Cosimo Alemà – Quando il video si fa duro

23/01/2013 by Dario Magnolo
Le nostre interviste, Videoclip divider image
Cosimo  Alemà

In questo primo mese del 2013 sono usciti nel giro di pochi giorni  i videoclip Pronti, partenza, via! di Fabri Fibra, (che anticipa l’uscita del nuovo album, il 5 febbraio) La scoperta dell’alba dei Subsonica (incluso nella colonna sonora del film omonimo con Margherita Buy e Sergio Rubini) e il primo singolo di Fantasma, La morte (non esiste più) dei Baustelle . Cosa hanno in comune questi tre video? La regia porta la stessa firma: Cosimo Alemà.

Occasione questa per incontrare un autore che è sulla scena da vent’anni; nato a Roma nel 1970 ha girato l’incredibile cifra di 350 videoclip ai quali si aggiungono numerosi spot pubblicitari e altre tipologie di audiovisivi.  Lo scorso anno ha debuttato al cinema con At the end of the day – Un giorno senza fine (il film è distribuito in 30 paesi con il titolo War Games) ed è anche docente di Video Design presso l’Istituto Europeo di Design..

Cominciamo seguendo l’ordine di uscita: Fabri Fibra, con cui hai da sempre una stretta collaborazione. Quando vi  accingete  a girare un nuovo video insieme da che cosa partite? Il video dovrà rispecchiare lo spirito dell’intero album?

Sicuramente partiamo da quello che e’ il concept generale dell’album in uscita e ci concentriamo sul singolo apripista, come nel caso di Pronti, partenza, via! Il brainstorming avviene tra Fabri, la sua manager (Paola Zukar) e me. Questa volta ne abbiamo parlato a lungo, un pomeriggio intero. Tutte le suggestioni e le idee uscite fuori sono prima diventate un moodboard, una raccolta di immagini, riferimenti visivi, film etc. Ho tradotto poi tutto in un soggetto vero e proprio in seguito anche alla scelta delle locations.

Il film diretto da Susanna Nicchiarelli e scritto dalla regista con il bravo Michele Pellegrini è ambientato nel 1981. E’ questo il motivo per cui hai scelto un vecchio telefono della Sip per legare la canzone dei Subsonica al film e ai suoi personaggi? La spiaggia è un set del film o ci sono altri motivi per la scelta della location?

Il telefono della Sip e’ alla base del film della Nicchiarelli. Tutta la storia si basa su una serie di telefonate molto speciali che avvengono tra i protagonisti del film attraverso uno di quei vecchi telefoni grigi. Per questo motivo ho deciso di usarlo anche nel video, per cementare un legame tra gli attori del film ed i componenti del gruppo, stabilendo una sorta di connessione tra tutti. La spiaggia non e’ stata una mia scelta, semplicemente abbiamo utilizzato il set del film che per molti giorni e’ stato girato sulla spiaggia di Torvaianica.

E’ la prima volta che giri un video per i Baustelle. Puoi raccontarci com’ è nata questa collaborazione e come è andata? Hai realizzato anche le brevi clip in stile thriller all’italiana che preannunciavano l’uscita del disco?

No, le clip non sono state realizzate da me. La collaborazione e’ nata in maniera per nulla romantica. Mi ha chiamato il loro manager, Luca Bernini, anche lui romano e mio amico di lunga data. Abbiamo iniziato a parlare del video. Il brano mi e’ piaciuto molto da subito.

Sai già dirci se dirigerai anche il loro prossimo video? Oppure hai qualcosa in uscita per altri artisti?

E’ appena uscito un piccolo video per un gruppo della Warner che si chiama Caponord. Sono un’ottima band di stampo dichiaratamente inglese,  davvero bravissimi. A mio parere il video merita davvero perchè è basato su un’ idea divertentissima. Il titolo è L’autunno che cade. Ora sto lavorando al nuovo video di Fibra che abbiamo appena girato e che sara’ in onda dal primo febbraio. E anche al nuovo video di un rapper romano che si chiama Coez, che sta uscendo per Carosello.

Lavori parecchio nel “mainstream”. Un video di Max Pezzali è ispirato a Lost, in un altro Gigi D’Alessio canta tra esplosioni e automobili distrutte. Come funziona il mercato? Gli artisti a volte hanno idee chiare, le etichette ti danno delle indicazioni oppure capita che ti lascino carta bianca?

