Venezia 69 – Kapringen – A Hijacking (2012)

16/10/2012 by Roberto Matteucci
2012, Danimarca, Film Europei, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di..., Thriller divider image
Kapringen (2012)

“E ritengo che siate tutti molto professionali.”

I pirati sono sempre fonte di grande ispirazione per il cinema, però i tempi sono cambiati: il Corsaro Nero è stato sostituito da moderni predatori dotati di kalašnikov e telefono satellitare. Oggi stanno colpendo diverse zone particolarmente deboli del pianeta, soprattutto sono intensi nel Golfo di Aden, perché sfruttano l’anarchia nel paese guidato da Mogadiscio. Questi avvenimenti odierni potrebbero catturare l’interesse dei registi, sia perché è possibile costruire un film d’azione, sia perché si può intervenire sull’aspetto psicologico e sociale.

Kapringen – A Hijacking regia di Tobias Lindholm racconta un episodio di sequestro di una nave e del suo equipaggio, allo scopo di ottenere un ingente riscatto.

Il regista esclude l’azione, come pure l’aspetto sociale della Somalia. Si concentra e narra l’elemento psicologico dei protagonisti. Il film è bipartitico, con una struttura divisa in due. La storia è semplice. Una porta container di una compagnia danese è sequestrata. I rapitori chiedono un forte riscatto. Inizia una lunga trattativa con la società. Nel frattempo la vita sulla nave è terribile e sta degenerando. La negoziazione termina e la barca è liberata, purtroppo con conseguenze dolorose per i marinai. Si comincia preparando la storia. Sull’imbarcazione tutto è tranquillo. Il cuoco Mikkel è ansioso di rivedere la moglie e la figlia. È profondamente innamorato.

Nella sede dell’armatore, Peter è l’uomo di fiducia della società, benestante, elegante, scaltro nelle mediazioni. Dopo il rapimento, Peter si offre a trattare con il mediatore dei pirati. Un lavoro lungo, stressante. Alla conclusione i suoi nervi sono saltati. Era stato avvisato. In una contrattazione del genere si rischia di far prevalere i sentimenti e a rovinare il negoziato.

Il montaggio non è veloce ma intenso. L’abilità è nel mettere insieme le due trame della storia, creando un contrasto fra i raffinati uffici di Copenaghen e la sporca esistenza sulla nave. I marinai sono soggetti a pressioni elevante. Vivono in condizioni igieniche animalesche, continuamente al chiuso, con un fetore spaventoso, in quanto non si possono lavare e andare in bagno. Però sul mercantile si creano dei momenti di unità fra i membri di equipaggio e i pirati somali, come nelle scene amichevoli della pesca, o il bacio collettivo al pesce catturato.

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