Anne Giafferi – L’Amore Inatteso (2010)

01/04/2013 by Renato Volpone
2010, Drammatico, Film Europei, Francia, Gli esordi alla regia, In uscita in Italia, Recensioni divider image
L'Amore Inatteso (2010)

L’amore inatteso è quello che trova Antoine, un brillante avvocato francese quando  improvvisamente, per una serie di avvenimenti, sente la chiamata verso Dio. Dopo essere andato ad un colloquio a scuola per il figlio, viene invitato dal professore a partecipare ad un incontro di catechesi per adulti. Finirà per esserne affascinato e frequenterà il corso di nascosto per alcuni mesi, quasi fosse una inconfessabile vergogna per poterlo dire ai suoi familiari, Non si tratta di una vera e propria chiamata della grazia al sacerdozio, ma piuttosto un invito alla fede e alla partecipazione attiva al cattolicesimo. Gli incontri di catechesi non vengono descritti a fondo nei contenuti, ma solo accennati puntando il focus sulla personalità esitante dei partecipanti, per lo più persone sole che hanno bisogno d’amore, viene facile accomunare queste sedute a quella della sorella del protagonista che è in “analisi” dallo psicologo da diversi mesi, anche lei per “bisogno d’amore” ed entrambi i fratelli trovano risposte e scoprono lati della propria personalità fino ad allora nascosti. Si ha l’impressione che Antoine trovi in Dio, più che una nuova certezza,  il padre amorevole e accondiscendente che  non ha mai avuto. Insomma si tratta di un messaggio che invita a ripensare alle proprie convinzioni e aspettative dando più spazio agli altri, alle persone  vicine e con cui si devono  condividere gli  spazi.

È facile cadere nel banale, soprattutto quando il protagonista, nelle liti con il fratello e  con la moglie, rinunciando a reagire, di fatto “porge l’altra guancia” . Il film è fatto bene in termini di riprese e fotografia, anche i tempi tra una scena e l’altra, pur essendo lenti, sono giustamente calibrati, solo le cene serali hanno troppa luce per essere credibili. Molto belle le riprese in esterno nella campagna francese. Solo la sceneggiature non è credibile rendendo  il film una sorta di  “spot per le vocazioni” dove si invita a lasciare a ciascuno la libertà di decidere la propria fede, anzi ad incoraggiarlo.

Mettendo poi in discussione le certezze di un uomo di legge si rende tutto molto, troppo, facile per un pubblico non attento ai particolari. La fede e la coscienza sono  una conversazione con la propria anima e con il proprio interiore  per poter essere raccontate, per poterlo fare hanno bisogno di solide certezze, non di attori belli e accattivanti e la banalità dei luoghi comuni.

Voto: 2-stelle

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