Floating City (2012)

30/04/2013 by Renato Volpone
2012, Drammatico, Film Asiatici, Hong Kong, Recensioni divider image
Floating City (2012)

Il cinema che viene dall’Oriente ha sempre qualcosa da insegnare. Questo Floating City ci racconta con gli occhi di un ragazzo “meticcio” la storia degli ultimi cinquant’anni di Hong Kong. Ci fa tornare indietro nel tempo quando la cultura agreste, il lavoro duro e il mare davano da vivere ed erano l’unica risorsa, quando l’infanzia era avara di carezze, ma i valori della famiglia e della solidarietà erano alti e solidi, quando si vendevano i figli per farli sfamare da altri, ma non si prendevano i soldi per la vergogna di un dolore incancellabile.

Siamo dall’altra parte del mondo e penetriamo in una cultura così diversa dalla nostra, ma la storia non è poi così lontana dalle esperienze di un passato ancora troppo vicino. Il regista Yim Ho riesce a farci partecipi di questo racconto, quasi fossimo presenti e impotenti nel dare una mano ai protagonisti, testimoni silenziosi e privilegiati. Così distanti dalla vera povertà da sentire desiderio, vergogna e poesia nell’imparare i segni che descrivono le parole più semplici, segni che ci legano ineluttabilmente alla natura e alla creazione. Pur essendo dolce e rassicurante, come la voce del protagonista Bo Wah-Chuen, il film non risparmia nulla della sofferenza e dei sacrifici che la povera gente ha dovuto subire, ma il tempo non ha sanato tutte le ferite, anche se il nostro protagonista, interpretato con grande maestria da uno splendido Aaron Kwok, con tenacia ed “umiltà” raggiungerà le vette del potere nella Imperial East India Company: da “lowest of the low” alla ricchezza che ha sempre sognato, ma con distacco, senza mai perdere il timone di se stesso e della propria famiglia. La sua domanda è: “chi sono io?” E la risposta viene da lontano, dal dolore di una madre che lo ha abbandonato, dalla forza di una madre che lo ha raccolto, dall’amore di un padre incapace di esprimerlo, ma che del figlio ne fa il proprio orgoglio.

Presentato a Roma nell’ambito dell’ Hong Kong film panorama, è un film ben confezionato per il mercato occidentale, ma che perde consistenza e realismo nel descrivere la povertà che si infrange contro l’ostentata ricchezza, pur mantenendo la lieve freschezza dell’anima cinese. Il tempo scorre velocemente al ritmo di musiche a volte un po’ forzate, ma la fotografia è luminosa e colorata, anche nelle scene più drammatiche, e gli ultimi cinquant’anni della dominazione britannica a Hong Kong trascorrono in un soffio. Il ricordo appare indelebile.

Voto:3 stelle

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