Io, Arlecchino (2014)

20/04/2016 by Renato Volpone
2014, Commedia, Drammatico, Film Europei, Italia, Recensioni divider image
Io, Arlecchino (2014)

Sembra quasi incredibile che questo film nasca da un’idea di Giorgio Pasotti, attore prorompente di telefilm d’azione o di commedie leggere, eppure è così, a quattro mani con Matteo Bini e la drammaturgia di Davide Ferrario, l’attore sorprende costruendo un bel racconto con mille risvolti etico-sociali.

Si parla di drammaturgia perché il film entra nel teatro, nella storia del teatro e la contrappone ai moderno talk show. Pasotti interpreta un conduttore televisivo di “storie-verità” che sta per raggiungere il successo sperato. Improvvisamente gli giunge la notizia che il padre, “l’insuperabile” Roberto Herlitzka, è stato ricoverato in ospedale. Il giovane presentatore si trova a dover affrontare il vecchio attore di teatro, la maschera, l’Arlecchino del teatro dell’Arte. Paolo e Giovanni, due generazioni a confronto, due mondi opposti che si incontrano in una congiunzione quasi astrale. Paolo e i riflettori della TV, Giovanni che la TV non sa neanche cosa sia, rapito dall’amore per il teatro. La storia si sposta dal palcoscenico televisivo al piccolo teatro costruito in una chiesa di un piccolo paese delle montagne bergamasche. Qui Paolo incontrerà l’umanità delle maschere, diverse tra loro, ma ognuna con il suo cuore grande, anche se magari avaro come quello di Pantalone o vanesio come Balanzone. Giovanni è ammalato, molto malato, e Herlitzka riesce a portare lo spettatore alla commozione più grande, le lacrime scendono copiose su di un sipario che cala lento e pesante: mai interprete è stato più indovinato per questo personaggio. Herlitzka non è un vero Arlecchino, ma incarna l’anima del palcoscenico, la golosità di avere un pubblico davanti e, come fa sempre a teatro, incanta con quella sua aria sognante, ma sempre attenta a tutto ciò che accade intorno, forse proprio come Arlecchino che deve tutto osservare per schivare le bastonate del padrone.

La grandiosità dell’interprete scava profondamente nel mondo superficiale di Paolo e lo costringe ad un viaggio interiore che lo porterà a ribellarsi e a rendere onore ad un grande interprete. Arlecchino ritorna, scavalca l’onnipresente Amleto e recupera il palcoscenico. Balanzone, Colombina e tutti i personaggi che anche il carnevale dimentica, tornano per una commedia divertente e malinconica allo stesso tempo. Qualcuno in sala applaude prima del finale, ma la scena trascina, gli altri spettatori si muovono imbarazzati perché vorrebbero farlo anche loro. Poi torna l’applauso sui titoli di coda, ma quello che si porta a casa è un mondo che non c’è più, nascosto nelle pieghe di un costume che pochi ancora sanno indossare.

La speranza è in giovani coraggiosi, come in questo caso Pasotti, che potrebbero abbandonare la ribalta e gli esili fili che li tengono ancorati al successo per affrontare quel palcoscenico che va dritto al cuore e che non smette mai di recitare neanche quando deve fare l’ultimo viaggio.

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