Il primo uomo (2011)

22/10/2012 by Alessia Carnevale
2011, Algeria, Drammatico, Film Africani, Film Europei, Francia, Italia, Recensioni divider image
Il primo uomo (2012)

Tratto dall’autobiografia romanzata ed incompiuta di Albert Camus, Il primo uomo è il viaggio di Jean Cormery (Jacques Gamblin), un famoso scrittore (alter-ego di Camus), che ripercorre la propria vita nel desiderio di ritrovare il ricordo del padre, scomparso durante la Prima Guerra Mondiale. Egli torna in Algeria alla fine degli anni ’50, trovando un paese sfasciato dalla resistenza all’oppressore e da una difficile convivenza con i coloni francesi. Non è più l’Algeria degli anni 20, quella della sua infanzia, che gli appartiene ormai solo nei ricordi; era un bambino proveniente da una famiglia matriarcale, povero di mezzi ma ricco di sapere, obbediente, riflessivo, che sapeva far tesoro di ogni piccola esperienza. Ogni bambino porta con sé l’uomo che sarà. L’adulto Jean ripercorre parte della sua vita e rivive le emozioni del passato, ritrovando il suo “primo uomo” già presente nella sua infanzia. Egli crede nella convivenza pacifica tra le due opposte fazioni, convivenza che appare però impossibile dati gli attentati  e le esplosioni.

Questo percorso a ritroso nella memoria del protagonista serve anche a ritrovare il senso di appartenenza alla propria terra. Albert Camus, uno dei padri dell’esistenzialismo ateo novecentesco, nacque a Mondovi nell’Algeria francese. Importante nella sua educazione fu certamente la severità della nonna, la madre non rivestì alcun ruolo nella crescita del figlio mentre il padre, figlio di coloni francesi nativi di Bordeaux,  morì precocemente “…per servire un paese che non era suo” come ebbe a scrivere lo stesso Camus nel suo romanzo. Fondamentale fu anche il ruolo del maestro (Bernard nel film, Jean Grenier nel romanzo) che seppe riconoscere in lui il grande uomo che sarebbe diventato e verso il quale, il protagonista, nutrirà sempre enorme riconoscenza.

Il manoscritto di Camus fu ritrovato tra i rottami dell’auto in cui trovò la morte nel 1960 e fu pubblicato incompiuto nel 1994 dalla figlia Catherine. Lo sguardo morale che Gianni Amelio, regista del film, ha posato sul romanzo e sull’intera vicenda, si preoccupa di avere sempre estremo rispetto e dolorosa partecipazione. Il film ha ottenuto al Festival di Toronto 2011 il Premio della critica internazionale.

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