L’uomo per bene – Le lettere segrete di Heinrich Himmler(2014)

18/02/2015 by Roberto Matteucci
2014, Austria, Documentario, Film Asiatici, Film Europei, Israele, Recensioni divider image
L'uomo per bene - Le lettere segrete di Heinrich Himmler(2014)

“Alla gente non piaccio.”

La conquista e il controllo capillare della Germania nazista fu merito della rete di polizia presente nel paese. Hitler scelse la persona giusta da porre al comando: il Reichsführer Heinrich Himmler. La Gestapo, la polizia segreta di stato, era formata da ventotto sezioni ma era la più recente fra le istituzioni di polizia a caratterizzare un’epoca, per la forza e la spietata determinazione a svolgere i propri compiti: le SS – Schutz-Staffeln – Squadre di protezione. Le SS non rispondevano a nessun del proprio operato, l’unico era esclusivamente Himmler. L’efficienza, la volontà, l’obbedienza fece delle SS uno stato ombra, controllando tutta la Germania e i territori occupati. Il loro compito era la gestione dei campi, i genocidi delle razze inferiori.

I risultati furono notevoli e il merito principale fu di Heinrich Himmler.

Ci parla dell’Himmler umano la regista Vanessa Lapa nel bel documentario L’Uomo per bene. Le lettere segrete di Heinrich Himmler – The Decent One, uscito in Italia per il giorno della memoria. La guerra sta per finire, la moglie di Himmler, Margarete, fu arrestata. All’interno della casa furono trovati le lettere, diari, appunti del Reichsführer. Il documentario nasce dallo studio di questi scritti, accompagnandole da immagini di repertorio. Le letture sono interpretate da un ragazzo per il periodo giovanile e da un uomo per quello da adulto.

Heinrich nasce nel 1900. Ci sono mostrate delle foto, era un bravo ragazzo, svolgeva i compiti in parrocchia con devozione. Tutto cambierà con la nascita del NSDAP Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Himmler è sempre vicino a Hitler. L’incendio del Reichstag è la parte politica, alla quale aggiunge una vita personale, l’incontro con Margarete, la nascita della figlia. Le lettere non aggiungono dettagli storici fondamentali, perciò sono adatte a un film, anziché essere studiate nei libri di scuola. La regista è molto brava. Unisce testo e immagini e viceversa, c’è la conferma in un’intervista: “It was a constant dialogue between the text and the images. We adapted the images to the text and when we found images that were important, we adapted the text to the image.” (http://suchmovingpictures.blogspot.it/2014/10/interview-decent-one-director-vanessa.html)

Himmler diventa capo della polizia e delle SS. Con la divisa nera affianca Hitler. L’uomo è importante ma di fisico mingherlino, ingobbito, fronte alta, occhi maligni. È così potente che il padre inizia a scrivergli lettere di raccomandazione per degli amici. Le risposte del figlio sono formali o arrabbiate: “Non posso sempre essere buono.” La sua rabbia si sfoga contro gli ebrei e contro gli omosessuali. La guerra è arrivata e Himmler si allontana dalla figura del Führer. Poiché le SS hanno il controllo anche delle occupazioni dell’esercito, lo vediamo in tutta Europa. Le lettere sono indirizzate alla moglie. Gli parla delle solite cose, l’andamento della famiglia, i figli – Himmler ha adottato un bambino – del lavoro. La guerra sta per finire. La Germania è devastata. I campi di concentramento, cui Himmler si era dedicato, erano in pieno lavoro. Una scena significativa: Himmler, in pubblico, accusa di tradimento chi s’impadronisce dei beni degli ebrei requisiti. Di seguito c’è una lettera alla moglie, gli scrive allegando della roba sequestrata. La forza prorompente sta nelle immagini contestuali alla lettura: ci sono innumerevoli tristi e meste valigie abbandonate dagli ebrei. Erano le valigie che si erano portate da casa con gli oggetti personali fino ai lager. Ora sono lì, abbandonate, prive di vita. Non sono amante dei documentari ma L’uomo per bene è bellissimo. C’è una precisione nel collegare immagini e parole.  Alcune frasi sono micidiali, corrosive:

“Se solo ci fosse la guerra.” “Perché parlo troppo.” “È molto vivace e ha un grande appetito.”

Le scene servono per confermare le parole ovvero sono utilizzate per mostrare le menzogne. Alla frase “sono certo che vinceremo”, noi vediamo un cartello stradale con l’indicazione Berlino, e i soldati alleati che stanno marciando compatti. Oppure l’interrogatorio della moglie. Nega di essere stata a conoscenza dei compiti del marito, e contemporaneamente osserviamo, con disgusto, le immagini dei corpi magri scomposti dei morti ebrei nei campi di concentramento. Sono tanti. Sono ammucchiati uno sopra l’altro senza pudore.

He was not a Monster but a Man, a Human Being. A Monstrous Man. Everything in his letters underlines and reinforces how much he was a man and not a monster who made conscience choices.” (http://suchmovingpictures.blogspot.it/2014/10/interview-decent-one-director-vanessa.html)

L’uomo era normale. Scriveva lettere affettuoso alla moglie, alla figlia, aveva adottato un bambino, aveva un’amante. Aveva solo un difetto: aver guidato lo sterminio di sei milioni di persone.

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