Nove volte su dieci le idee dipendono dai registi. Le case discografiche ci mandano i brani su cui lavorare creativamente. Noi ci facciamo venire delle idee, nel caso in cui piacciano vengono realizzate. Capita ovviamente che alcuni artisti decidano di voler realizzare qualcosa in particolare, magari hanno una piccola idea, una suggestione che noi traduciamo in soggetto. A volte anche i discografici hanno particolari esigenze di playback (mostrare la performance musicale degli artisti, n.d.r.)  e noi cerchiamo di tenerne conto. Dopotutto si tratta di prodotti commerciali.

Tiziano Ferro alle prese con una donna vampiro e Grignani con una bambina fantasma. Ti cercano perché è questo che vogliono da te, insomma…

Dopo 15 anni di carriera e così tanti video realizzati mi chiamano semplicemente se vogliono un video da me, conoscendo il mio lavoro. Diciamo che molti artisti – come Tiziano ferro ad esempio – mi chiamano quando hanno voglia di fare qualcosa di atipico. Molti miei lavori hanno un mood molto dark, questa e’ senza dubbio una cosa che caratterizza in modo particolare alcuni miei video. Naturalmente non sempre, sono stato capace per anni di fare cose anche molto molto pop. Diciamo che l’ironia nei video mi rimane piu’ difficile.

Credi che un video possa davvero migliorare una canzone?

Un video puo’ migliorare nettamente la percezione di una canzone. Un brano che non ha particolare appeal sul pubblico attraverso il video può acquisire una sua veste inedita, aggrapparsi ad atmosfere e immagini che altrimenti non sarebbe in grado di proporre. Nei casi più tragici, ma che possono capitare, un buon video distrae dalla musica e può essere comunque godibile. Diciamo che i video più riusciti sono sempre quelli che accompagnano una buona musica.

Che metodo usi lavorando all’idea? Ci sono elementi che quando è possibile ti piace inserire?

Non ci sono elementi che mi piace utilizzare. Sicuramente un mio marchio di fabbrica oramai condiviso da tanti colleghi è quello di inserire lunghi inizi e code dei video sonorizzati in maniera cinematografica. Oppure spezzare in due la canzone, inserendo delle parti di storia all’interno del video. In generale m’interessano ad esempio i meccanismi narrativi a cerchio, sviluppi ellittici, costruzioni cicliche e aperte.

Tutto quel che dici lo ritroviamo nel video Istrice dei Subsonica, il quale ha un’atmosfera horror a tinte forti che lo rende molto originale. Nel mondo di oggi credi che sia necessario sperimentare di più, realizzare video atipici che si distinguano dalla massa?

Non credo sia necessario oggi rispetto al  passato. Mi auguro che nessuno abbia la volontà di creare cose “atipiche”. Sperimentare invece è un’altra cosa, un’altra esigenza, che non nasce dalla volontà di distinguersi ma semplicemente di allargare i confini in qualche ambito, provare nuove soluzioni, abbinare alla musica immaginari inediti. Questa sicuramente e’ una cosa che mi interessa fare e istrice da questo punto di vista e’ stato sicuramente un esperimento. Riuscito per altro. Il numero dei video in rete e’ cresciuto in modo esponenziale ma tutti i prodotti si assomigliano in maniera imbarazzante, per cui ci vuole poco per fare qualcosa di diverso.

Sei uno dei registi di videoclip più prolifici che abbiamo in Italia. Ti capita spesso di declinare delle offerte? Ci sono principi fondamentali che motivano le tue scelte?

Si, ci sono spesso progetti che non riesco o non voglio realizzare. I motivi che mi portano a declinare un’ offerta sono molteplici e contingenti alla situazione. Magari è un periodo in cui sono impegnato in altre cose poichè giro parecchi spot pubblicitari e ho anche un gran lavoro da fare per portare avanti i progetti cinematografici. A volte i budget sono troppo al di sotto delle aspettative per cui declino volentieri. In casi rarissimi non mi piace proprio l’artista che mi propongono.

Uno dei tuoi video che preferisco è Luna dei Verdena. Cosa ricordi di quell’esperienza e come nacque il video?

Ricordo che era un video che avevo parecchia voglia di fare.  Mi piacevano molto i Verdena e venivo da un periodo in cui non ero stato fortunatissimo con gli artisti, nel senso che facevo molti video di cantanti o gruppi che non mi stimolavano proprio. Decisi di puntare tutto sul loro playback e girammo live come in concerto, senza base. Loro suovano davvero e questo nel video si vede chiaramente. Decidemmo poi di recuperare un numero imprecisato di oggetti e cose morte, rotte. Ricordo che i due fratelli litigavano come pazzi e seppi in seguito che al ritorno a Bergamo dal set si picchiarono all’autogrill di fronte agli occhi di Roberta, la bassista. Due tipi molto strani, non mi trovai benissimo con loro.

Sono passati quasi vent’anni dal tuo primo videoclip, datato 1995. Qual era? E quali sono le regie alle quali sei più legato?

