Ghost Dog – Il codice del samurai (1999)

24/03/2015 by Andrea Stella
1990 - 1999, Azione, Crimine, Drammatico, Film Americani, Film Asiatici, Film Europei, Francia, Germania, Giappone, Recensioni, Stati Uniti, Thriller divider image
Ghost Dog - Il codice del samurai (1999)

Ghost Dog legge in silenzio l’Hagakure (opera che racchiude in sé lo spirito del Bushido). Ghost Dog cammina lentamente per le strade della città, senza separarsi mai dalla sua valigetta. Ghost Dog è un killer. Ed è anche un samurai.

Il regista Jim Jarmusch tratta il genere gangster movie in modo assolutamente originale, andando a contrapporre culture e tradizioni estremamente lontane in un mix equilibrato di azione, dramma, comicità e filosofia.
Il protagonista (interpretato da Forest Whitaker), vive seguendo un codice di comportamento antichissimo che non ammette distrazioni ed è al servizio di un mafioso italoamericano che in passato lo ha salvato da una brutale aggressione.
Dopo vari incarichi portati a termine con successo (e senza lasciare traccia) qualcosa va storto, ritrovandosi così (nel giro di poco tempo) in una situazione senza via d’uscita.
I mafiosi che gli danno la caccia sono descritti in modo divertente, con uno stile che ricorda per certi versi quello di Tarantino.
Geniale anche l’idea di mostrare i criminali che guardano (numerosi) cartoni animati, che si collegano spesso in modo diretto alle azioni del protagonista.
Ma il velo di sottile comicità che permea l’opera è solo un pretesto per raccontare una storia profonda e ricca di spunti di riflessione.
Il fulcro fondamentale del film è la contrapposizione tra l’antico e il moderno, dove un killer afroamericano radicato perfettamente nell’ambiente suburbano in cui vive decide di seguire la via ascetica dei samurai, creando un cortocircuito esistenziale che lo allontana (quasi completamente) dal mondo moderno.
Oltre all’allenamento costante, Ghost Dog nel tempo libero alleva piccioni nel terrazzo in cui vive e dialoga con un gelataio francese, usando semplicemente i gesti o le espressioni del viso per farsi capire.
La storia è intervallata in modo costante da alcuni passi dell’Hagakure, che compaiono a schermo andando a descrivere varie situazioni direttamente collegate alle vicende del protagonista, riuscendo a creare in modo semplice ma efficace una vera e propria fusione tra il presente e il passato.
Lo sguardo del killer/samurai è in grado di spiegare la vera anima del film. Ghost Dog osserva rapper galvanizzati che si aggirano senza un particolare obiettivo nel parco (lui poteva essere uno di loro). Ghost Dog cammina lentamente (e stancamente) guardando il mondo intorno a lui mentre cambia. Ghost Dog uccide i mafiosi pensando al fatto che ormai non ci sono più ideali in cui credere. Perché i tempi cambiano e nessuno può modificare il presente. Bisogna solo sforzarsi e accettarlo… facendo però attenzione a non smarrire mai la propria identità e (soprattutto) il proprio credo.
Il regista gioca con i rimandi e le citazioni, regalando allo spettatore più chiavi di lettura per ogni singola sequenza, riuscendo a divertire e coinvolgere senza staccarsi mai dall’anima disillusa e malinconica che caratterizza l’intera opera.
E poi ci sono le musiche di RZA, semplicemente spettacolari e capaci di fondersi perfettamente con l’ambiente degradato dove il protagonista trascorre le sue giornate.

Il film di Jarmusch, anche se non presenta combattimenti corpo a corpo (ma anzi mostra solo ed esclusivamente scontri con armi da fuoco) in realtà riesce a catturare in modo ottimale lo spirito delle arti marziali. Un vero e proprio concentrato di calma, dedizione, concentrazione e disciplina.

Ghost Dog ha deciso di servire fedelmente il suo padrone. Senza nessun dubbio. Senza nessuna esitazione. Perché Ghost Dog è un killer. Ed è anche un samurai.

Voto:4 stelle

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