Il macabro del cinema itailano:Lucio Fulci e gli altri

17/05/2012 by Annalina Grasso
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Lucio Fulci

Raccapricciante, cruento, orrendo, spaventoso, relativo alla morte, spettrale,…e via discorrendo, tutti sinonimi per definire un aggettivo che ha trovato largo impiego e molteplici rappresentazioni nel mondo del cinema.

Ma quali sono i registi del macabro in Italia?Meglio conosciuti come film dell’horror?E soprattutto possono definirsi tali tutti, o ci sono delle differenze tra regista e regista,film e film?

Dario Argento,Mario e Lamberto Bava,probabilmente sono i registi dell’horror più conosciuti,ma,come spesso avviene nel cinema,ci si dimentica di qualcuno,e più precisamente la critica se ne dimentica,per poi rivalutare(a volte) a distanza di anni e anni…

E’ il caso di Lucio Fulci (Roma, 7 giugno 1927 – Roma, 13 marzo 1996), regista, sceneggiatore, attore, produttore cinematografico, paroliere e scrittore. Fu lui stesso infatti a pronunciare queste parole:” Alcuni mi ritengono completamente pazzo perché tento sempre di uscire dal genere, tento di essere un terrorista del genere. Sto dentro, ma ogni tanto metto la bomba che tenta di far deflagrare il genere. Infatti ne ho trascorsi tanti, di generi…”I suoi rapporti con la critica italiana non furono idilliaci, anzi,Fulci veniva considerato un regista di “bassa macelleria”,i suoi non erano film d’autore cosi, come venivano considerati,invece, dalla critica estera,specialmente quella francese,che vide in Fulci un autore geniale,originale e personale e nelle sue produzioni,film di culto.

Tarantino ha citato molti film di Lucio Fulci. in” Kill Bill vol. 1”, la scena del risveglio di Uma Thurman dal coma è accompagnata dalla musica di “Sette note in nero”, mentre in“ Kill Bill vol. 2 “la scena della sua sepoltura prematura ricalca quella di “Paura nella città dei morti viventi”In un episodio di C.S.I.: Scena del crimine diretto da Tarantino nel, un personaggio indossa una maglietta con la scritta Lucio Fulci godfather of gore (Lucio Fulci padrino dello splatter).Insomma il ribelle ed inquieto ragazzo,cacciato di casa dai genitori,che studia medicina (ma non eserciterà mai)per utilizzare le sue conoscenze anatomiche nelle sequenze splatter dei suoi film,poco incline alla disciplina e ai compromessi,è stato omaggiato, o meglio ripagato degnamente successivamente. Ma ,come si dice,meglio tardi che mai. Basta che una rivista  di genere come “Amarcord” o “Cine ’70 presentino parole di celebrazioni nei confronti di Fulci,che ecco,sembra “abilitato” ad entrare nelle definizione di “autore”e le sue opere in un certo senso legittimate,quando per i suoi fans,per la gente non addetta ai lavori,per il pubblico,lo era sempre stato. Ed ecco poi seguire la rivalutazione e quindi l’approvazione anche di gran parte della critica più accreditata. Ipocrisia o semplicemente anche in questo caso vale la massima “solo gli stupidi non cambiano idea?”

Va ,tuttavia dato atto alle riviste citate che hanno contribuito giustamente alla divulgazione delle opere dell’autore romano,non ancora del tutto noto ai più.

Probabilmente non era molto amato e considerato perché trattava temi provocatori come dimostrano i molti problemi con la censura, e sceglieva finali aperti, circolari e cinici,uniti ad un’ironia e sarcasmo anch’essi macabri per “incorniciare”,rendere più veri i temi prediletti e ricorrenti nel suo cinema come il dubbio, il peccato, la morte,il tempo e la crudeltà.

Lucio Fulci è stato il primo regista italiano a portare nell’horror scene splatter ed estreme,mostrando tutto fino in fondo,senza stacchi di montaggio, e ad inquadrare con estremo realismo la morte. La scena più ricorrente e famosa nei suoi film è quella in cui ad un uomo viene perforato un occhio. Il regista ha dichiarato e spiegato che per lui questa scena era una metafora della perdita della ragione dei suoi protagonisti. «L’occhio frustrato, traviato, distrutto, per me significa anche perdita della ragione. L’occhio è un preciso riferimento surrealista e dadaista».

