Venezia 69 – Linhas de Wellington (2012)

27/09/2012 by Roberto Matteucci
2012, Drammatico, Film Europei, Francia, Guerra, Mostra del cinema di Venezia, Portogallo, Recensioni, Speciale festival di..., Storico divider image
Linhas of wellington (2012)

“Meno morti più eroi.”

Linhas de Wellington racconta un episodio della storia portoghese: nel 1808 le truppe francesi di Napoleone invasero la Spagna, e nel 1810 entrarono anche in Portogallo. Ad aiutare le deboli forze iberiche gli inglesi inviarono in Portogallo delle truppe, comandate da Wellington. Gli avvenimenti del 1810 fanno da sfondo storico della pellicola.

Linhas de Wellington fu un’idea del regista cileno Raoul Ruiz che purtroppo morì in fase di pre-produzione. Fu quindi chiamata a dirigere il film la sua collaboratrice, nonché moglie, Valeria Sarmento e per tributo all’autore sudamericano alcuni importanti  attori hanno partecipato con divertenti camei.

La regista ci disegna un affresco corale, con un formicolare di personaggi e di scene. La struttura è una moltitudine d’inquadrature, di seguito montate con delicatezza, soprattutto utilizzando un montaggio in dissolvenza orizzontale, con voci fuori campo in francese o in portoghese, secondo la nazionalità del narratore. Lungo la strada per Lisbona, si passa in rassegna plurime situazioni in campo totale, procedendo inquadratura a inquadratura.

Il film ci racconta l’orgoglio portoghese, la sua volontà a ribellarsi contro il tentativo dei francesi di sottometterli; e anche gli inglesi, in teoria alleati, sono visti come loro invasori.

L’altra chiave di lettura è l’evidente condanna della guerra. Sebbene non utilizzi scene massicce di battaglie, gli orrori della guerra entrano forzatamente attraverso il cuore e le emozioni dei personaggi. La regista si concede con passione, con devozione a questo compito, il più caro pure al marito. Ci sono anche momenti disperati come le varie morti di giovani e ragazzi. Oppure, come il coito iniziato da un polacco disertore con il cadavere di una giovane e bella ragazza, incontrata sulla strada. Oppure, l’armata di un prete fanatico, nonostante la guidasse al grido “Abbasso la libertà, viva la Vergine Maria” compirà delle carneficine.

Però l’autrice elimina la pedanteria di una storia verista, con una serie di riprese ironiche e superbamente recitati. Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Michel Piccoli si ritrovano a tavola con un ufficiale inglese: iniziano un singolare battibecco, parlandosi sopra e disinteressandosi uno con l’altro. Oppure, un’adolescente sta seducendo un maggiore dell’esercito. Poiché gli sembra troppo giovane, la ragazza gli racconta, in modo naturale, di avere una lunga esperienza sessuale … con il fratello. Oppure, il letterato che nella fuga si porta appresso maggiordomo, la sua poltrona e tutta la libreria piena di volumi. Il mondo è in fiamme ma lui continua a leggere. La cultura è vista nel suo distacco con la realtà, quando invece dovrebbe intervenire direttamente.

Poi arriva Wellington. Il potente generale recitato con scherno da un fantastico John Malkovich. Il generale è nelle retrovie. La ritirata da lui ordinata sta provocando un eccidio. Eppure lui è tranquillamente a colloquio con un pittore, al quale ha ordinato di dipingerlo durante la battaglia. È scontento del lavoro dell’artista, lo richiama sempre, lo consiglia o meglio gli ordina, come eseguire uno sfondo ovvero un particolare. Getta con disprezzo i disegni non adeguati a creare la sua personalità. È la metafora dell’arroganza del potere, dell’altezzosità dei generali, indifferenti a ordinare l’uccisione dei suoi uomini, ma attenti a risultare, per l’opinione pubblica, i veri artefici di una vittoria. Nell’ultima breve apparizione, con tono sarcastico, Wellington recita la ricetta del Filetto alla Wellington allo stupefacente pittore.

“La morte non è contagiosa” sicuramente non lo è per i generali. La storia è un prodotto per la tv in più puntate, presentato a Venezia, nella sua trasposizione cinematografica. Una pletora di personaggi e avvenimenti richiede tempo, perciò indubitabilmente la versione televisiva sarà perfetta, mentre per un film è un po’ troppo lungo (due ore e mezzo), con dei dialoghi eccessivi e disordinate apparizione di tanti.

Presentato in concorso, e in anteprima mondiale, a Venezia, il film è passato poco dopo a Toronto e per ora è in programma l’uscita solo in Francia e Portogallo, paesi di produzione.

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