Cloud Atlas (2012)

29/12/2012 by Luca
2012, Drammatico, Film Americani, Film Asiatici, Film Europei, Germania, Hong Kong, In uscita in Italia, Mystery, Recensioni, Sci-Fi, Singapore, Stati Uniti, Tom Tykwer divider image
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Complesso. Se qualcuno volesse sconsideratamente definire in una sola parola Cloud Atlas, nuovo film diretto a sei mani da Tom Tykwer e i fratelli Wachowski, sarebbe questa la parola adatta, che sintetizza tutto e niente. Adattamento del romanzo L’atlante delle nuvole di David Mitchell, la sceneggiatura intreccia sei trame ambientate in altrettante epoche, legate dal tema del destino; il viaggio di un’anima attraverso sei storie e sei personaggi, e gli effetti che le scelte hanno nel tempo e nelle generazioni. Uno dei film più sperimentali che abbia mai visto dal punto di vista del montaggio e della fusione di generi, ma non per quanto riguarda le trovate registiche e di sceneggiatura.

La prima trama in ordine temporale è ambientata nel 1849 e vede un medico americano a bordo di un veliero in esplorazione nel Pacifico che aiuta uno schiavo nella fuga dalla sua isola, ma nel viaggio di ritorno contrae una malattia misteriosa; la seconda storia segue le vicende del giovane compositore britannico Robert Frobisher che nel 1936 inizia a far da assistente al più stimato e famoso Vyvyan Ayrs, ma ben presto le sue doti vengono fuori e questo ruolo comincia ad andargli stretto; si passa poi al 1973 in cui una giornalista americana rischia la vita cercando di rivelare i pericoli del nuovo progetto della centrale nucleare di San Francisco, mentre nel 2012 un editor britannico irresponsabile, dopo aver fatto e perso una fortuna con uno scrittore suicida, viene rinchiuso contro la sua volontà in una casa di riposo e tenta successivamente la fuga. Si viene poi trasportati nel futuro, nel 2144 a Neo Seul, in cui una clone-schiavo viene aiutata a fuggire dalla resistenza per poter esporre al mondo la verità alla società; infine in un lontano futuro post-apocalittico, il messaggio della clone Somni-451 è visto come una religione dalla popolazione neo-tribale e il pastore Zachry fa da guida ad un’esploratrice.

Nonostante le miriadi di differenze, questa Babele di fili narrativi è resa coerente dal montaggio importante di Alexander Berner, che si concentra nella parte iniziale su ogni storia, e poi le mescola in un crescendo costruttivo/distruttivo in cui il movimento e le immagini di una trama sono abbinati insieme nel tempo con le altre. Per rendere più espliciti i collegamenti, i personaggi principali sono accomunati da una voglia, hanno la tendenza a ripetere le stesse frasi chiave a vari intervalli e c’è un pattern padrone-schiavo che ritorna.

Questo susseguirsi di passaggi da una storia all’altra ha due esiti: da una parte il terzetto in regia cerca di assicurare che gli eventi scorrano fluidi e che il messaggio di fondo passi, siamo tutti la stessa anima e si deve lottare per la libertà a prescindere dall’epoca in cui si vive; dall’altra l’essere sballottati da una parte all’altra porta a non focalizzarsi su nessuna, ma ad avere una vaga idea omogenea del tutto per concentrarsi per unire i puntini.

Essendo più episodi e più registi, vien da sé che ognuno di essi porti una singola firma: in particolare Tykwer (The InternationalLola Corre, Heaven, 3) ha curato le trame più vicine al presente – il compositore, la giornalista e l’editore – mentre i Wachowski le altri tre; quest’ultimi puntano alla massimizzazione dell’impatto spettacolare ed intellettuale, impegnati a cercare di spiegare il cosmo, mentre Tykwer è più intimo ed emotivo.

Il cast è di primo piano: Tom Hanks, Halle Berry, Hugo WeavingJim Sturgess, ma anche Susan Sarandon, Hugh Grant, Jim BroadbentBen Whishaw per citare i protagonisti principali. Ognuno di essi ritorna nella maggior parte delle sotto-trame truccato per essere giovane, vecchio, bianco, nero, uomo o donna a seconda delle necessità e bisogna dare atto dei meriti, chi più chi meno, per le capacità di adattamento ai ruoli. Sarebbe divertente rivedere il film per ritrovare gli attori sfuggiti e non riconosciuti.

Un film audace, sia per le scelte registiche che per la durata (quasi 3 ore) che per il budget speso (circa 100 milioni di dollari) che lo rendono uno dei film indipendenti più costosi, e che uscirà nelle sale italiane il 10 gennaio 2013.

Voto: 3.5 stelle

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