L’arrivo di Wang (2011)

27/04/2012 by Matteo Marescalco
2011, Film Europei, Italia, Recensioni, Sci-Fi divider image
L'arrivo di Wang (2011)

C’era una volta il cinema italiano di genere.
Con l’espressione “cinema di genere” si è soliti indicare un certo tipo di cinematografia, emulante i film d’exploitations e i B-movies, sviluppatasi in Italia tra gli anni ‘60 e la fine degli anni ‘80. A sua volta il cinema di genere prevede sette filoni principali, tre dei quali, in quegli anni, ci venivano invidiati dal resto del mondo: lo spaghetti western, il giallo all’italiana e il poliziottesco. Autori quali Mario e Lamberto Bava, Dario Argento, Elio Petri, Lucio Fulci, spopolavano in Italia, nonostante le critiche negative dei più puritani e snob, e facevano conoscere questo tipo di cinema in tutto il mondo.

I capofila dei registi che negli ultimi tempi hanno tentato di seguire la tradizione di quei bistrattati cineasti sono i fratelli Antonio e Marco Manetti, autori, tra gli altri, della celebre serie tv L’Ispettore Coliandro.

L’arrivo di Wang, presentato alla 68esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è la loro ultima opera.
Gaia, la protagonista del film, è una giovane traduttrice che riceve una misteriosa e urgente chiamata che le affida un lavoro di traduzione profumatamente pagato. Dovrà tradurre il dialogo tra l’ispettore Curti (interpretato dall’ottimo Ennio Fantastichini) e il fantomatico Signor Wang.
Tuttavia, deve lavorare al buio per non essere coinvolta in una situazione gravissima. Le paure e le incertezze di Gaia saliranno a galla non appena si accorge che il signor Wang altro non è che un alieno.
Uscito in appena cinque sale nella provincia di Roma, ho avuto l’occasione di vedere il film in streaming gratuitamente grazie all’opportunità offerta dal sito mymovies.it.
La regia dei Manetti, che giocano con abilità con la fotografia, è discreta, tuttavia sono riusciti a dimostrarsi ottimi direttori di attori. La difficoltà di cadere nel gigionismo o nel grottesco era notevole, per fortuna tutto ciò non è successo. L’idea di partenza ha posto come centro focale del film un extraterrestre che parla cinese protagonista di una spy story fantascientifica, che è un alieno, un E.T. che fa paura e che abbatte i pregiudizi degli xenofobi e l’ottusità dei benpensanti.

Il film, nonostante sia stato girato prevalentemente in una sola stanza, non stanca e non annoia, grazie all’esigua durata anche se dopo i primi ottimi trenta minuti subisce un brusco calo che non fa altro che sottolineare dei buchi di sceneggiatura caratterizzata da qualche “americanata” di troppo e da azioni eccessivamente banali e ripetitive.
Dietro lo sci fi si nasconde il tema etico riferibile alla diversità e al pregiudizio, a conferma che non si tratta di un semplice esperimento ludico.

Particolare il finale a sorpresa che ribalta l’intero film e giustifica parzialmente la ripetitività di certe azioni. Gli effetti speciali a basso budget sono stati ben realizzati da tecnici italiani che sono riusciti a rendere abbastanza plastica e credibile la pelle dell’alieno con le sue particolari tonalità. Eccedono un po’ nel finale americano, ma non così tanto da rendere il film un’americanata.
Nonostante non sia pienamente riuscito, l’opera dei Manetti potrebbe rappresentare un rilancio auspicabile del genere Sci fi italiano, possibilmente grazie all’aiuto della Mostra di Venezia che l’anno scorso ha presentato anche l’opera prima di Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, L’ultimo Terrestre, e che potrebbe contribuire con la presentazione di altre opere di giovani autori che con i loro film potrebbero lanciare nuove idee e far uscire l’Italia dal torpore cinematografico in cui versa.

Voto: Larrivo di Wang (2011)

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