Diego Quemada-Díez – La gabbia dorata (2013)

21/11/2014 by Renato Volpone
2013, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Gli esordi alla regia, Guatemala, In uscita in Italia, Messico, Recensioni, Spagna divider image
La gabbia dorata (2013)

La gabbia dorata può essere intesa come il mondo civilmente avanzato, il nostro mondo, che vive nelle sue case più o meno lussuose, comunque confortevoli, senza che nulla gli manchi, e che guarda dalla finestra giovani speranze lontane che vedono, in questo mondo, un miraggio di felicità.

Il film inizia nelle stanze delle favelas guatemalteche dove tre giovani ragazzi, Sara, Juan e Samuel,  raccolgono poche cose e il coraggio per intraprendere un viaggio che dovrebbe lasciare alle loro spalle, la miseria, con la speranza di scrollarsela per sempre. La giovinezza, due soldi in tasca, un paio di stivali e una lunga strada verso la speranza. Diego Quemada-Díez, in quest’opera prima, però non lascia speranza: il mondo resta separato da alti muri issati a difesa di un benessere di cui gli uomini dovrebbero vergognarsi di fronte alla misera di slum e favelas. Non lascia speranza perché l’animo umano, in ricchezza e povertà, è crudele e riesce ad uccidere anche i più giovani sentimenti ed ideali, facendone una burla o un massacro. Il fiore appena sbocciati viene soffocato togliendogli il sole.

Il viaggio è lento e comincia sulle rive di un fiume, nella pace di un paesaggio silenzioso. Accanto corre la ferrovia, ma il treno arriva soffice, quasi muovendosi sull’erba, e non sarà difficile per i ragazzi aggrapparvisi e salire. Quel treno farà fermate lungo il tragitto e ogni fermata sarà un’esperienza, un’emozione, un dolore, una violenza. Quel treno che porta a nord, una macchina senz’anima, come le persone che aspettano il suo arrivo e che non avranno il benché minimo scrupolo di fronte alla povertà: chi è povero ha il dovere di pagare il pedaggio, un compenso troppo alto per poter salvare l’anima di chi lo pretende. Ognuno è colpevole della povertà nel mondo: questo è il sentimento che assale lo spettatore. Colpevole di non salvare i ragazzi dalla distruzione: noi, così apprensivi e attenti nel salvare il futuro dei nostri figli, nulla facciamo per salvare quello dei loro coetanei che vivono dall’altra parte del mondo. Il viaggio è lento e inesorabile, una denuncia forte di una realtà che preferiamo non conoscere,  che vorremmo relegata al di là del muro, al di là di una frontiera che proteggiamo con elicotteri guardie e cecchini. I ragazzi camminano, vivono, sognano, anche quando tutto sembra finito e la pace delle colline li avvolge: nel silenzio risuona un’eco di morte,  la morte della nostra coscienza.

Un film che tutti dovrebbero vedere, meditare e comprendere.

Voto: 3 stelle

IMDbMymovies ♦ Opensubtitles




bottom round image

footertop right
© 2014 by Ultimociak

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.