Il primo video che realizzai fu per un gruppo in cui suonavo negli anni ‘90: i Sinatra. Un video ingenuo ma molto divertente, girammo al cinodromo di Roma durante le corse dei cani. Amo molti dei video che ho realizzato negli anni. Quelli ai quali sono più affezionato sono sicuramente Numeri in mia vita dei Delta V (2001) perche’ e’ stato un lavoro cruciale nella mia carriera e iniziai grazie a quello a fare cose davvero grosse. Domani smetto degli Articolo 31 perche’ fu un video a suo modo epocale.  E fuori è buio di Tiziano Ferro perche’ molto rappresentativo di quello che mi piace fare. Tra quelli degli ultimi anni direi In Italia di Fabri Fibra perchè è uno spaccato drammatico dell’Italia di oggi. E Ogni tanto di Gianna Nannini per motivi molto personali.

Puoi dirci le differenze sostanziali che separano un regista di videoclip degli anni ‘90 da un regista di oggi? Secondo te è ancora possibile in Italia specializzarsi in questa forma espressiva?

Sicuramente è ancora possibile formarsi e specializzarsi nei videoclip. Rispetto a quelli della mia generazione oggi è molto diverso e più facile l’approccio tecnico al lavoro: il rapporto con la tecnologia e il fatto che decidere di girare qualcosa di decente ora è molto semplice ed economico. Io mi sono formato vent’anni fa, quando ancora si montava in moviola e per girare qualcosa in pellicola servivano comunque soldi e mezzi e dunque c’era una sacralità diversa rispetto alla realizzazione di ogni tipo di immagine. Quindi pro e contro sempre e comunque.

Difficile darti torto. Hai accennato prima al tuo lavoro di regista pubblicitario. Che rapporto hai con la televisione? E come hai vissuto, personalmente, il fatto di passare da Mtv a YouTube? La definizione è inferiore e forse anche l’attenzione degli spettatori…

Con la televisione ho un ottimo rapporto. Non la vedo. O meglio vedo tantissimi film ed alcuni format documentari (i canali dedicati di Sky per intenderci). Mtv non la vedo da molti anni, come i ragazzi anche io preferisco vedere i video in rete. Il passaggio è stato traumatico perchè l’involuzione qualitativa della fruizione ha amareggiato un po’ tutti quelli che lavorano nel campo. Ci siamo però abituati presto e ora il pubblico sta diventando più esigente, molti ragazzi apprezzano quando i video sono caricati a 720 o 1080 hd e capiscono bene le differenza. Sta cambiando anche lo standard dei dispositivi  per guardare i contenuti video della rete. Presto grazie alle Smart Tv sara’ abbattuta anche questa barriera. E poi YouTube e’ interessante per tanti altri motivi, è un gran bene che esista. Mtv ad ogni modo imponeva degli stupidi standard e censure, oltretutto decideva quali video mandare in onda e quali no, secondo logiche spesso legate ad accordi con le major.

Uno dei tuoi ultimi video, quello di Fabri Fibra, ha oltrepassato i due milioni di click in poche settimane. Tu cosa guardi? Chi sono i registi internazionali di clip che segui con ammirazione?

Vedo tantissimi video sul web, ci sono portali all’estero dove vedere tutti i migliori prodotti che escono ogni mese. Di registi ne seguo tantissimi, anche se non ci sono più le grandi star del video come 10-15 anni fa (Cunningham, Glazer, Jonze, Ackerlund, etc). Oggi esistono più linee editoriali nelle case di produzione. I registi della Pulse Films a Londra mi piacciono molto.

Quale videoclip italiano dell’anno appena passato ti è rimasto nella memoria?

L’unico che mi sovviene è un video molto bello realizzato per A toys orchestra che si chiama Welcome to BABYLON, un’opera davvero notevole, ricchissima di scene cinematografiche. Mi è piaciuto davvero tanto. Ricordo anche un altro video realizzato da Simone Pellegrini per un gruppo romano che apprezzo molto, i Der Noir. Un video in bianco e nero molto riuscito, di vero respiro internazionale. Su Rocklab ogni mese c’è una rubrica che curo che consiglia la visione di una decina di video musicali tra i più interessanti del panorama internazionale.

La terremo d’occhio. Il video che menzioni credo sia Another day . Mentre per quello degli A Toys Orchestra è stato fatto un lavorone, tre settimane di riprese – cose mai viste – per questo è così riuscito. D’altronde il video ambisce non a raccontare una storia ma una vita intera. Avrei dato anch’io la stessa risposta. Ma torniamo a noi: c’è un artista o una band in Italia con cui ancora non sei riuscito a lavorare e desidereresti farlo?

