Venezia 70 – Es-stouh/Les Terrasses (2013)

28/11/2014 by Roberto Matteucci
2013, Algeria, Drammatico, Film Africani, Film Europei, Francia, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Es-stouh/Les Terrasses (2013)

“Un festival fasullo e una stampa fasulla.”

Il alāt è la preghiera rituale e canonica dei bravi mussulmani. I tempi stabiliti per le cinque preghiere sono: all’alba, poco prima del sorgere del sole, (alāt-aub o al-faǧr); a mezzogiorno (alātauhr); il pomeriggio, quando il sole comincia a calare, verso le tre (alāt al-ʿar); al tramonto, appena il sole è scomparso all’orizzonte (alāt al-maġrib); la notte, dopo la scomparsa del crepuscolo (alāt al-ʿišā). Scandito dalle preghiere e dai canti dei Mu‘adhdhin il film Es-stouh – Les Terrasses del regista Merzak Allouache racconta l’Algeri di oggi. La città è vista da lontano perché la storia è suddivisa in cinque distinte sequenze, separate, ambientate in altrettante terrazze di diversi quartieri di Algeri.

Lo stile è quello della letteratura araba, una storia corale, materiale, perché l’edificio, la casa, il palazzo, sono luoghi di convivenza. Ricorda gli scrittori egiziani Alā al-Aswānī e Nagib Mahfuz.

Nonostante la distanza, il regista parla della città di oggi, con le difficoltà, la violenza, la crudeltà L’Algeria, dopo anni di terrore, è uscita da una guerra civile sanguinosa. È l’unico paese rimasto fuori dalle rivolte della Primavera araba. Gli algerini avevano compreso: quelle sommosse avrebbero provocato altre spietate esecuzioni. E avevano ragione, solo degli stupidotti nostrani avevano intravisto un pensiero democratico di cambiamento. Ma quando mai. C’è lo conferma il regista in un’intervista:

“Anzi noi abbiamo avuto un largo movimento popolare proprio contro lo spirito della primavera araba. Bisogna ricordare che noi, una situazione del genere, l’abbiamo già avuta nel 1988, con la crisi politica. Quella voglia di rinnovamento ha portato ad una sanguinosa guerra civile. La gente non vuole ricominciare a lottare. Da noi quello che succede negli altri paesi arabi è visto con molta ironia.” (http://www.sentieriselvaggi.it/357/53520/VENEZIA_70_-_Incontro_con_Merzak_Allouache_per_Les_terrasses.htm)

Le sequenze s’intrecciano ma non si collegano mai. Sono separate e ognuna a un proprio inizia e una propria fine. Purtroppo come le grandi metropoli del mondo, la violenza prevale. Tanti tipi di brutalità, alcune moderne, altre tipiche di una società lenta a cambiare. C’è Zio Larbi, il quale è rinchiuso incatenato dalla famiglia in una gabbia nel terrazzo, perché ritenuto demente. C’è un figlio drogato vive, con una madre depressa e una nonna – “Krimo non sarà mai un uomo per colpa tua” – in una terrazza con sfrato esecutivo. C’è un complesso musicale composto di ragazzi, provano sul tetto per non disturbare. C’è un abusivo abitante del terrazzo, il quale affitta lo spazio come se fosse di proprietà. C’è il pugile che si allena. C’è una festa di matrimonio. C’è una troupe cinematografica: “Evita i cimiteri cristiani ed ebraici.” C’è un gruppo di terroristi, i quali si radunano per tramare. Ci sono due lesbiche, le quali affrontano un amore impossibile. C’è la tortura di un fratello.70 Mostra Internazionale cinematografica di Venezia

Il montaggio è veloce, priorità per questo genere di pellicole. È necessario mantenere alta la tensione, e l’autore ci riesce con bravura. Le immagini sono panoramiche, la città è vista dall’alto, le case bianche, la casbah sono diverse, disuguali, appaiono lontane. Ma la crudeltà della strada si è trasferita sulle terrazze. Questo luogo limitato è dissimile in ogni scena, ma tutte piene di parabole televisive; inoltre sono vive, piene di sogni ma frustrate da un’incomunicabilità violenta.  Sempre il regista algerino:

“Con queste scene bizzarre cerco di raccontare l’ipocrisia con il quale gli algerini trattano argomenti come l’omosessualità o la pedofilia. Nell’Algeria figlia dei dieci anni di guerra civile c’è molta violenza. Questa si respira dappertutto: nelle strade, nei rapporti, nei dialoghi. Il mio film è un campanello d’allarme.”

(http://www.sentieriselvaggi.it/357/53520/VENEZIA_70_-_Incontro_con_Merzak_Allouache_per_Les_terrasses.htm)

È un regista esperto Merzak Allouache e dimostra maturità sia visiva, sia di sceneggiatura. I personaggi sono scorti limitatamente ma abbozzati con precisione. dialoghi sono ironici e intelligenti: “Francois Hollande è in città.” “Poveretto.”

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