Ingrid Bergman – Il neorealismo italiano e l’amore con Rossellini: tutto cominciò con una lettera….

01/07/2012 by Annalina Grasso
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Ingrid Bergman

Ci sono uomini e donne che riescono a lasciare un segno nella storia e nel tempo, perché vogliono entrarvi a volte, anche prepotentemente ,essere protagonisti, sopravvivendo alle mode e ai gusti del momento,lasciando un’impronta eterna nella loro opera. E’ il caso del maestro Roberto Gastone Zeffiro Rossellini (Roma, 8 maggio 1906 – Roma, 3 giugno 1977), più noto come Roberto Rossellini, tra i maggiori esponenti del Neorealismo italiano; e l’attrice svedese Ingrid Bergman  (Stoccolma, 29 agosto 1915 – Londra, 29 agosto 1982), una delle più prestigiose e talentuose attrici che abbiano mai lavorato nell’industria del Cinema.  Sarebbe facile pensare a due stereotipi lontani tra loro: il romano estroverso, un po’ chiassoso, geniale, fantasioso, e la svedese introversa, precisa, pignola, fredda…..Invece Rossellini e la Bergman si sono trovati in sintonia da subito: lui, regista rigoroso, di cultura, libero, lei a dispetto di quello che si potesse pensare,  appassionata, avventurosa, propositiva, gioviale.

Tutto ebbe inizio con una lettera indirizzata dalla Bergman a Rossellini,dopo aver visto “Roma città aperta” e “Paisà”. Ma andiamo per gradi. Ingrid Bergman a tredici anni si ritrova orfana di entrambi i genitori e viene adottata da parenti; studia alla scuola del Reale Teatro Drammatico di Stoccolma e a vent’anni conosce Peter Lindstrom, un dentista che la presenta a un dirigente dell’industria cinematografica svedese e  facendole poi ottenere una piccola parte nel film “Il Conte della città vecchia”.

Grazie a questa piccola parte, viene notata dal regista Gustaf Molander, che decide di lanciarla in Svezia ed in  soli quattro anni,Ingrid interpreta  moltissimi altri film tra cui “Senza volto” e il celebre “Intermezzo”, che costituirà  il suo passaporto per Hollywood. (Nel frattempo sposa anche Lindstrom e avrà una figlia). Proprio del suddetto film , Il produttore  Selznick, è intenzionato a girare una versione americana e convoca la Bergman negli USA per offrirle un contratto a dir poco allettante: potrà scegliere personalmente i copioni da recitare, i registi e perfino gli attori;  privilegi insoliti per l’epoca, ma che fanno capire bene  quanto la Bergman avesse raggiunto un certa considerazione artistica internazionale e ancora prima di approdare in America, pensata dallo stesso Selznick come la possibile erede della diva per eccellenza Greta Garbo.

