L’uomo d’acciaio (2013)

20/06/2013 by Piergiorgio Ravasio
2013, Avventura, Azione, Canada, Fantasy, Film Americani, Film Europei, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Recensioni, Sci-Fi, Stati Uniti divider image
L'uomo d'acciaio (2013)

Icona, non solo del mondo dei fumetti, ma anche della cultura popolare; creato dallo scrittore Jerry Siegel e dall’artista Joe Shuster; apparso, per la prima volta, nel fumetto Action Comics il 18 aprile 1938. Questo è Superman: personaggio che non ha bisogno di presentazioni in quanto fenomeno culturale che, da sempre, ha conquistato fans in tutto il mondo con i suoi film, telefilm, programmi radiofonici, videogames, social media e libri. Oggi, a volgere in immagini la sceneggiatura di colui che ha già firmato blockbusters come i vari Blade e Il Cavaliere Oscuro (David S. Goyer) e con lo zampino di Christopher Nolan in veste di produttore, ci pensa Zack Snyder: apprezzato cineasta per l’abilità con cui riesce a creare mondi fantastici (il fantasy d’azione Sucker Punch), l’energia che infonde all’azione nei suoi film (300) e la meticolosa attenzione ai dettagli e all’estetica (il lungometraggio d’animazione Il regno di Ga’ Hoole – La leggenda dei guardiani).

Il personaggio, idolo ormai da quasi un secolo, insomma, ritorna. E lo fa in una versione moderna, determinando un ulteriore stadio di evoluzione di quell’icona che, librandosi nei cieli, rappresenta la speranza e la capacità di superare le avversità della vita. Un mito, oggi, più vicino a noi. Più legato, emotivamente, agli abitanti del nostro pianeta e più impegnato ad affrontare problemi come l’amore, la lealtà, la famiglia. La trama, per quanto ovvio (anche per chi non mastica i fumetti), nel narrarci  le origini di Superman, non si discosta granché dalle popolari nozioni circa la sua genesi e le sue prodezze. Jonathan e Martha Kent, nei pressi della loro fattoria di Smalville (Kansas), trovano un bambino all’interno di una capsula spaziale. Presto capiscono che si tratta di un essere speciale: i suoi poteri creeranno preoccupazioni e problemi all’interno della piccola comunità locale in cui vivono. Ragione per cui i due genitori adottivi, accogliendolo come una benedizione, decidono di crescerlo nel silenzio e nell’ombra, lontano da occhi indiscreti. Benché sulla sua carta d’identità ci sia scritto Clark (e il volto appartenga all’attore Henry Cavill, quello di Montecristo, Stardust e della popolare serie TV The Tudors), le sue origini sono su Krypton: un pianeta che sta esaurendo le proprie risorse energetiche ed è sull’orlo della distruzione; dove l’inerzia e l’incapacità dei governanti ha portato alla rovina della sua cultura e della sua terra. Svelate le proprie radici aliene (in quanto ultimo figlio di quel pianeta), cresciuto con due storie parallele alle spalle, ma conoscendone una sola, il giovane decide di scoprire la verità. Solo così può diventare l’uomo che sarà.

“A quale mondo appartengo e per quale mondo dovrò lottare?”, sembra chiedersi Superman. Interrogativi ai quali dovrà dare una risposta, determinando il destino di quel pianeta che lui ha sempre chiamato “casa”.

Pellicola di buon impatto, dalla partitura lucida e senza cedimenti, pur non discostandosi dai rumorosi e fracassoni blockbusters, L’uomo d’acciaio si muove in un cosmo che il regista dimostra di conoscere bene. L’azione è coinvolgente (specie nella seconda parte del film, dove non manca di mozzare il fiato agli spettatori in sala, grazie alle immancabili esplosioni e ad un impiego di sofisticati e spettacolari effettivi speciali e visivi); la sceneggiatura, stimolando ambizioni positive, evidenzia un approccio al personaggio in maniera completamente nuova e fresca, calando il super eroe in un contesto moderno e attualizzando il mito per il pubblico contemporaneo. Distribuito da Warner Bros., girato in versione 2D (per ottenere il massimo realismo) e convertito in 3D solo in fase di post-produzione (anche se la visione stereoscopica, questa volta, ammettiamolo, non aggiunge nessun surplus a quella tradizionale), il prodotto, pur trattandosi di cinema di spettacolo inchinato alle regole che ne sono alla base e lo sostengono, funziona bene e intrattiene piacevolmente per più di due ore. E questo, sicuramente, grazie ad un indovinato cast di attori che il regista mette in scena, in un’equilibrata alternanza di scene d’azione con momenti di introspezione (la sofferenza dei genitori reali nell’abbandonare il figlio, i dubbi di quest’ultimo intorno alla sua identità e al suo compito sulla Terra, l’interessante analisi sulla natura del potere e di cosa questo rappresenti nella realtà) e all’espressiva colonna sonora (firmata dall’autore de Il re leone e Il gladiatore), commento musicale di indubbio supporto alle immagini.

Il cast di comprimari, ben assortito, contempla il generale romano diventato gladiatore Russel Crowe e la coraggiosa madre Ayelet Zurer (Munich e Angeli & Demoni) nella parte dei genitori kryptnoniani; Kevin Costner (Balla coi lupi, Robin Hood: Principe dei ladri) e Diane Lane (La tempesta perfetta) sono i genitori adottivi, sempre presenti nella vita del figlio Clark; la nominata agli Oscar Amy Adams (per The Master, Il dubbio e The Fighter), nel ruolo dell’aggressiva e sensibile giornalista Premio Pulitzer Lois Lane del The Daily Planet; il capo di quest’ultima Laurence Fishburne (noto per la trilogia Matrix e la serie televisiva CSI), che veste i panni dello scettico direttore della rivista; il carismatico leader militare, nonché spietato generale dittatore e distruttore, Zod (il Michael Shannon di Revolutionary Road e Vanilla Sky) che arriva sulla Terra, presentandosi come una nobile figura dal comportamento patriottico ma, in realtà, con ben altri piani da attuare. Alle volte anche noi abbiamo bisogno di sentirci un po’ come Superman: in famiglia, con i figli che ci prendono a modello, con gli amici o i colleghi di lavoro. Un po’ per esaltare noi stessi o le nostre imprese. Qualcuno che, ogni tanto, ci dica che siamo straordinari e capaci di cose incredibili. Ecco: questa è la storia giusta. Una storia che suggerisce come si può essere speciali per qualcuno e compiere cose grandi. Perché, alla fine, non sono importanti i super poteri, ma le scelte che compiamo nella vita. E fu così che quella ”S”, stemma tra i più conosciuti della storia ed esibito con orgoglio sul petto, simbolo araldico della casata di El, prese un significato del tutto nuovo: non più solo quello di Superman ma, come largamente avvalorato dal film, anche quello di “Speranza”.

Voto:3 stelle

IMDbMymoviesOpensubtitles 




bottom round image

footertop right
© 2014 by Ultimociak

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.