Ida (2013)

22/04/2014 by Renato Volpone
2013, Danimarca, Drammatico, Film Europei, In uscita in Italia, Polonia, Recensioni divider image
Ida (2013)

Il grande cinema in bianco e nero.  L’atmosfera dolorosa e sognante di questo film non può avere colore, perché solo le sfumature del grigio possono dare la memoria che Ida, una giovane novizia, deve avere prima di prendere i voti.

Ida è cresciuta senza famiglia in un convento, esiste solo una zia materna che non ha mai voluto incontrarla. Prima dell’ordinazione però è necessario che Ida incontri la zia Wanda e veda il mondo e, se una volta arrivata lì scoprirà che non c’è nessun Dio, non tornerà in convento. Siamo nella Polonia degli anni sessanta e la zia è un giudice del regime comunista severo e fedele alla causa, tanto che ha mandato gente al patibolo, ma per questo il rimorso si è impossessato delle sue carni e della sua mente. Fuma e beve anche perché, pur sapendo, non ha potuto salvare la sorella, la madre di Ida. il racconto è quasi sognante, bellissimo, una sorta di danza che porta Ida vicino all’amore, alla scoperta della sensualità, perché sennò “che sacrificio è il suo se non conosce quello che lascia”. Ida non conosce gli uomini, non sa quello che fa loro, quello che gli uomini, ma tutte le persone che le stanno intorno, compresa la zia, provano per lei: “Io sono una puttana e tu una santa, ma questo tuo Gesù adorava la gente come me”. Così attraverso inquadrature sfuggenti, dove i personaggi si stagliano negli angoli dando un senso di grandezza alla vita che via via si restringe, Ida si avvicina alla verità, all’incontro con i suoi genitori e i loro carnefici. Ma questi non sono i cattivi del regime, qualunque esso sia, sono quelli della porta accanto, quelli che volevano una casa, così la storia diventa quella di tutti e la memoria fugge dagli ebrei per ricongiungerli ai popoli jugoslavi, ai palestinesi, alle guerre e alle sopraffazioni perché il dolore è lo stesso e la crudeltà della miseria non vede ne razza ne religione.

La sanguinaria Wanda cercherà di cancellare con un sacrificio estremo il proprio dolore, ma entrambe le donne rincorrono una fuga che le vede sconfitte in partenza perché senza le gambe della vita non si può correre incontro alla felicità.

Voto:4.5 stelle

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