Non a caso una scena molto simile è presente anche nel film “Un chien andalou”di Bunuel.

Sicuramente sono scene cruente,che non tutti possono reggere,forse atte a stimolare(a volte volontariamente o involontariamente) sadismo e voyeurismo,ma questa è una questione di “contenuto”e si va sul gusto personale,sulla sensibilità di ciascun fruitore di cinema,qui,interessa maggiormente analizzare e capire il cinema di Fulci,soprattutto dal punto di vista tecnico e filologico;collegato,ovviamente ed inevitabilmente alla sua vita,alle sue vicissitudini e al periodo in cui visse,li sta il genio,l’innovazione,l’originalità. Per il resto il cinema come l’arte in genere,è e sarà sempre composta per una metà di ardimento e per l’altra di pudore,essendo luogo di libertà.

Si potrebbe affermare che i primi piano degli occhi sono il marchio di fabbrica del cinema di Fulci;rendendo emotivamente più partecipe lo spettatore,coinvolgendolo nella paura provata dagli attori.

Fulci ha realizzato immortali capolavori:” Zombi 2”, “Paura nella città dei morti viventi”, “L’aldilà”,” Quella villa accanto al cimitero” e “Lo Squartatore di New York”.Interessanti sono poi film come: “Una sull’altra”(suo primo giallo), “Una lucertola con la pelle di donna”(con scene troppo erotiche per l’epoca),l’inquietante “ Non si sevizia un paperino “” Sette note in nero”(meno violento ma più onirico e psicologico)e “Beatrice Cenci”dramma storico considerato da molti il miglior film del regista,e maledetto perché quell’anno vide anche la morte per suicidio della moglie di Fulci,per una diagnosi sbagliata di un tumore.

Film come” Paura nella città dei morti viventi”, “Quella villa accanto al cimitero” e ..”.E tu vivrai nel terrore! L’aldilà”,  riscossero un grande successo di pubblico e resero Fulci il principale rivale di Dario Argento (che avrebbe prodotto il suo ultimo film prima della morte di Fulci per un attacco di diabete).

Già, proprio lui, “Il re del brivido”  visionario e morboso. Anche lui come Fulci poco apprezzato in Italia, ma maggiormente all’estero; Alfred Hitchcock dopo aver visto L’uccello dalle piume di cristallo” disse: « Questo giovane ragazzo italiano inizia a preoccuparmi. ». Argento mescola  horror e noir, nel film “Il gatto a nove code”,  opera che insieme a “Quattro mosche di velluto grigio” lo conferma come un regista in grado di suscitare l’interesse del pubblico, ma non della critica ufficiale, interessata,soprattutto il quel momento, solo al cinema “impegnato”.

Ma è con “Profondo rosso” che giunge ad un punto di arrivo di un percorso fatto di continue sperimentazioni volte a manipolare il giallo classico e a contaminarlo  con l’inserimento di concetti filosofici e situazioni non appartenenti al repertorio del thriller classico. 1977 Argento debutti definitivamente all’horror con il suo film più conosciuto all’estero, “Suspiria”, sorta di fiaba gotica moderna, e col quale il regista manifesta la sua passione per l’espressionismo tedesco. Ultimamente i suoi film hanno preso una connotazione prevalentemente basata sull’horror e splatter, senza però mai rinunciare alla suspence.

Chi ha realizzato due dei film più imitati e molto personali,pur non essendo un cultore del genere, è Pupi Avati con i film “Zeder”,un thriller ambientato tra Bologna e Rimini:opera affascinante di  Avati, ambientata con grande naturalezza e senso estetico , con leggerezza e originalità nella riflessione commovente(tipica di Avati) sul tema della morte , fa precipitare il protagonista  in un mondo di deliri,enigmi e allucinazioni,dove le regole naturali sono misteriosamente sovvertite; e “La casa dalle finestre che ridono” un  horror che con gli anni è divenuto un vero e proprio film di culto per gli appassionati del cinema dell’orrore. Negli ultimi anni il regista si è cimentato in un altro film horror “ burocratico”e cupo, avente come protagonista Laura Morante:”Il nascondiglio”.