Jovanotti. Non siamo mai riusciti a fare qualcosa insieme nonostante ci si conosca dai tempi del liceo. Eravamo nella stessa scuola anche se lui è di tre anni più grande di me. Ci siamo scritti l’anno scorso e non ti nego che mi piacerebbe molto fare qualcosa con lui.

Sai che anche questa me l’aspettavo? Non ci avrei scommesso perché è difficile immaginare Jovanotti in versione dark… ma visti i tuoi video tutto è possibile. Bando alle ciance: oggi si girano video anche con i telefoni. Ai fini del risultato è più importante la passione o il professionismo?

La passione è sempre la cosa più importante. Per lavorare in campo pubblicitario occorre però essere anche dei professionisti. Il nostro è innanzitutto un mestiere. Io mi sento soprattutto un professionista prima che un artista. Certo sono stato sempre spinto da tantissima passione. Il mio lavoro è la mia passione più grande.

Credi che i video musicali siano uno specchio dei tempi? Pensi che l’abitudine di scattare foto ogni giorno per condividerle sulla propria pagina Facebook sia un modo come un altro di esprimersi?

Certo, è un modo come un altro per esprimere la propria creatività. Tante persone ogni giorno scoprono che amano fare foto e cominciano ad interessarsi a questo mondo. Lo stesso accade con i video e questo è meraviglioso. Postare le foto con gli amici su Facebook è un’altra cosa. Ha a che vedere con altro.

Sei un grande appassionato ed esperto di musica. Cosa hai scoperto nel 2012?

Si, sono davvero un esperto di musica. Ascolto musica molte ore al giorno e sono un consumatore senza fondo nè confini. Quest’anno è stato un ottimo anno per la musica, sono usciti dischi davvero bellissimi. Per risponderti faccio prima a pubblicarti la classifica che ho pubblicato in rete dei 20 migliori dischi del 2012 secondo me:

1) NEW WAR . NEW WAR

2) BEACH HOUSE . BLOOM

3) ANDY STOTT . LUXURY PROBLEMS

4) ANGUS STONE . BROKEN BRIGHTS

5) BLACK MARBLE . A DIFFERENT ARRANGMENT

6) WINTERFYLLETH . A THRENODY OF TRIUMPH

7) BAT FOR LASHES . MAN HUNT

8) DEAN BLUNT & INGA COPELAND . BLACK IS BEAUTIFUL

9) PURITY RING . SHRINES

10) IAMAMIWHOAMI . KIN

11) HOLY OTHER . HELD

12) GRIMES . VISIONS

13) KING DUDE . BURNING DAYLIGHT

14) LAUREL HALO . QUARANTINE

15) ALUK TODOLO . OCCULT ROCK

16) SWANS . THE SEER

17) WILD NOTHING . NOCTURNE

18) DAVID BYRNE & ST.VINCENT . LOVE THIS GIANT

19) X-TG . DESERT SHORE/THE FINAL REPORT

20) MUMFORD AND SONS . BABEL

Che cos’è Delirivmcordia? E’ il primo titolo del tuo film d’esordio?

Si, Deliriumcordia era il titolo provvisorio del mio film prima di girarlo. Il film è poi uscito in Italia con il titolo At the end of the day – Un giorno senza fine. All’estero con il titolo War games.

Hai realizzato questo tuo primo film in lingua inglese. Mi sembra un’ottima idea produttiva. Gireresti un film in lingua italiana, magari una commedia ambientata a Roma? Oppure vuoi continuare nella tua direzione?

Sicuramente proseguirò nella direzione iniziata con At the end of the day. Mi interessa il mercato globale ed essere visto in più paesi possibili. Il mio primo film è stato distribuito in trenta paesi e quindi si può dire che la cosa abbia funzionato alla grande. Sto per girare un piccolo film in italiano per Raicinema ma e’ un film comunque molto duro, senza speranza, un vero noir. Per la commedia italiana non mi sento proprio tagliato. Ma non si sa mai.

Puoi già dirci qualcosa dei tuoi progetti cinematografici?

Del film italiano non posso dire molto. Ma sto preparando il mio prossimo film internazionale. Il titolo è Throwaway ed è un thriller ecologista. Un film action che si svolge interamente su di una “nave a perdere”, nel mezzo dell’oceano indiano. Il film affronta di petto il tema dello smaltimento illegale in mare dei residui radioattivi, il tutto visto dagli occhi di un gruppo di attivisti, ecologisti d’assalto. Non vedo l’ora.

E dunque buon lavoro Cosimo. Grazie di averci regalato la tua personale visione del presente, indizi sul futuro e ricordi del passato.

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