Robert Lorenz – Di nuovo in gioco (2012)

27/02/2013 by Roberto Matteucci
2012, Drammatico, Film Americani, Recensioni, Stati Uniti divider image
Di nuovo in gioco (2012)

Robert Lorenz è il regista di Di nuovo in gioco. È la sua prima pellicola, ma è stato primo e secondo assistente alla regia di Clint Eastwood molto spesso. Inoltre è il produttore dei suoi ultimi film.Nel film la mano di Lorenz sembra più teleguidata, perché il linguaggio stilistico è quello del cinema di Eastwood. Ci sono la stessa costruzione strutturale, stesso accumulo di pathos, stessa realizzazione di personaggi e di caratteri, stessa posizione della camera.

 Di nuovo in gioco è una storia realizzata su misura per Eastwood. Lui è Gas, cacciatore di talenti e grande intenditore di baseball. È anziano. Nella sua prima scena Gas è in bagno nel tentativo di avere una minzione regolare. Mentre sta mostrando, tutte le sue rughe inizia a parlare, a incitare il suo ‘ammennicolo’ perché svolga il suo paziente dovere. Eccolo Gas, un burbero solitario bellissimo vecchio. Ha alle spalle una vita intensa e movimentata. Sempre in giro per gli Stati Uniti per lavoro, conosce le persone ma ora dopo tanti anni diffida di tutti. La sua famiglia è composta dalla figlia Michey. È Interpretata da una crescente Amy Adams, quest’anno già vista in The Master e in On the Road. Fra i due c’è un normale confronto generazionale. Si vogliono bene ma non riescono a parlare, a esprimersi. Hanno paura di essere deboli, di non poter esprimere quella finta sicurezza recitata reciprocamente per tanti anni. Gas è palesemente insofferente. È un esempio, il dialogo fra padre e figlia quando lei si presenta a casa di lui in tuta. L’anziano genitore si lamenta del il suo modo di vestire, lei gli risponde: “torno dalle lezioni di yoga”. Il vecchio ha una freddura glaciale, inquadrando però il suo universale pensiero: “Ancora quel voodo.” Lo scontro generazionale non è solo con la figlia, ma anche nel lavoro. Nella sua società di baseball stanno entrando prepotentemente giovani arrampicatori. Loro usano il computer a menadito, confrontando in poco tempo i dati di tanti professionisti e con un click riescono a individuare – secondo loro – il futuro campione. Nello stesso momento in cui i suoi giovani colleghi stanno lanciando al computer le loro applicazioni, lui fatica a uscire con la macchina dal garage, colpendo ripetutamente contro il muro: “Il mio garage si è rimpicciolito.” Nonostante l’inadeguato confronto, Gas non vuole arrendersi. Il suo fisico sta cedendo, ci vede poco. Un altro avrebbe accettato la pensione mentre per il nostro Ispettore Callaghan non esiste la pensione, ma una battaglia continua. Sfida i presuntuosi ragazzi e si lancia alla ricerca del suo nuovo fuoriclasse. La figlia si rende conto del suo stato perciò decide unilateralmente di seguirlo e di aiutarlo. Perché la differenza fra i due in realtà non esiste. Cresciuta come un maschiaccio, lei lo ama e ha imparato a conoscere tutti i segreti del baseball, seguendo il padre in tutti i campi dell’America.

Il film prosegue come un country movie. La ragazza si adegua al paese della provincia, musica balli sono quelli della tradizione, come pure i vestiti e i comportamenti maneschi ed esageratamente esuberanti. Dopo una prima parte psicologica e costruttiva, siamo di fronte a un country accompagnato dal genere sportivo. La pellicola è un esempio di amore per il baseball. Tensione, insulti, giochi, situazioni posizioni sono tutte impregnate di grande partecipazione emotiva. Il genere sportivo non è uno dei miei favoriti. Eastwood lo aveva già trattato con grande passione in Invictus. Lo sport al cinema ha un valore solo uscendo dal particolare, accedendo a un diverso livello di lettura. Ad esempio una partita di calcio procura agli spettatori una tensione emotiva difficilmente rappresentabile. Quindi bisogna escludere una mera riproduzione ginnica degli atleti per dedicarsi ad altre sfaccettature. Mentre Invictus è perfetto da questo punto di vista, non altrettanto si può dire in Di nuovo in gioco.

Come tutti i viaggi pure questo nella provincia americana è liberatorio sia per il padre sia per la figlia. Per rappresentare un tocco emozionale, la cifra stilistica è l’esaltazione delle bellissime rughe del viso di Clint Eastwood. Non c’è trucco, la vecchiaia è disegnata con precisione, è contenuta nelle grinze della pelle incanutita inquadrata con dei primi piani scientifici. Possiamo apprezzare dettagli, con primi piano accentuati, disposizione della camera in tutte le posizioni, stacchi veloci e montaggio leggero, così come la camera che si muove delicatamente. Siamo nella Carolina del Nord; i paesaggi, il canto degli uccelli aiutano l’anima country del film, mentre una musica soffice, unitamente a una luce totale, illumina i personaggi come quando nuotano nel lago. Alla fine c’è la volontà di concludere frettolosamente la storia, non si riesce a trovare un filo di uscita, anche perché i flash back rendono pesante il racconto. Padre e figlia s’ingarbugliano nei loro pesanti sentimenti. Allora rimane il sottile fascino sportivo del baseball.

IMDbMymoviesOpensubtitles




bottom round image

footertop right
© 2014 by Ultimociak

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.