Intervista a Marco Risi – Pensieri di oggi e domani

14/10/2014 by Maurizio
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Intervista a Marco Risi

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Figlio del  celebre regista Dino, oggi ultimociak.com vuole ripercorrere le  tappe di Marco Risi.

Ciao Marco, ti ringraziamo per la tua disponibilità. Raccontaci partendo dalle origini come sono state costruite le  sceneggiature di  Caro papà e Sono fotogenico. Che consigli ti ha  dato tuo padre per i tuoi primi lavori?

Caro papà è nato sull’onda di quegli anni in cui c’era un attentato al  giorno, gli anni di piombo, ed io sono entrato nella sceneggiatura  accanto a Zapponi per curare la parte del figlio di Gassman.
Sono Fotogenico è stata la conseguenza del primo, anche se film di  genere completamente diverso qui è aumentata la mia collaborazione  accanto a Massimo Franciosa, esperto di commedia.

Nel 1982 arriva il tuo primo film Vado a vivere da solo, in cui  nelle vesti di protagonista vediamo Jerry Calà. Emozionato per la  tua prima volta sul grande schermo?

Molto emozionato. Mi ricordo che quasi non ho chiuso occhio tutta la  notte prima del primo giorno di riprese. Avevo l’elenco di tutte le  inquadrature pronte. Dovevo farmi vedere sicuro di me e non perdere  tempo.

Ritroviamo Jerry Calà anche in Un ragazzo e una ragazza e Colpo di  fulmine. Oggi come valuti quei lavori e che modifiche faresti se  tornassi indietro?

Già, i miei primi tre film tutti con Jerry Calà. In realtà avrei  voluto cominciare con il terzo, Colpo di Fulmine perché era una mia  sceneggiatura alla quale tenevo parecchio ma non è stato possibile. I  film hanno avuto successo, meno Colpo di Fulmine, e quindi li valuto  bene ma non mi chiedete quali modifiche farei se tornassi indietro  perché probabilmente cambierei tutto.

Nel 1987 arriva il primo film drammatico dopo varie commedie.  Soldati – 365 all’alba è stato un lavoro che ti ha creato non pochi  problemi in fase di produzione. E’ stato il primo film in tema  militare a trattare l’argomento con un tono serio. Due anni dopo,  prendendo spunto da questo film, verrà prodotta la serie televisiva  comica intitolata Classe di ferro. Che rapporto hai avuto con il  cast? Hai fatto numerosi sopralluoghi per creare l’atmosfera giusta?

Soldati non è stato il primo film a trattare in maniera seria il  problema del servizio militare. C’era stato Marcia Trionfale di  Bellocchio qualche anno prima. Però è stato il film che mi ha permesso  poi di passare ad un genere decisamente più drammatico come Mery per  sempre. Con il cast ho avuto un bel rapporto anche perché era formato  tutto (a parte Amendola, D’Apporto e Agostina Belli) da attori poco  conosciuti e quindi non inclini a rompere le scatole ma attenti alle  indicazioni e precisi sul set. I problemi li abbiamo avuti con  l’esercito che non ci ha dato neanche una divisa perché non voleva si  vedesse un tenente frustrato come D’Apporto. Numerosi sopralluoghi,  soprattutto per trovare la caserma perché, naturalmente, non ce ne  hanno concessa neanche una. Abbiamo trovato in Friuli una ex caserma  diventata museo gestito da un pazzo fissato con le armi.

Mery per sempre nel 1989 è stato a tutti gli effetti un capolavoro,  così come il sequel Ragazzi Fuori l’anno successivo. Le musiche   sono del grande Giancarlo Bigazzi in collaborazione con Marco  Falagiani. Raccontaci come è iniziata la collaborazione  con il  grande e indimenticabile musicista toscano.

Il rapporto con Giancarlo Bigazzi per le musiche di Mery  e Ragazzi  Fuori è stato splendido. Sono stato a casa sua ospite in collina a  Firenze in tutte e due le occasioni e mi sono divertito parecchio con  lui. Mery per sempre aveva un commento più classico e commovente,  Ragazzi fuori più duro e etnico. In Ragazzi Fuori ho anche cantato: si  sente la mia voce quando picchiano Claudio. Mi manca molto Bigazzi e  il suo spirito caustico. Era un piacere stare con lui. Con lui ho  anche fatto L’Ultimo Padrino ma purtroppo Giancarlo era già malato.

