Italiano medio (2015)

17/03/2015 by Renato Volpone
2015, Commedia, Film Europei, Italia, Recensioni divider image
Italiano medio (2015)

Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda si cimenta nella sua prima esperienza da regista cinematografico e ne esce un film tragicomico mescolando al moderno trash la classica commedia all’italiana.

Macchia firma anche soggetto e sceneggiatura e interpreta il personaggio principale: Giulio Verme, un uomo che cresce fuori dagli schemi dell’uomo medio, senza televisione, senza talk show e con un amore sfrenato per la natura e il biologico. Fin da piccolo Giulio ha problemi ad integrarsi con gli altri, si dedica allo studio e si laurea col massimo dei voti di fronte ad un mondo indifferente alla sua visione della vita. L’italiano medio che viene descritto dal regista è completamente assuefatto al mondo televisivo, vive solo dei messaggi trasmessi dalla tv “un medium univoco che ci rende dipendenti”. Il dito è puntato contro l’indifferenza a tutto ciò che accade intorno tranne che sia mediaticamente connesso. Il morto sul bus diventa oggetto di “selfie” e alla domanda “c’è un medico qui?” nessuno risponde perché tutti assorti nei propri smartphone e tablet. Anche il barbone viene “informatizzato”, drogato di comunicazione di massa. Cosa può fare di concreto il giovane “Verme” di fronte a tutto questo? La risposta sta in una pillolina che nasconde dietro alla sua apparente innocuità l’imperante desiderio di uniformarsi perché l’emarginazione è solitudine. Troppo pochi e troppo eterogeni gli emarginati ci si intende perché per poter intendersi. A Giulio non resta che entrare nel mondo malato per distruggerlo dall’interno, inconsapevolmente, ma qualunque azione egli compia questa riesce ad annientare quella precedente. Non c’è via di fuga dall’autodistruzione.

Un film da vedere, da ridere, ma anche da approfondire. I temi caldi ci sono tutti visti attraverso la lente d’ingrandimento di una satira pungente e intelligente. Si ride, ma ci si riconosce, si arriccia una smorfia di disgusto, ma siamo consapevoli delle nostre colpe. Un mondo strumentalizzato, impotente, fragile come una colomba uccisa da chi voleva salvarla. Ad alcune battute esilaranti il pubblico non risponde, solo poche persone, forse che sia proprio vero quello che Capatonda racconta?

Voto:4 stelle

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