CINEMA ORIENTALE: L’EFFETTO WUXIA-PIAN

01/06/2011 by Maurizio
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CINEMA ORIENTALE: L'EFFETTO WUXIA-PIAN

Da “Film For Life” di Simone Bracci 

ANALISI AMMIRATA DI UNA CRECENTE ONDATA DEL CINEMA ASIATICO
Da sempre ammiratore di tale genere cinematografico, prima di iniziare le riprese di Kill Bill, Quentin Tarantino ha consegnato al suo direttore della fotografia una lista di titoli da visionare, ossia quasi tutti i film wuxia prodotti dalla famosa Shaw Brothers. Un elenco di b-movies made in Hong Kong sulla scia degli spaghetti-western e delle faide di guerrieri e samurai giapponesi. Ma qual è il significato preciso di questo nome?

Il wuxiapian è un film di combattimenti cavallereschi, definito talvolta film di cappa e spada, i cui protagonisti sono dei cavalieri erranti. Questo è uno dei generi più forti di Hong Kong, il cui marchio di fabbrica sono le fastose scenografie ricreate proprio all’interno degli studi Shaw, un firmamento che parla mandarino e che esalta l’ideale nostalgico della patria perduta e sviluppa l’idea mitica della Cina. Il periodo di maggior popolarità è il decennio che va da metà degli anni sessanta alla metà degli anni settanta. Come ne “La Tigre e il Dragone” di Ang Lee, i film wuxia-pian si compongono di dialoghi poetici, di combattimenti mozzafiato bilanciati con l’analisi emotiva dei personaggi, dove da una parte sta l’azione-estetica, dall’altra, la profondità-psicologica.
L’armoniosa coreografia dei duelli fatti di voli acrobatici e leggerezza sinfonica rispecchiano la ricerca di libertà dei personaggi, volare diventa sinonimo dello “sfuggire alla realtà”. Uno degli ultimi esempi del genere è Hero, di Zhang Yimou, che ha rilanciato l’eroismo romantico orientale sul grande schermo. Hero è un wuxia assolutamente astratto, infatti nonostante la storia sia violenta, il sangue e la brutalità ne sono come banditi, tanto che due combattimenti sono mentali, solo immaginati, come in quelle storie di samurai dove uno scambio di sguardi tra due guerrieri, serviva per decidere l’esito del combattimento.

Risulta, così, una continua sfida alla fisica e alla gravità, dove i colpi dei personaggi sono in grado di deviare centinaia di frecce, dove il tempo si ferma e tutto si decide sul terreno di un distesa d’acqua. Tuttavia, il wuxiapian, pur essendo tipicamente cinese, raccoglie al suo interno influenze maggiori provenienti da tutto il mondo: è un luogo di fantasia spesso indifferente alla verosimiglianza storica, dove però permane il concetto di eroe che contamina anche generi estranei, come i moderni gangster movie. Il sottobosco cinematografico da cui nasce la leggenda dei wuxiapian è ricco e brulicante: vi si muove, in primis, tutto il cinema degli albori cinese, che dagli iniziali vagiti già raccontava storie di cavalieri erranti dotati di magici poteri.

Un’importante influenza viene dal cinema giapponese di samurai, che all’epoca riscuoteva enorme successo presso il pubblico. In questi film tanto i buoni, quanto i cattivi dispongono di poteri quasi magici e i loro corpi possono sfidare la gravità in salti spettacolari, contro ogni legge della fisica. Qui si trova una basilare differenza tra il film di kung fu ed il wuxiapian: mentre gli eroi del primo imparano con difficoltà le arti marziali che serviranno loro ad ottenere vendetta (un allenamento volto al perfezionamento del corpo e della mente), la maggior parte dei cavalieri erranti sono già in possesso di incredibili poteri e spesso di ancor più fantasiose armi. Uno dei registi cardine del movimento wuxia è stato Zhang Che. Scopritore di talenti, Zhang non si limita ai soli attori che, sotto la sua regia, diventano star: il suo assistente alla regia più celebre è John Woo. Se Zhang rappresenta il lato macho ed ultraviolento dei wuxiapian (lato che Woo continuerà ad esplorare nei suoi film , che sono stati a più riprese descritti come film di cavalieri che brandiscono pistole anziché spade), il suo collega King Hu sviluppa invece una poetica intimista di grande bellezza formale. Questi due autori, così diversi, hanno dato lustro all’epoca d’oro dei wuxiapian, e ne hanno vissuto parimenti il declino, spingendo all’estremo le loro ossessioni oniriche e allegoriche. Rimane il fatto che il wuxiapian è stato e resta un prodotto di nicchia, che spesso, dopo l’exploit iniziale, tende a stancare il pubblico, quindi ad autoesaurirsi facilmente.

Ovvio che nessuno se lo auguri, perché le opere sono dei veri e propri manifesti d’amore verso il cinema. E’importante, però, sottolineare come questo resti un genere dalla difficile digeribilità, specie al momento della sua esportazione nei più smaliziati paesi occidentali.




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