Avanzando nel tempo arriviamo al Branco nel 1994, tratto  dall’omonimo romanzo di Andrea Carraro che ha collaborato nella  sceneggiatura. Hai avuto modo di trovare differenze di carattere  sociale  tra il gruppo di balordi romani e quello che vediamo in  Ragazzi fuori?

Il Branco può essere considerato il film che chiude la trilogia Mery  per sempre, Ragazzi fuori. Nasce da un libro di Andrea Carraro che  prendeva spunto da un fatto di cronaca nei dintorni di Roma e il  dialetto è quello burino dei castelli. In Ragazzi fuori c’era un  tentativo di stupro interrotto da Natale, qui invece si va avanti in  maniera terribile e dolorosa anche se non si assiste mai alle  violenze. Quello che mi attraeva era che per la prima volta si teneva  l’obiettivo più sul carnefice che sulla vittima, cercando di capire i  meccanismi del Branco, dell’accettazione nel Branco. Fu aspramente  criticato. Uma Thurman che era in giuria a Venezia addirittura uscì  sconvolta dalla proiezione che chiese al proiezionista di  interrompere. Credo sia uno dei miei film girati meglio.

Come ti sei trovato con Libero De Rienzo in Fortapàsc? Che giudizio  ha avuto la critica su questo lavoro?

Sono molto affezionato a Fortapàsc e a Libero De Rienzo. Con lui mi  sono trovato benissimo anche perché ha capito da subito la sensibilità  del personaggio, la sua vitalità e la sua anima. E’ come se avessi  conosciuto attraverso Libero De Rienzo il vero Giancarlo Siani. La  critica ne ha parlato quasi unanimemente bene anche se il pubblico  nelle sale lo ha trascurato per poi rifarsi nei passaggi televisivi.

Come ti sei trovato con Libero De Rienzo in Fortapàsc? Che giudizio  ha avuto la critica su questo lavoro?

Raccontaci qualcosa di Tre Tocchi, la tua ultima fatica  cinematografica. Come è nata l’idea?

Tre Tocchi è un film sugli attori ma non su quelli famosi, su quelli  che non riescono a trovare lavoro. L’idea mi è venuta andando a  giocare a calcio nell’Italiana Attori, quella allenata da Giacomino  Losi, quella nella quale giocava Pasolini. Me li studiavo, volevo  capire chi fossero, che facessero, come passassero le loro giornate,  le loro rabbie, debolezze e dolori. Ne è venuto fuori un film molto  libero e forte nel quale ho deciso di investire anche dei soldi in  prima persona proprio perché ci credevo molto. Non succede spesso.

Chi avresti voluto dirigere in un tuo film parlando di attori del  passato?

Gli attori del passato mi sarebbe piaciuto dirigerli tutti e con  Gassman ci ero andato vicino. Avevamo anche cominciato a girare un  film con lui che aveva a che fare con la sua depressione che purtroppo  poi gli è venuta veramente, la terza, e che lo ha portato via.

Il miglior film di Dino Risi secondo il tuo punto di vista?

Credo che il miglior film di mio padre sia Il Sorpasso. In quel film  c’è tutta l’Italia, com’era e come sarebbe diventata. Qui sta la sua  grandezza.

Progetti futuri?

Progetti futuri? Non so ancora. Varie cose da scartare e da prendere  in considerazione.

L’ultimo film che hai visto al cinema?

L’ultimo film che ho visto al cinema è Anime Nere di Francesco Munzi e  mi è piaciuto molto.

Cosa pensi della tv in generale?

La tv la guardo e mi piace e non mi piace. Mi piace lo sport, Gomorra  la serie e le televendite.

Ti vedremo ancora alla regia di una fiction? Il tuo ultimo lavoro è  stato L’ultimo Padrino con Michele Placido. Hai avuto altre proposte  per la tv che hai rifiutato?

Dopo L’Ultimo Padrino ci sono state altre proposte di cose per la tv  ma non mi interessavano abbastanza.

Infine raccontaci un tuo sogno cinematografico  che per varie  ragioni non potrà mai realizzarsi….

C’è un film attorno al quale giro da anni, addirittura dopo il mio  primo. E’ la storia di un ragazzo che vive sui tetti. Anni fa sarebbe  stato troppo complicato girarlo, oggi meno ma ce l’ho talmente chiaro  in testa e lo vedo così bello che probabilmente lo rovinerei girandolo  e quindi me lo tengo nella mia immaginazione.

Grazie da parte di tutto lo staff di Ultimociak.com




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