Ma Ingrid rifiuta: suo marito deve terminare i nuovi studi di medicina intrapresi e la bambina ha solo un anno;  firma solo per un anno e con la clausola di poter tornare in patria se il film non avrà successo. Il remake di “Intermezzo” invece ottiene un grandissimo successo: è una delle classiche love story hollywoodiane che tanto piacciono al pubblico, romantica e concisa su uno sfondo musicale, con una radiosa Bergman e un convincente Howard (reso celebre nel ruolo di Ashley in “Via col vento”). Ma nel 1940 torna in America insieme alla famiglia e di li fino alla famosa lettera intercorsero molti film, tra cui il celebre ed indimenticabile “Casablanca”di Curtiz, film mitico sul quale il tempo sembra non avere presa, che a ben guardare la storia d’amore tra la Bergamn (Ilsa) e Bogart (Rick) è un pretesto per una sottile propaganda antinazista durante la guerra. Usci’ in Italia  nel 1945 in una versione censurata nei dialoghi: eliminati i riferimenti ai fascisti italiani e tolto il personaggio del capitano Tonelli che all’aeroporto fa il saluto romano.  Fu poi la volta della sua prima nomination all’Oscar per il ruolo di Maria, vittima della guerra civile spagnola nel film tratto dal romanzo di Ernest Hemingway “Per chi suona la campana”. Qui invece venne sacrificato l’aspetto politico a vantaggio di quello sentimentale tra la protagonista e il repubblicano Robert Jordan. L’anno successivo l’Oscar, la Bergman lo conquistò davvero, con il thriller “Angoscia” di Cukor, ambientato nell’ Inghilterra vittoriana, sembra un vero e proprio trattato sulla manipolazione psicologia e dimostrazione di una straordinaria bravura recitativa: un gentiluomo convince la giovane moglie ad abitare nella vecchia casa dove fu assassinata sua zia e, con una diabolico stratagemma psicologico, la spinge sull’orlo della pazzia sino a quando interviene un ispettore. La sua terza candidatura consecutiva all‘Oscar come migliore attrice arriva per l’interpretazione di una suora nel film “Le campane di Santa Maria”con una gran dose di miele e zucchero; e nel 1946 gira il suo ultimo film con Selznick: “Notorius”di Alfred Hitchcock, ( lui si era preso una bella cotta per lei) ed insieme a  Cary Grant. A dispetto di molti altri film del maestro del brivido qui manca l’umorismo, ma in compenso c’è molto malessere intorno ad una delle tematiche più abusate dal cinema :spionaggio e controspionaggio nell’America del Sud durante la guerra. Ingrid è magnetica nel ruolo della figlia di spie tedesche condannata in America che si mette al servizio di un agente americano (un insolito e amaro Grant); ed  il film fece parlare di sé anche per il famoso bacio, uno dei più lunghi della storia del cinema, tra i due protagonisti.

Terminata l’avventura cinematografica con Selznick, soprattutto per le pressioni esercitate dal marito della Bergman (Lindstrom convince la moglie che il produttore l’ha  sfruttata, incassando milioni di dollari in cambio di un compenso di soli 80 mila dollari annui), Ingrid firma con una nuova casa di produzione per realizzare il film che poi non sarà un successo sperato dall’attrice: il confuso e troppo ambizioso  “Arco di trionfo”. Cosi l’attrice decide di rischiare, non è la classica attrice dipendente da un regista o produttore, Ingrid è una donna colta, intelligente, intraprendente, amante dell’arte: costituisce una società di produzione indipendente e, con un costo di ben cinque milioni di dollari (cifra folle per l’epoca), realizza il suo tanto sognato ed immaginato film “Giovanna d’Arco”con la regia di Fleming. Non sarà un successo cosi come un altro film di Hitchcock, “Il peccato di Lady Considine”; ma,  nonostante dei flop la Bergman, nel giro di pochi  anni, attraverso ritratti di donne innamorate, sensibili, con il suo volto angelico, di una pacata, dolce ma intensa bellezza, interprete di sia di commedie leggere che di drammi commoventi, divento una star affermata e  acclamata nel mondo, tanto che le fu definita “il più illustre regalo della Svezia a Hollywood”.

Dopo la lunga parentesi americana, era giunto il momento per Ingrid di fare esperienza e di dare lustro anche al cinema italiano, in quegli anni molto prolifico di film importanti che avrebbero fatto la storia del cinema; e fu proprio lei a proporsi al grande regista Roberto Rossellini. Spinta dall’amico fotoreporter Robert Capa, Ingrid scrive una memorabile lettera al regista romano, dichiarandosi pronta a recitare per lui: “Caro signor Rossellini, ho visto i suoi film “Roma città aperta” e “Paisà” e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla l’inglese molto bene, che non ha dimenticato il tedesco, che si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei. Ingrid Bergman”. E Rossellini non si fece sfuggire questa grande occasione: tirò fuori dal cassetto  un copione destinato in origine ad Anna Magnani, al tempo sua compagna, e ambientato a Stromboli. La Bergman era impegnata in Europa, mentre il regista si precipitò a Parigi, dove riusci’ ad incontrarla per proporle il progetto del film.

