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Dopo The Puzzle, Davide Melini gira in Spagna un corto che gli ha permesso di recevere numerosi premi internazionali in vari concorsi, tra tutti il Festival del Cinema di Málaga, che lo ha lanciato in altri continenti come America e Africa. Con La dolce mano della Rosa Bianca, titolo bellissimo di grande impatto emotivo, Melini filma la storia di Marco, un ragazzo che ha appena bisticciato con la ragazza al telefono e per distaccarsi dalla realtà, prende la sua auto e viaggia senza meta, senza litigi e discussioni inutili che sembrano macigni sulla stabilità di Marco. Il cellulare però non la pensa così; mentre guida infatti, Marco si distrae da questo maledetto telefono che non smette di squillare e arriva la tragedia: una bambina passa in bicicletta nella corsia opposta, la macchina oramai sbanda investendola, togliendole per sempre la vita. Tempo dopo Marco si reca al cimitero per andarla a trovare e una volta uscito dalla cripta in piena notte, i ricordi del passato agiscono nella mente del ragazzo, fino a quando accade l’inverosimile…
La forza di La dolce mano della Rosa Bianca, sta nella brillante e perfetta fotografia di José Antonio Crespillo, bravissimo con le sue luci a immortalare le scene più efficaci nel cimitero, in cui Marco riceve la visita angosciante di una figura che troppe volte non lo lascia dormire. Melini gira molto bene la prima parte, dove con un montaggio veloce, ripercorre la storia dei fidanzati in modo esaustivo, senza perdersi in scene lente come forse avvengono nella fase successiva, in cui secondo il mio punto di vista, al cimitero dovevano esserci più momenti di tensione con colpi di scena. Ad ogni modo Melini si avvale di una troupe professionista e nonostante 5 giorni di ripresa, il risultato è più che soddisfacente, merito anche dell’emozionante finale che gli permette di volare nei concorsi cinematografici dei cortometraggi.
Ringraziando ancora Melini per la sua disponibilità, rimaniamo in attesa di altri lavori per farne una recensione.
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