanità insita nell’uomo; le prime immagini, quelle del suicidio di un detenuto, non lasciano dubbi su quello che si va ad assistere. Attraverso Tosar, che porta sullo schermo un detenuto attivista che combatte per i diritti dei prigionieri comuni, mentre ai terroristi dell’Eta vengono dati trattamenti speciali, Monzón fa un atto di accusa al sistema carcerario spagnolo, senza cliché o finali prevedibili. A trovare dei difetti, Amman fa sembrare facile la facilità d’integrazione nell’ambiente dei carcerati, un po’ come aveva fatto Depp in Donnie Brasco.

Ai Goya 2009 ha partecipato, e vinto 7 premi, Agora di Amenábar (incasso in Italia 2.347.000 €) e Il segreto dei suoi occhi di Campanella, 1 premio (incasso 1.116.000 €).

Voto: 

  • 8 Premi Goya 2010 (su 16 nomination): miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore (Luis Tosar), miglior attrice non protagonista (Marta Etura), miglior attore esordiente (Alberto Ammann), miglior montaggio e miglior suono

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