Il quinto potere (2013)

29/10/2013 by Renato Volpone
2013, Belgio, Biografia, Drammatico, Film Americani, Film Europei, In uscita in Italia, Recensioni, Stati Uniti, Thriller divider image
Il quinto potere (2013)

WikiLeaks ovvero la rivoluzione impossibile: Julian Assange compare all’improvviso da un misterioso passato e costruisce da solo prima e poi con l’aiuto di pochi fidati collaboratori una lotta contro la corruzione e l’imperialismo.

“Le persone sono reali, ma per opportunismo cambiano idea”: infatti il mondo di WikiLeaks è costruito su di una palafitta fatta di poche persone, almeno questo racconta il film, una costruzione instabile che si mette in lotta contro i potenti del mondo, che potrebbero portarla via con un alito di vento, ma l’albero maestro, la guida spirituale del gruppo, resiste e porta a compimento atti che segnano la storia di questo terzo millennio e che aprono spiragli per un nuovo futuro. Ma quanto c’è di vero in tutto questo? Quanto di vero nel film? Quanto di vero raccontato sui giornali? Bill Condon non dà soluzioni, il suo punto di vista è quello di Daniel Domscheit-Berg, collaboratore di Assange, che si fa venire più di un dubbio sulla diffusione dei documenti. Una sola certezza: che nulla di ciò che ci raccontano i governi, la stampa e i media in genere è vero, il concetto di verità viene sgretolato e rilegato a “punto di vista”, non esiste più nulla che sia giusto o ingiusto, la morale è sempre quella del punto di vista, che sia esso  di banchieri senza scrupoli, di governanti che fanno il bene del paese, di terroristi ecologici o di hacker informatici. Il punto di vista ha il sopravvento su di un mondo privo di valori morali, perché ognuno ha i suoi valori, quelli di un individualismo sfrenato che fa si, ci racconta Condon, che anche il più illuminato rivoluzionario conduca una lotta non per la giustizia e la verità, ma per trovare la propria giustizia e la propria verità. Un punto di vista, appunto, che può essere più o meno condivisibile, ma che porta a sperare che tutto ciò possa aprire gli animi e il cuore e portare ad un futuro migliore dove la lotta per la giustizia e la verità sia un valore superiore al denaro e al successo e sia basato sulla sincera convinzione di fare del bene “senza fare del male”.

Il film tiene un ritmo veloce e incalzante che non lascia respiro per le due ore di proiezione, attori convincenti (ottimo il doppiaggio) e una fotografia impeccabile. A volte il regista pecca un po’ di visionarietà volendo portare la storia su un livello di coscienza romanzata e non di reportage. Un film comunque da vedere e seguire con molta attenzione senza lasciarsi influenzare dai facili toni “patriottici” di tutte le parti in causa.

Voto:3 stelle

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