Ottenuto intanto un finanziamento da Howard Hughes, grazie alla fama della Bergman, Rossellini ricevette per telegramma una risposta positiva dall’attrice e, nel marzo 1949 iniziò la lavorazione di” Stromboli terra di Dio.”

E’ proprio il neorealismo di Rossellini illustra meglio la fase della rievocazione dei disastri della guerra, e la Bergman colse subito questo aspetto, tutti i momenti più alti del film rappresentano la morte,ma Rossellini alterna commedia e dramma sapientemente, per lui le regole e la moralità non valgono più nel momento in cui la violenza invade la realtà, non giudica, ma osserva, non attenua ma guarda in faccia l’uomo. E cosi è anche per “Paisà”: si incrociano destini che mai si sarebbero toccati se non fosse stato per la guerra, ma si tutte le storie dei protagonisti si risolvono in maniera diversa; in “Germania anno zero”c’è una chiusura totale, la città di Berlino è come stretta in una morsa, nemmeno qui Rossellini imbroglia di fronte alla morte, ma l’accetta stoicamente. Truffaut disse di Rossellini: “Roberto mi ha insegnato che il soggetto di un film è più importante dell’originalità dei titoli di testa, che una buona sceneggiatura deve stare in dodici pagine, che bisogna filmare i bambini con maggior rispetto di qualsiasi altra cosa, che la macchina da presa non ha più importanza di una forchetta e che bisogna potersi dire, prima di ogni ripresa: O faccio questo film o crepo”.

E’ anche il periodo dei grandi film di De Sica :la favola dolorosa ed ingenua di due bambini in riformatorio che sognano di comprarsi un cavallo bianco:”Sciuscià”,che vinse l’Oscar   nel 1947 (ebbe un’accoglienza fredda in Italia:” “Si vergogni di fare film come questo! Che diranno di noi all’estero? I panni sporchi si lavano in casa!”. Questa fu la frase gridata a De Sica dopo la proiezione della pellicola), “Ladri di biciclette”, “Umberto D.”,“I bambini ci guardano”,  di Visconti con “Ossessione”, “La terra trema”,”Bellissima”,di De Sanctis con “Riso amaro” e “Non c’è pace tra gli ulivi”,ma anche degli scanzonati Zampa con il garbato ed innocuo“Un americano a Roma”( ma garbo e realismo non vanno molto d’accordo) e “L’onorevole Angelina”con Anna Magnani in veste di capopopolo. C’è spazio anche per il regista de “I dolci inganni” che in quel frangente propose esperimenti neorealistici: Lattuada con “Il bandito”e “Senza pietà”, Soldati con “Piccolo mondo antico” e “Malombra”,e  l’elegante Castellani con “Due soldi di speranza”. E’ il periodo  del grande cinema italiano ,dove  la polemica sociale non parte da un’ideologia ma da un fattore umano, che avrebbe conquistato il mondo,e specialmente la Francia con la Nouvelle Vague,oltre ai documentari americani.

Ma ad un certo punto tutti i neorealisti avvertirono che ormai la stagione postbellica stava per esaurirsi, fra questi , quello che ne prese maggiormente coscienza fu proprio Rossellini, capendo che la materia drammaturgica che offriva l’esperienza della guerra non poteva più offrire validi e nuovi spunti. Ma il regista romano non ci mise molto a trovare una nuova strada; cominciò ad approfondire tematiche che possono considerarsi cristiane dove l’uomo non è posto di fronte a decisioni fondamentali come la vita e la morte, ma comunque mette in pericolo sé stesso, alla ricerca della felicità, sbagliando o a volte esitando proprio per la paura di sbagliare.  E per far questo si affidò alla bravura e all’intelligenza  dell’antidiva per eccellenza: Anna Magnani , prima nel film “Amore”dove la protagonista si trova in una situazione estrema e con Ingrid Bergman poi proprio con “Stromboli, terra di Dio”. E la tentazione di tradire il realismo era forte ma Rossellini andò a girare il film,esterni ed interni su quell’isola perché in fondo voleva ribadirlo il neorealismo ma con nuove soluzioni stilistiche e narrative.

