La zona (2007)

23/03/2012 by Pierpaolo Loffreda
2000 - 2009, Argentina, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Messico, Recensioni, Spagna, Thriller divider image
La zona (2007)

Ha scritto Ilvo Diamanti in un suo editoriale uscito su “La Repubblica” del 2 settembre 2007: “Negli ultimi anni, per reagire all’insicurezza e alle paure, le persone si sono asserragliate fra le mura domestiche. Hanno eretto barriere sempre più alte per difendere se stese e la propria famiglia dal mondo esterno. Recinzioni sorvegliate da sistemi di sicurezza e d’allarme sempre più sofisticati, cani mostruosi, videocamere, porte e finestre blindate. Ci siamo costruiti da soli la nostra Sing Sing quotidiana. Tuttavia, nessun confine e nessuna barriera può fermare la globalizzazione; può tenere il mondo fuori dalla nostra casa”.La tendenza attuale a erigere barriere nei confronti di un mondo considerato ostile, è proprio il tema dominante (o almeno uno dei temi, vista la splendida complessità dell’oggetto in questione) di questo film, La zona,  fra i migliori proposti dalla Mostra del Cinema di Venezia nel 2007 (e uscito nelle sale italiane nella primavera del 2008).

La vicenda narrata è questa: in una megalopoli latino-americana (che, metaforicamente, può rappresentare il mondo intero nella nostra epoca) è stata costruita una Zona per privilegiati, dotata di extraterritorialità e circondata da un muro invalicabile. Il resto del mondo, dove dominano miseria e degrado (e, di conseguenza, la disperazione, il crimine, la corruzione politico-giudiziario-poliziesca), è lasciato all’esterno: solo dentro la Zona si può pensare di sfuggire alla peste sociale. Ma una notte la tempesta apre una breccia nel muro di cinta, e tre ragazzi sbandati si introducono nella fortezza per seminare disordine. Il mondo dorato della Zona reagirà per cercare di espellere la “minaccia aliena”.

Nel film convivono denuncia sociale (dai toni aspri e combattivi), riflessioni filosofiche (le teorie sul contratto sociale, da Hobbes a Locke) e riferimenti alla letteratura antiutopistica (Gorge Orwell, Aldous Huxley, Evgenij Zamjatin) e alla fantascienza (James Ballard, in primo luogo, ma anche Philip Dick, per le atmosfere ossessive). Ma viene messo in gioco anche un altro tema fondamentale: la visione del mondo da parte degli adolescenti e la rivolta possibile contro un mondo adulto che ha eletto l’ipocrisia e la menzogna a diktat ideologici. Il tutto viene elaborato dall’autore con grande efficacia visiva e con un montaggio incalzante. La tensione non cede mai, e, fino allo straordinario finale, si resta aggrappati alle poltrone. E’ proprio, crediamo, l’esito massimo che possiamo chiedere ad un film: far riflettere (cioè allargare i confini della mente) e insieme emozionare.

Voto:

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