Napoli 14 – Gran finale (2012)

02/11/2012 by Roberto Colasante
2012, Commedia, Gli esordi alla regia, Napoli Film Festival, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Gran finale (2012)

La più grande aspirazione di ogni individuo è quella di soddisfare i propri bisogni. Realizzare i propri desideri. Fino alla morte. Anzi, nel caso del film Gran Finale, diretto e interpretato da Asia Giordano, questa necessità va oltre la morte. La comprende e la trascende, fino a farla diventare uno dei personaggi principali della storia.

Carlotta Gatti (Asia Giordano), dinamica trentenne col sogno di danzare in un musical, vive insieme al fratello Mattia (Michael Maggi) nell’appartamento veneziano del loro amico indiano Naresh (Fabio Tornese).  Grazie a Mattia, fratello e sorella riescono a trovare un impiego come “lavamorti” presso un’agenzia di onoranze funebri, la ditta Pavan. Inizialmente Carlotta non riesce a sopportare questa nuova occupazione, massacrante e allo stesso tempo raccapricciante, ma grazie all’appoggio del fratello e del suo spirito di adattamento, man mano capisce che la cura dei defunti è una questione delicata e di considerevole responsabilità.

Durante la preparazione del cadavere di un rispettabile bancario, padre della giovane e ribelle Anna (Elora Tescari) vera e propria figura che avvolge le trame della storia, Mattia trova un diario segreto in cui legge dei pensieri e dei sogni da motociclista del defunto e suggerisce a Carlotta di prepararlo all’ultimo saluto,  vestendolo da biker. Il Gran Finale inizierà a portare fortuna ai due fratelli che si mettono in proprio e creano una loro azienda funebre.

Non so se si possa definire una black comedy a tutti gli effetti, ma di certo il film di Asia Giordano (unica opera italiana finalista al concorso Europa-Mediterraneo del Napoli Film Festival 2012) ha il pregio di trattare la morte, nell’accezione più fisica e letterale del termine, con una sensibilità e un’attenzione ai dettagli tipicamente femminile. Anche quando s’ironizza sulla morte, non si scade mai nella gag gratuita, e allo stesso tempo, quando la si contempla non si finisce mai nel melodrammatico.

Non è un Funeral Party all’italiana, ma un’opera chiara, diretta, che affronta tematiche importanti, che sa dove vuole arrivare. Chi vuole raggiungere.

La lettera di ringraziamento di Anna ai due fratelli, pubblicata sul giornale, è il vero momento cruciale del film, quello che in sceneggiatura si chiama turning point. L’istante preciso in cui la storia prende una piega diversa e vira in un’altra direzione, permette alla regista di trovare quel punto in cui ironia e rispetto per la morte e per i desideri dei defunti s’incontrano. Materializzare i sogni nel cassetto, esaudire le aspettative, consente di entrare nell’inconscio dei deceduti, capire realmente cosa avrebbero voluto per la loro vita, quali speranze sono stati costretti a mettere da parte in favore di una vita condotta in maniera più “normale”. Che poi la questione della normalità ha sempre una foresta di significati da considerare. Mattia, il fratello di Carlotta, è un ragazzo normale. Di una normalità ingenua e spontanea. Senza maschere e costrizioni. Ma gli stessi personaggi secondari, quei clienti defunti, che alimentano la creatività dei due fratelli, appartengono alla normalità. La normalità del modo di vivere che si sono scelti, o meglio, della loro vera natura, palesata e sublimata nell’ultimo atto terreno. Il funerale rivelatore.

Voto:

IMDb ♦ Mymovies ♦ Opensubtitles


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