John Krokidas – Giovani ribelli (2013)

24/10/2013 by Renato Volpone
2013, Biografia, Drammatico, Film Americani, Gli esordi alla regia, In uscita in Italia, Recensioni, Romantico, Stati Uniti, Thriller divider image
Giovani ribelli (2013)

Giovani ribelli  guarda il mondo della “Beat generation” con gli occhi di Allen Ginsberg: forse i tempi non sono ancora maturi per parlare al cinema di quella tendenza, infatti, anche questo film, dopo “on the road” che guardava quegli anni con gli occhi di Jack Kerouac, non riesce a colpire nel centro.

Il film è fatto molto bene, coinvolgente, quasi travolgente, con un’ottima fotografia, una perfetta ricostruzione scenografica, musica accattivante, ma manca la forza dello spirito. John Krokidas non riesce ad andare oltre l’emergere dell’omosessualità del protagonista e l’uso degli stupefacenti: la poesia, seppur declamata, non riesce a prendere il posto centrale nell’opera e tutto rimane in una descrizione dei fatti molto giornalistica e da rotocalco di cronaca. La vera essenza della “Beat generation” non viene fuori, lo spirito rivoluzionario, libertario e moderno,  rimane appeso a piccole gesta senza entrare nell’emozione pura del voler cambiare le regole e i sentimenti del vivere comune. Le emozioni d’amore e le pulsioni sessuali sono rese benissimo e anche ottimamente recitare dal giovane Daniel Radcliffe, che finalmente riesce a sganciarsi definitivamente dal personaggio di Harry Potter, ma entrano troppo nella sfera intima dello scrittore-poeta per poter essere accettate senza spirito critico: se la storia (pur vera che sia) fosse stata raccontata con personaggi immaginari e non coinvolgendo i “Beat” sarebbe stato un piccolo capolavoro. E’ sempre difficile entrare nell’intimo spirito di qualcuno che è ormai raccontato sulle pagine dei libri di storia, un storia recente, senza correre il rischio di finire oltre il giardino.

Il film  è godibilissimo ma fa sorgere delle riserve rispetto al coinvolgimento emotivo e personale dei personaggi in un fatto di cronaca che li ha visti protagonisti, ma di cui è insano ricostruire i particolari con l’immaginazione. Infine il voler far coincidere la fine della guerra annunciata alla radio, con il battesimo definitivo come scrittore di Ginsberg è un colpo basso da Harakiri che toglie credibilità a tutto l’impianto costruito prima.

Voto:3 stelle

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