Just Like a Woman (2012)

12/03/2013 by Renato Volpone
2012, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Francia, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Recensioni, Stati Uniti divider image
Just Like a Woman (2012)

Rachid Bouchareb ci offre una storia dai molti risvolti, forse troppi, per costruire una storia credibile. Marilyn e Mona si trovano a fuggire insieme da due realtà diverse, ma che si intersecano e le respingono. La prima rappresenta l’americana media con molte aspirazioni, ma costretta a fare la centralinista e i conti con un mondo del lavoro che taglia i cosiddetti rami secchi, la seconda, invece, rappresenta l’immigrata dal mondo arabo che non si è completamente ambientata nel moderno occidente e deve subire ancora antichi retaggi della cultura da cui proviene. I loro uomini sono incapaci di difenderle e di dare valore alla loro esistenza. Partendo ciascuna dalla propria disperazione incominciano un viaggio che si incrocerà al primo autogrill dove si fermano e che le porterà lontano sulle note della più sensuale musica araba e sui passi della danza del ventre.

La sceneggiatura ha uno scheletro fragile, prevedibile e poco sostenibile, ma la bellezza e la bravura di Sienna Miller e di Golshifteh Farahani sorreggono l’ossatura stentorea e ci trascinano in un bellissimo rapporto tra donne a cui manca solo il bacio e l’abbraccio sensuale di un amore. Il regista non trova il coraggio di andare oltre nel rapporto che si crea tra le ragazze, ma neanche negli altri argomenti trattati, che vengono solo sfiorati. La costruzione del racconto comunque riesce a dare la giusta tensione iniziale e a portare lo spettatore a tifare per le due protagoniste. Tutto questo con una splendida colonna sonora e una buona fotografia che salvano il film dell’oblio.

È definito il primo capitolo della trilogia pianificata dal regista, sceneggiatore e produttore Rachid Bouchareb sulle trasformazioni in atto nei rapporti tra l’America e il mondo arabo, ma il regista dovrebbe affondare un po’ di più i denti nella realtà cercando di afferrare e strappare una posizione più netta e descrittiva di ciascun disagio sociale su cui apre lo sguardo.

Voto:2-stelle

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