E’ il romanzo esistenziale e drammatico  di una giovane donna lituana Karin (Bergman) che, per rimanere in Italia sposa ,pur non amandolo , una guardia del campo d’internamento, pescatore di Stromboli, un’isola deserta, dura, povera ,dominata dalla minaccia e dell’ira del suo vulcano . E’ un monologo della protagonista che si smarrisce, vagabonda per l’isola, invoca Dio, poi ritorna da vincitrice e da sconfitta allo stesso tempo, insieme ai film “Europa 51” e “Viaggio in Italia”, forma la” trilogia della solitudine”.  Fu una lavorazione complessa, 102 giorni invece dei 42 previsti per via delle polemiche e degli scandali che ruotavano intorno alla Bergman e a Rossellini, il set era continuamente assediato da giornalisti e fotografi. Il film che fu un inferno ma che divenne un capolavoro, l’avventura di Ingrid su quell’isola selvaggia senza alberghi e telefono, (si sistemarono su una casa rosa sulla spiaggia con la sorella di Rossellini e la segretaria di Ingrid) dove le donne erano tutte vestite di nero, all’inizio sembrava divertente, ma girare un film li era un’impresa ardua. In fondo è sempre neorealismo! E “Stromboli” è un film nel film. La Bergman si lamenta, vorrebbe andare via, pare che abbia sbottato un giorno:”Maledetti questi film realisti, questa gente non sa che cosa sia un dialogo e non sa come muoversi davanti alla macchina da presa. Roberto, non riesco a sopportare di lavorare ancora un solo giorno con te!”

Ma il paziente ed incantatore Rossellini sa come calmare la professionale e rigorosa attrice nordica: le regala un cane e le fa portare dalla Sicilia  una bella scorta di spaghetti cosi lui può pensare a come far recitare al meglio la gente del posto. E qui comincia un altro film. Tra gli attori ci sono due pescatori salernitani, di cui uno in particolare, Mario Vitale che molto probabilmente si innamora della Bergman, e chiede continuamente al regista:” Ma quando dovrò  baciarla?”,Rossellini,che aveva già tolto la parte all’altro attore,più bello, lo gela: “Mai. Prendi 75 dollari alla settimana per non baciare nessuno“. Il film va avanti, tra l’assedio dei giornalisti che vogliono sapere con chi dorme la diva, non gliene importa nulla del film, e anche la storia d’amore tra il regista e l’attrice divampa, tra le lettere tumultuose che il marito di Ingrid invia  dalla Svezia. E l’ormai ex compagna di Rossellini, la vulcanica e passionale Anna Magnani, dov’era? Era impegnata su un’altra isola, Vulcano a girare il SUO film. Due isole che si guardavano in cagnesco, due donne rivali, l’educata e composta Ingrid e la fumantina Anna che apostrofò la sua rivale con l’espressione:“Qua’ traffichina de la Bergman”.Due film, quindi. E in mezzo Roberto Rossellini, nel mar Tirreno. Una storia del dopoguerra; che prosegui’ anche dopo la realizzazione dei due film (la generosa  Ingrid lasciò un bel po’ di soldi alle due chiese dell’isola , ai pescatori perché aggiustassero le reti, ad una donna ammalata, a un’altra sola con tanti figli, a un uomo perché acquistasse una protesi per la gamba che gli mancava,e da un bambino che doveva operarsi agli occhi). E l’epilogo si svolse a Roma nel 1950 in una sala cinematografiche, quella di Fiamma dove fu presentato il film “Vulcano” con la Magnani. Ad un certo punto, il proiettore andò a fuoco e quando venne sostituito, Anna si accorse che molti degli invitati non c’erano più. “Che cosa succede?”, urlò. “I giornalisti se ne sono andati”, fu la risposta. Eseguiì il peggio: “Ingrid Bergman ha appena avuto un figlio. La stampa sta andando in ospedale”. Era il primo figlio di Ingrid e di Roberto . Lei aveva 35 anni,lui 44. E Anna Magnani 42, lei e Roberto erano state una delle coppie più celebri del cinema, ma la loro relazione era sempre stata rissosa  conflittuale e tormentata. Litigi e discussioni consumati anche nei loro luoghi preferiti di vacanza: Amalfi, Capri, Napoli. E nemmeno a farlo apposta una magnifica Magnani nel film “La voce umana”diretta proprio da Rossellini  nella parte di un’amante disperata  che stava per perdere l’uomo amato ,urla: “Promettimi almeno questo. Che non andrete nello stesso albergo dove andavamo noi due”. Ironia della sorte: Rossellini e la Bergman visitarono a lungo quei magnifici posti che il regista non fece mai mistero di amare, cosi come amava la gente del posto, cosi folle ed accogliente.

