Fight Club (1999)

04/03/2015 by Andrea Stella
1990 - 1999, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Germania, Recensioni, Stati Uniti divider image
Fight Club (1999)

Per alcuni Tyler Durden è un genio. Per altri un folle. Ma forse… la verità sta nel mezzo. Fight Club è riuscito, con il tempo, a conquistare moltissimi fan, diventando a tutti gli effetti un vero e proprio cult movie.

Il film attacca in modo feroce il capitalismo/consumismo in tutte le sue forme. Senza pietà.
Fight Club descrive una società vuota, che insegue valori effimeri senza neanche chiedersi il perché.
Ed è sorprendente constatare che, ancora oggi, è tremendamente attuale. Forse ancora più che in passato.
Da subito ci troviamo di fronte all’alienazione dell’uomo moderno. L’uomo che lavora per comprare cose che non gli servono semplicemente perché gli hanno detto che è giusto farlo.
L’uomo frustrato, prigioniero di un lavoro che odia ma che continuerà a fare per il resto della propria vita perché il mondo funziona così punto e basta.
Una società dove conta prima di tutto apparire, in cui vali davvero solo se hai molti soldi nel conto in banca e/o sei vestito dalla testa ai piedi con abiti firmati.
Una società piena di persone che sfogliano il catalogo Ikea per decidere il prossimo mobile da comprare per la loro accogliente e rassicurante dimora.
Una società dove tutti sono omologati, senza più ideali né futuro. Una società dove nessuno è veramente libero. Una società… dove l’unica guerra da combattere è quella spirituale.
Il protagonista (Edward Norton) stanco e stressato da una vita che è solo la copia di una copia di una copia, incontra per caso il suo salvatore (davvero?) Tyler Durden (interpretato magistralmente da Brad Pitt).
E poi tutto cambia.
Il protagonista capisce così di trovarsi ingabbiato in una società civile che in realtà è la più incivile di tutte.
Ha capito come funziona il sistema. Ha capito come gira il mondo. E non gli piace neanche un po’.
Il Fight Club (un circolo di combattimenti clandestini destinato a pochi) diventa così l’unica vera ragione di vita. Ma è solo un pretesto per qualcosa di più grande.
Tyler guida quindi il suo amico in un gioco al ribasso (o al rialzo, a seconda dei punti di vista) dove tutti i principi base della civiltà vengono meno.
Una vera e propria regressione all’essenza estrema (e primitiva) del cacciatore/raccoglitore.
Ma un viaggio del genere non ammette mezze misure. Perché un viaggio del genere è scioccante. Ma soprattutto… senza ritorno.
O forse no. Forse è solo un semplice sbaglio. O una terribile tragedia.
Fin dove è in grado di spingersi l’uomo per raggiungere uno scopo? Cosa significa libertà? Cosa significa schiavitù?
I protagonisti si muovono in un ambiente (o forse mondo) oscuro, dove (quasi) tutti vivono secondo uno schema preciso senza mettere in discussione nulla.
Ma il confine tra genio e follia è labile. E in un attimo, ogni certezza può essere cancellata senza preavviso.
David Fincher è riuscito a costruire un vero e proprio mosaico pieno di citazioni, riferimenti e (soprattutto) trovate geniali che potranno essere assimilate al meglio solo rivedendo la pellicola più volte.
Ogni inquadratura è ricca di sorprese, e solo con estrema attenzione si riusciranno a cogliere tutti i messaggi (visivi e non) del film.
Anche i vari personaggi secondari della pellicola sono caratterizzati splendidamente e sarà difficile dimenticarsi di loro in maniera definitiva (qualcuno ha detto Marla Singer/ Helena Bonham Carter?).
Fight Club è un film particolare. Rivelatore, underground, politicamente scorretto e dannatamente difficile da etichettare in un genere preciso.
Ed è davvero arduo non farsi trascinare nel profondo (profondissimo) turbinio di eventi della pellicola, perché alla fine, c’è un po’ di Tyler in ognuno di noi.
Bisogna solo capire se è un bene o un male.
Perché per alcuni Tyler Durden è un folle. Per altri un genio. Ma forse… la verità sta nel mezzo.

Voto:4 stellestella

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