Milano 18 – Les rencontres d’après minuit (2013)

09/10/2013 by Michela D'Onofrio
2013, Drammatico, Film Europei, Francia, Milano Film Festival, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Les rencontres d'après minuit (2013)

Il film si accende in un grido sotto la pioggia “Matthiaaaas!”. Ali, una donna in sella ad una motocicletta, sta supplicando l’uomo che ne è alla guida di attendere ancora un attimo, Matthias sta arrivando. Eccolo lì: in lontananza una sagoma sfocata le corre incontro, sta quasi per raggiungerla ma non ce la fa. Troppo tardi. L’uomo alla guida non può più aspettare e fa volare la moto tra i fumi densi della notte, sulle note degli M83.

Ma il rombo del motore si spegne subito nella scena successiva: Ali stava solo sognando e Matthias è tra le sue braccia.

Ed è così che Les rencontres d’apres minuit ci invita ad entrare in uno spazio fuori dal tempo, in un sogno che vacilla tra la vita e la morte.

Ali, Matthias e la loro governante (un travestito) aspettano insieme la mezzanotte per accogliere nel loro appartamento quelli che saranno gli ospiti di una serata particolare. Nonostante le cattive intenzioni che hanno condotto questi ultimi in una casa per appuntamenti, le circostanze della situazione li portano a mettere a nudo le loro anime piuttosto che a spogliarsi dai loro abiti. C’è una giovane biondina che sogna di avere un armadio con dentro tanti peni; un uomo adulto che si abbandona a narrare la storia che lo ha portato a rinunciare alla passione per la poesia (con la pubertà il suo pene enorme è diventato protagonista indiscusso della sua vita); un adolescente che è scappato di casa per intraprendere un percorso autonomo dove la notte è l’unica forza che gli è amica; una donna di mezza età che si vergogna del giudizio altrui circa il suo aspetto esteriore.18° Milano Film Festival

Ma dietro questi volti si nascondono tematiche esistenziali e freudiane che si ripetono per l’intera durata del film secondo una struttura imprevedibilmente prevedibile: la paura di invecchiare, la paura di morire, l’incertezza sul futuro, l’amore e il desiderio sessuale dei figli verso i genitori e viceversa, la presenza di un’autorità a cui sottomettersi, la pratica del sadomasochismo, la gelosia, la violenza, la comprensione reciproca, la comunanza degli animi, la famiglia.

Allora verrebbe da chiedersi perché Ali, Matthias e la governante hanno organizzato tutto questo? Le risposte a queste domande si collocano esattamente a metà del film e prendono forma in una visione che ricorda le scelte scenografiche di Tim Burton; una visione sognante in cui si alternano ancora una volta la vita e la morte e i compromessi che l’essere umano è disposto ad affrontare per continuare a tenere vivo un amore mortale, per inciderlo nella volta celeste come una costellazione.

E in questa voragine di sensazioni, immagini, flussi di parole, ritmi e colori marcati, l’unico strumento che riporta lo spettatore alla realtà è il movimento rigido della telecamera. Solo così lo spettatore resta consapevole di quanto gli si prospetta davanti: uno squarcio di vita da cui si possono intravedere i protagonisti di questo film, persone che cercano rifugio in un posto circoscritto, dove la notte è regina e l’unica legge da seguire è quella di liberarsi dalle catene che la quotidianità impone e abbandonarsi agli impulsi primordiali.

Voto:3 stelle

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