Venezia 69 – It Was Better Tomorrow – Ya man aach (2012)

16/05/2013 by Roberto Matteucci
2012, Documentario, Film Africani, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di..., Tunisia divider image
It Was Better Tomorrow - Ya man aach (2012)

“Non è cambiato niente. I bastardi sono ancora qui.”

Dopo essere stato picchiato da alcuni poliziotti, colpevole di aver venduto verdura senza permesso, Mohammed Bouazizi si dava fuoco in Tunisia. Era il 17 dicembre del 2010. Il gesto disperato di un povero commerciante fu la scintilla di un sommovimento politico e culturale in tutto il Medio Oriente. Dopo poco tempo la Tunisia, l’Egitto, la Libia si scrolleranno le loro antiche e paludose dittature. Analizzare le varie primavere arabe è complicato. Motivazione, ragioni sono infinite, alcune certe, altre indefinite.

La mostra del cinema di Venezia è una delle prime manifestazioni a dedicare diversi film al tema. Tutte queste opere hanno un filo comune, rivelano un dubbio, gettano un’ambiguità. Soprattutto esprimono un forte pessimismo sui risultati ottenuti dalla rivoluzione. Quali reali cambiamenti sono avvenuti? Se fossero avvenuti, potrebbero essere in peggio?

Hinde Boujemaa presenta il documentario Ya man aach – It Was Better Tomorrow. Ben Ali è caduto, un governo di transizione è stato eletto in attesa di elezioni. Il paese è stramazzato in una confusione totale, provocando delle nuove vittime. È il caso di Aida. La donna è rimasta senza casa e deve provvedere al figlio, un ragazzo difficile. Il documentario inizia mostrando le peripezie di madre e figlio nella ricerca di un’abitazione. Un tempo avrebbe richiesto aiuto al comune, ora gira ansiosa, occupando appartamenti e uffici abbandonati dagli stranieri in fuga. In tutte le varie soluzioni trovate, alla fine sarà sempre scacciata. Aida si sfoga alla camera. È una donna energica, vigorosa non ha paura a urlare il suo disagio: “Ma la gente fa bene a darsi fuoco.”

Le immagini della donna ruotano alternativamente con le scene delle proteste. In contrasto ci sono due cortei, due linee di pensiero, le stesse dell’Egitto: laici e religiosi. I dimostranti urlano slogan opposti, perché inversi sono le mentalità e le aspirazioni. Chiunque vincerà, per Aida nulla è cambiato. Nonostante la rivoluzione si muoverà fra mille difficoltà. Il figlio andrà in prigione, perfino la madre sarà arrestata. Il loro problema non sono gli ideali astratti, raccontati dagli inviati occidentali, il suo problema è peggiore: lei è povera. Chiunque abbia il potere, per lei nulla si è rinnovato: “Mi sono abituato alla miseria. Non posso farci niente.




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