E morì con un felafel in mano (2001)

24/08/2013 by Michela D'Onofrio
2000 - 2009, Australia, Commedia, Film dell'Oceania, Film Europei, Italia, Recensioni, Romantico divider image
E morì con un felafel in mano (2001)

Adattato dal romanzo di John Birmingham, il film prende avvio sulle note e le immagini della clip di Golden Brown degli Stranglers: la telecamera si muove dal video passato in tv fino ad includere nell’inquadratura un felafel serrato nella mano inerte di una figura seduta in poltrona. Infastidito dalla musica ad alto volume, Danny si avvicina alla poltrona e si accorge che il suo amico è morto. Così, similmente al movimento all’indietro della telecamera, questa storia si riavvolge in un flashback che riporta lo spettatore a 9 mesi prima dell’accaduto.

L’azione è stata tripartita in relazione agli spostamenti compiuti da Danny da una città all’altra dell’Australia: casa n. 47, casa n. 48 e casa n.49 sono solo tre degli appartamenti in cui il protagonista è stato costretto a trasferirsi per scampare a un affitto non pagato o per liberarsi della convivenza con degli strambi coinquilini.

L’unica direzione che dà corpo al film è quella di ripercorrere gli eventi che hanno preceduto la morte di Flip. Come siamo arrivati a questo punto? Lo spettatore assiste ad un’esposizione di fatti che vacillano tra il vero e l’inverosimile, come se stesse seguendo il percorso circolare di una mostra le cui opere sono state divise in tre diverse stanze. I veri protagonisti di questo percorso sono i coinquilini di Danny, che più che persone assomigliano a personaggi tipizzati dei cartoni animati: un ciccione che gestisce la postazione tv; Sam, la sua amica lesbica con la testa perennemente china sui libri; Anya, avvolta nei suoi abiti neri, una donna passionale e distante, fuoco e gelo al contempo; un bancario vive dentro una tenda da campeggio nel salotto; Flip è un cultore della tintarella albina; c’è l’ecologista che combatte contro il sistema, l’aspirante attrice logorroica. Questo ammasso di figure prende colore attraverso riflessioni letterarie e filosofiche in alternanza a discorsi pourparler e a flussi di coscienza; quello che colpisce è che ogni personaggio esca dal mucchio come metafora di un mondo a sé stante, autonomo, determinato a preservare la propria integrità. Non è un caso se alcune sequenze ricordano il teatro dell’assurdo di Beckett, l’incomunicabilità tra gli esseri umani. Sono proprio questi i momenti in cui lo spettatore assume un ruolo di rilievo: egli rappresenta la giustificazione a questa messa in scena, è l’osservatore silente di monologhi frazionati che nonostante condividano lo stesso spazio faticano ad entrare in contatto armonico tra di loro. La stessa incapacità di comunicare è riflessa nel personaggio principale, Danny, aspirante scrittore che per tutta la durata del film non riesce a dare seguito alle due righe battute sulla macchina da scrivere. Tutto suona come un’orchestra senza direttore, dove ogni musicista interpreta il pezzo a proprio modo.

Per tutta la durata del film, lo spettatore è messo di fronte ad un panorama animato da continue tensioni che troveranno termine solo con la morte di Flip: tutti i personaggi visti finora si riuniscono per salutare le ceneri del loro amico tossicodipendente e l’equilibrio si ricompone momentaneamente. Anche tutti i debiti di Danny sono saldati grazie ad un assegno ricevuto da una rivista dove è stato pubblicato un suo racconto (la storia di un uomo che si masturba così tanto fino ad innamorarsi della sua mano). Il percorso circolare si è concluso e questo momento sembrerebbe preannunciare l’inizio della carriera di Danny, uno slancio verso il futuro, lontano da un passato che non è stato possibile cancellare semplicemente scappando di città in città. Ma ciò è solo quanto lo spettatore può immaginare, non sono concesse certezze. D’altronde è la stessa trama del film a configurarsi come una serie di situazioni irrisolte ed enigmatiche dove soltanto il povero Flip trova una fine certa (come suggerito dallo stesso titolo E morì con un felafel in mano).

Voto:4 stelle

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