Il terzo tempo (2013)

23/12/2013 by Renato Volpone
2013, Drammatico, Film Europei, In uscita in Italia, Italia, Recensioni, Sportivo divider image
Il terzo tempo (2013)

Il terzo tempo come opera prima merita sicuramente cinque stelle.

Un film genuino che prende ispirazione dal neo-realismo e dal documentario per costruire un racconto che non lascia niente al caso. La sceneggiatura non concede margini alla critica: lineare, corretta, con un ben delineato punto di vista: la possibilità di riscatto. Samuel è un ragazzo che esce dal carcere e viene inserito in un programma di riabilitazione. Affidato alla custodia di Vincenzo, un giocatore di rugby un po’ disadattato, finisce a lavorare in una stalla, senza un futuro e senza speranza, con solo una grande rabbia dentro. Il destino lo metterà alla prova e gli fornirà le opportunità che forse altrove non avrebbe mai potuto trovare, forse ne farà buon uso, forse no, ma il contesto in cui si viene a trovare si incontra con il rugby, uno sport poco conosciuto, dove la cultura dello spogliatoio e del dopo partita si basa sulla solidarietà e sulla bellezza dello stare insieme e del condividere e le cose possono cambiare. Samuel non conosce questo mondo, lo scopre piano piano, forzatamente, e così lo spettatore si trova ad imparare le regole di un gioco alla cui base c’è la condivisione, la squadra, dove si vince solo se si gioca insieme: la palla si può passare solo all’indietro, senza guardare, e per andare avanti bisogna fidarsi degli altri. Enrico Maria Artale, il regista, alla presentazione del film al Nuovo Cinema Aquila di Roma, ricorda un’ intervista al giornalista scomparso Beppe D’avanzo: “abbiamo la convinzione che l’Italia abbia bisogno del rugby; che i princìpi del rugby consentano di guardare meglio lo «stato presente del costume degli italiani». Siamo persuasi che questo gioco possa migliorare l’Italia. È un mistero inglorioso, per gli italiani, il rugby. Pochi sanno esattamente di che cosa si tratta. È un peccato perché il rugby ha le stesse capacità mitopoietiche del calcio e, come il calcio, permette di interpretare il mondo…..Lo sport non è più svago, allora. Diventa un cardine della “formazione morale”. Se ogni ragazzo conosce la vittoria e la sconfitta, si rafforza la sua stabilità emotiva. Lo si prepara al servizio sociale perché si confronta con grande impegno in un quadro di regole reciprocamente accettate. Gli si insegna a rispettare l’ avversario pur volendolo sconfiggere. Lo si educa ad accettare serenamente e senza alibi l’ esito della competizione. Una partita – soprattutto la brutale franchezza di una partita di rugby – apre il solco entro cui si definisce un ethos, un’ idea di gentleman, un modo di stare al mondo e con gli altri.” Questo è il senso del film, brutale, Samuel è incapace di uscire dal suo stato di ribelle, dalla sua rabbia, ma lo è anche Vincenzo, l’allenatore, lo sono un po’ tutti, ma questo sport, che viene raccontato con grande abilità nel  film, crea le condizioni per il riscatto, per la condivisione delle cose, perché solo insieme si può andare lontano. Il film non regala nulla, lascia lo spettatore col fiato sospeso per tutta la proiezione, ma lo coccola con belle immagini e una straordinaria colonna sonora. E’ un film sui borderline, un film difficile, ma profondamente dolce e penetrante. Vorresti prendere a pugni Samuel, ma sai che non puoi farlo, che occorre trovare la giusta strada per aiutarlo e per aiutare la società a reinserirlo.

Il rugby può, perché, a differenza di tutti gli altri sport, ha un terzo tempo dove si gioca il valore della vita.

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