“Negli eventi umani c’è qualcosa di imponderabile che sfugge alla ragione” cosi sentenziava il pensatore Biagio Pascal, e in effetti se Ingrid avesse scritto una lettera diversa, non cosi languida o se non l’avesse scritta affatto o se ancora il suo amico fotografo non l’avesse consigliata in questo senso  le cose sarebbero andate diversamente, un po’ come la storia del naso di Cleopatra, se fosse stato diverso, il corso della storia sarebbe cambiato.

Ma torniamo alla stampa, o meglio all’opinione pubblica in merito alla relazione di Ingrid con Rossellini  nata sul set di “Stromboli”e successivamente alla sua gravidanza. Fino a quel momento la Bergman che era considerata una santa, diventa improvvisamente un’adultera,  una concubina da condannare , definendola  “Hollywood’s apostle of degradation” (apostolo della degradazione di Hollywood), montando a suo sfavore una campagna denigratoria senza precedenti; il dottor Lindstrom chiede il divorzio e ottiene l’affidamento della figlia Pia. Come spesso accade è la stampa a stabilire la moralità di una persona, ad esaltarla e ad affossarla, a legittimare una diva e a delegittimarla secondo i suoi tempi e i suoi modi.  Ma in realtà Rossellini era già separato dalla prima moglie e la burrascosa relazione con la Magnani,sempre pronta a rompere qualche piatto, era ormai, di fatto, già terminata, sebbene Anna si sentisse ancora legata al regista.“Stromboli” ottiene successo in Italia soprattutto per la curiosità che ruota intorno alla coppia, mentre in America il film sarà un clamoroso fiasco, sia per l’atteggiamento sfavorevole dei media, sia per le pressioni dei finanziatori del film, che hanno preteso un montaggio che non rispecchia  le intenzioni dell’autore (Rossellini infatti si adirò molto per questo, ma non solo per il suddetto film, ma anche ,ad esempio per  “Europa 51”, la censura eliminò una frase tratta dal Vangelo e in “Francesco, giullare di Dio” venne tagliato il prologo, un montaggio delle immagini di Giotto, perché si faceva riferimento alla Chiesa corrotta che il Santo voleva combattere). Ne nacque anche una causa giudiziaria e alla fine fu deciso che la versione della Rko poteva  circolare, ma solo negli Stati Uniti.

Nel 1952  nascono le gemelle Isotta Ingrid e Isabella; la Bergman riconquista lentamente le simpatie del pubblico, la stampa che atterra e che consola,  la ritrae in pose da casalinga e da mamma felice ( il geloso Rossellini avrebbe voluto vederla sempre cosi…)e la stessa attrice afferma di aver trovato finalmente la felicità a Roma, anche se i film che continua a girare con Rossellini sono ignorati dal pubblico.

