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Ci sono storie processuali che inizialmente sembrano avere un esito di giudizio scontato, ma se affidate a dei bravi avvocati difensori, la sentenza finale può capovolgersi e prendere un’altra piega durante il dibattimento.
Capita questo a Claus von Bulow (Jeremy Irons), ex latin lover, il quale sposa la ricchissima Sunny von Bülow (Glenn Close). Anni dopo Sunny, dopo un lungo periodo di apatia, va in coma irreversibile e Claus viene processato per uxoricidio, dietro l’accusa dei famigliari di lei di aver provocato il coma con un’ iniezione di insulina. Il caso vuole che Sunny fosse andata misteriosamente in coma già un anno prima, e in quel caso fu salvata grazie all’intervento del medico di famiglia. Quando Claus von Bulow si affida al brillante avvocato difensore Dershowitz (Ron Silver), le valutazioni cambieranno grazie a nuovi indizi e testimoni mai sentiti durante il processo di primo grado conclusosi precendetemente con una condanna a 30 anni.
Ispirato ad una storia vera e basato sul libro omonimo di Dershowitz, Il mistero Von Bulow è un film freddo ed elegante quanto il suo protagonista, interpretato magnificamente da Jeremy Irons; prova suggellata dal numeroso elenco di premi e candidature. Fondamentalmente il film del regista Barbet Schroeder gira intorno a due punti di forza: la recitazione di Irons e la narrazione processuale insolita per il genere di film, che fa capire, grazie ad un’ambiguità perenne, che a volte non è tutto scontato come sembra, e Il mistero Von Bulow lo dimostra perfettamente.
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