E’ il caso del film citato prima “Europa 51”, un dramma esistenziale e dura critica all’ideologia della società della guerra fredda: Irene (Bergman), moglie americana di un diplomatico , conduce in Italia una vita agiata piena di impegni, ma trascura il figlio  adolescente che dopo aver chiesto più volte un dialogo con la madre e vistoselo negare, si ammala, viene ricoverato in ospedale e muore. Irene si sente in colpa, non parla né con il marito né con sua madre venuta dall’America, si isola sempre di più. Si accosta poi dapprima al marxismo, poi alla religione, senza esserne consapevole, in realtà cerca di fare del bene per gli altri, con opere di beneficenza. Verrà poi rinchiusa in una clinica per soffocare lo scandalo che avrebbe colpito il loro ambiente borghese. Intensa e compassata qui la Bergman, commovente e confusa a tratti; Rossellini, coerente con la sua logica neorealista, pone lo sguardo sui problemi della società contemporanea post-bellica, sull’indifferenza, la chiusura, della borghesia, una razza aliena che sarà al centro del cinema di Bunuel con  graziosa ironia e distacco  (“Il fascino discreto della borghesia” del 1972).

Il 1953 invece è la volta di “Viaggio in Italia”: una coppia di inglesi, (Ingrid Bergman e George Sanders), è diretta verso Napoli per una   vendita di una proprietà ereditata. Il viaggio in Italia li costringe, per la prima volta dopo il viaggio di nozze, a trovarsi davvero vicini e a guardarsi in faccia, a vedersi per quelli che realmente sono. Lui si  distrae a Capri. Lei visita i musei,  e guida la sua macchina per le vie di Napoli. Sono in crisi. L’ultimo giorno scoppia una lite, che li porta al limite del divorzio. Ma una visita alle rovine di Pompei  li fa assistere alla riesumazione di alcuni corpi sepolti dalla lava; tra questi, due amanti abbracciati nella morte. Usciranno dalla noia e dalla solitudine. Non apprezzato in Italia ma osannato in Francia, il regista esponente della Nouvelle Vague, Rivette disse: “Con l’apparizione di Viaggio in Italia tutti i film sono improvvisamente invecchiati di dieci anni”.  Il film influenzò tutto il cinema degli anni ’60; cosi come erano stati i primi film neorealisti del grande regista. E in qualche modo i temi trattati in “Europa 51” qui trovano la loro giusta misura e perfetto sviluppo.

Versante privato non meno importante ai fini della coppia professionale Bergman-Rossellini:Ingrid ce la mette tutta  per essere una brava massaia cosi come voleva suo marito, anzi si può dire che provasse un’insana passione per i lavori domestici, e amava occuparsi del bambino, ovviamente,ma lo faceva soprattutto per suo marito, cresciuto in una famiglia maschilista e borghese, abituato in un certo modo. Ma non le si addiceva..Alla Ingrid avventurosa ed emancipata piaceva lavorare, e poi a Rossellini tutto quell’ordine “svedese”,tutta quella perfezione non piaceva molto. Ingrid si metteva il grembiule da cameriera tutta contenta, a Rossellini dava fastidio che lei sparecchiasse subito dopo aver finito di mangiare, lui preferiva restare a chiacchierare a tavola fino a tardi,  gli piaceva il “disordine creativo” come lo chiamava lui, non la rigorosa geometria per la casa che usava sua moglie. Lui disdiceva appuntamenti, dava buca, arrivava in ritardo, e a lei questo andamento irrazionale dava fastidio…Lui si arrabbiava per niente , e lo faceva vedere, lei da buona nordica solo per le cose gravi e nemmeno lo faceva vedere.

Si cominciò a litigare sempre più frequentemente, Ingrid inizia a fare autocritica soprattutto in riferimento al fallimento in America di “Stromboli”:”Tutti lo consideravano un mio fallimento di donna, a quanto pare avevo rovinato la mia immagine, benchè non avessi mai compreso di averne una,ero come un pesce fuor d’acqua”. La vita divertente di coppia cominciata sul set di quel film era ben altra cosa dalla quotidianità. Era davvero un’impresa anche lavorare con Rossellini: non era un mistero che il regista non amasse gli attori, li considerava persone frivole, finte e da loro pretendeva la realtà non una performance recitativa di alto livello. Consegnava loro il copione all’ultimo minuto, perché non voleva che lo ripetessero allo specchio, pensava in fondo, che gli italiani erano esibizionisti , e riuscivano ad inventarsi dialoghi divertendosi, tutto in modo naturale. Ma la Bergman no. Era una professionista, e per quanto questo la affascinasse, non riusciva ad entrare in quella mentalità, perché lei voleva recitare non interpretare sé stessa. A tutte queste incompatibilità di carattere e lavorative si aggiungeva la gelosia di Rossellini, non voleva che Ingrid sembrasse bella, una volta le disse che il suo problema era quello di avere un viso troppo bello e che il suo fascino doveva conservarlo tra le mura domestiche. Ma un simile privilegio non dura per sempre, quindi perché la bella e colta attrice non poteva approfittarne ancora per un po’ di questo dono?

Liti dopo liti, la situazione degenerò quando Rossellini quasi impose alla moglie di lavorare con altri registi, che avrebbero sicuramente fatto film di successo presso il pubblico, e poi i debiti… La rottura arriva nel 1955  che coinciderà più o meno con quella professionale. Il regista francese Renoir, molto amico di Rossellini propone alla Bergman di girare un film a Parigi. Ingrid accetta e va a Parigi con i figli per  girare il film in costume “Eliana e gli uomini”. Rossellini non poteva opporsi ma era amareggiato.

Il film che è un inno all’amore, quasi un’ operetta, farà riaccendere l’attenzione sulla diva. Intanto la Bergman riceve dagli Stati Uniti una favolosa offerta da parte della Fox, per il ruolo di protagonista in una produzione ad alto budget sulla superstite dell’eccidio della famiglia dello zar di Russia. Con questo ruolo, “ Anastasia”, con Yul Brynner,”nel 1956, la Bergman fa il suo ritorno trionfale a Hollywood dopo lo scandalo, e vince l’Oscar come “migliore attrice” per la seconda volta. Una bella rivincita.

Rossellini intanto era partito per l’India e i messaggi tra di loro diventavano sempre più laconici, lei più distante e lui più orgoglioso di quanto non lo fosse già. Ma Ingrid non voleva lasciarlo, dopo tutto quello che era accaduto quando si erano sposati, non voleva un altro scandalo. Ma ci pensò Rossellini a chiudere definitivamente, proprio in India aveva intrapreso una relazione con una giovane sceneggiatrice che diverrà la sua compagna. Ormai in Italia era considerato un regista finito, tutta la fortuna accumulata con i suoi film in gran parte sperperata per il palazzo lussuoso ai Parioli, i vestiti firmati, le automobili, il personale di servizio, ecc..

Ingrid intanto riprende a interpretare successi ,con “Indiscreto” con Cary Grant, una commedia sofisticata ed elegantemente superficiale dove interpreta proprio una ricca attrice; e “La locanda della sesta felicità”nel ruolo di una missionaria che, in Cina, durante la Seconda Guerra Mondiale salva molti bambini. Conosce anche  un impresario teatrale svedese, Lars Schmidt, che diventerà il suo terzo marito nel 1958.

Il suo terzo premio Oscar arriva per il suo ruolo nel film “Assassinio sull’Orient Express”tratto dal romanzo giallo di Agatha Christie:  nel 1934 il celebre treno, in viaggio da Istanbul a Calais, è bloccato dalla neve. Viene commesso un omicidio di un individuo dal passato non proprio limpido; il detective Hercule Poirot risolve il caso. L’elegante Lumet mise in piedi uno dei cast più divistici  della storia del cinema (Connery, Perkins,Bisset, Bacall,Finney, Redgrave..).Ironia,tensione e atmosfera di mistero.

Ingrid  ritirando  la terza statuetta,  dichiara pubblicamente che, secondo la sua opinione, l’Oscar sarebbe dovuto andare all’amica,la nostra  Valentina Cortese, candidata per il bellissimo film “ Effetto notte” di François Truffaut. Arriva anche una proposta dalla madrepatria  nel 1978 di lavorare con uno dei più grandi registi: Ingmar Bergman. Ingrid ancora una volta dà una grandissima prova di bravura ed intensità oltre che di coraggio, in quanto reduce da un intervento chirurgico per un tumore.

“Sinfonia d’autunno”rappresenta un” cinema di volti” tipicamente bergmaniano, dove la tensione tra una madre pianista (Bergman) che ha sacrificato la famiglia per la carriera e la maggiore tra le  sue due figlie (la scintillante Liv Ullman, soprannominata” l’angelo norvegese”,che sarà legata al regista non solo professionalmente), diventa un doppio monologo ,aspro, duro commovente. Si avverte che quando Bergman lo girò, era in piena crisi esistenziale. Alla fine di marzo 1976, Bergman è ricoverato per tre settimane nel reparto psichiatrico dell’Ospedale Karolinska a Stoccolma.

Dopo l’ultima grande prova di recitazione al cinema, per la quale sarà candidata per la settimana volta agli Oscar, Ingrid si cimenta anche nella televisione: interpreta il primo ministro israeliano Golda Meir per il quale riceverà un premio Emmy postumo nel 1982 come migliore attrice.

Per il suo contributo all’industria cinematografica, Ingrid Bergman ha una stella nella Hollywood Walk of Fame. Proprio  negli Stati Uniti, dove andò agli inizi della sua carriera perché  ambiziosa, giovane, piena di entusiasmo  e l’America in quel momento era il posto giusto per una persona come lei; e da dove scappò perché era annoiata dal sistema hollywoodiano, dall’attenzione che si dava all’aspetto commerciale piuttosto che a quello artistico. Voleva cimentarsi in cose diverse, migliorarsi. Erano anche  gli anni del maccartismo, ed Ingrid  era stufa nel vedere colleghi e amici emarginati perché sospettati di essere comunisti.

Ingrid Bergman, svedese, con un viso svedese. Mentalità svedese, nome svedese, eppure sembrava un’americana come notò Oriana Fallaci in una splendida ed indiscreta intervista all’attrice nel 1962 a Parigi. Ed infatti è difficile immaginare la diva in Svezia: Le notti bianche che per sei mesi all’anno fanno spasimare un desiderio di buio e le lunghe notti che per altri sei mesi fanno spasimare un desiderio di luce non si addicono al suo spirito inquieto. La metodicità dei suoi concittadini che non parcheggiano mai l’automobile in un luogo proibito, che non dimenticano mai di mettersi in coda per comprare un francobollo, e son tanto scrupolosi da aver statalizzato perfino i teddy boys utilizzandoli in ore stabilite per le pubbliche necessità (lasciandoli sgavazzare per il resto del giorno nell’apposito recinto che appartiene al municipio), non si addice al suo bisogno di avventura”.Cosi la pensava la Fallaci. E aveva ragione. Ingrid avave molti più punti in comune con l’America che con l’Italia, sebbene amasse ripetere che gli italiani sono più buoni e altruisti mentre in America aiutano si, ma solo  con i soldi..

Ingrid Bergman , la donna per la quale recitare non era un lavoro ma una passione, un modo di stare al mondo (lo dimostra il fatto che non era una pupattola nelle mani dei registi, ma collaborava anche con loro, lavoravano insieme non era lei a lavorare per qualcuno..); che non aveva paura di esibirsi anche con l’andare degli anni. Secondo lei una vera attrice recita fino ad un’ora prima di morire: “Le attrici ci vogliono anche vecchie, per le parti di donne vecchie. Sia al cinema che al teatro non vi sono mica soltanto parti di donne giovani”.

Ingrid Bergman , una donna coraggiosa che seppe dire molti no, che si mise contro l’America per un periodo, che fece sua,pragmaticamente la frase :”La felicità è fatta di buona salute e di cattiva memoria”, che seppe tenere unita la famiglia anche dopo la rottura con Rossellini, senza rancori e vendette personali.

Chissà, forse  un uomo come Roberto Rossellini avrebbe avuto bisogno di più successo popolare e fortuna con gli ultimi film per mantenere in piedi il matrimonio con la Bergman o più semplicemente di meno orgoglio e gelosia.

Ah, quella languida lettera…




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