Mario Bava invece (Sanremo, 31 luglio 1914 – Roma, 25 aprile 1980), regista, sceneggiatore e direttore della fotografia,è considerato il maestro dell’horror italiano. Nonostante i budget molto ridotti  e attori spesso non all’altezza, è riuscito a girare film divenuti dei cult movie, che hanno fondato generi cinematografici fino ad allora inediti.

“La maschera del demonio” fu il primo horror gotico italiano, con “La ragazza che sapeva troppo” nel 1962 inventò il genere del giallo all’italiana.

Bava è divenuto celebre anche per la creazione di effetti speciali e trucchi cinematografici, in un’epoca in cui gli effetti digitali ancora non esistevano. Nell’episodio finale di un film,”I tre volti della paura”, Bava mostra allo spettatore il set del film, mostrando la finzione del cinema,proponendo cosi uno dei primi casi di metacinema.

“Sei donne per l’assassino,” consacrarono Bava definitivamente come regista del  thriller all’ italiana. Il film mostra vari omicidi uno diverso dall’altro, portando in scena per la prima volta un assassino dal volto coperto che indossa un impermeabile e un paio di guanti.

Nel 1965 diresse il suo unico film di fantascienza, “Terrore nello spazio”, fortemente contaminato con l’horror. Il film è considerato un piccolo gioiello tanto che ispirerà “ Alien” di Ridley Scott.

Mario Bava è noto principalmente per un uso iperrealistico del colore,come se volesse  ipnotizzare lo spettatore con l’uso di colori molto accesi.

Lo stilema stilistico più celebre di Bava fu lo zoom, espediente stilistico molto utilizzato nel cinema di genere italiano degli anni sessanta e settanta. Bava fu uno dei primi registi italiani ad usarlo.

Come Fulci e Argento,anche lui fu spesso omaggiato da altri registi,uno su tutti Scorsese,oltre a Tim Burton( nel suo “Il mistero di Sleepy Hollow” cita esplicitamente” La maschera del demonio”)   Tarantino e Lynch;in Italia,anche a lui è stato associato alla realizzazione di B-movie per molto tempo…,anche se c’è da dire che lui stesso era ipercritico nei confronti di alcuni suoi film come “5 bambole per la luna d’agosto.”

Anche suo figlio Lamberto è divenuto regista di film horror, Gli inizi di Lamberto furono come assistente del  padre nel 1965.

Il lavoro congiunto continuò nel 1978 con “La Venere d’Ille”, un film per la televisione,poetico e delicatamente inquietante. Nel 1979 la svolta che permise al figlio di lavorare da solo, nel film “Macabro”. Il 1980 fu l’inizio della collaborazione nei film di Dario Argento, tra i più importanti di questa collaborazione abbiamo “ Dèmoni” e “Dèmoni 2”. Farà da assistente regista, allo stesso  Argento, nel film “Tenebre”.

Anche il regista milanese Michele Soavi ha affiancato inizialmente i suoi maestri:Lamberto Bava , Dario Argento,Lucio Fulci e Joe D’Amato(il regista della saga di “Emmanuelle”e La morte ha sorriso all’assassino , suo primo thriller gotico, girato   con Klaus Kinski) , i suoi film appaiono a volte senza ritmo e senza misura,   truculenti ,ricalcando gli insegnamenti dello slasher americano. Nel 1989 Soavi è regista della seconda unità di “Le avventure del barone di Münchausen”, diretto da Terry Gilliam, quindi dirige “ La setta” anche in questo caso prodotto da Argento.

Nel 1994, gira un film particolare e originale, un misto di grottesco e horror, “Dellamorte Dellamore”, tratto da un romanzo di Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog. Il film però non ottiene il successo sperato, e così Soavi abbandona il cinema per dedicarsi agli spot pubblicitari e alla televisione, per la quale dirige varie fiction che hanno un gran successo di pubblico. Torna al cinema con “Arrivederci amore, ciao” nel 2006 e” Il sangue dei vinti” nel 2008.

Insomma,si può affermare senza alcun dubbio che anche il cinema italiano ha avuto una sorta di tradizione di film horror d’autore e anche molto popolari,tanto da essere presi in considerazioni e copiati dai colleghi stranieri,americani e francesi su tutti. E questo ha un valore aggiunto straordinario considerando che in un’Italia che non contemplava particolarmente le pellicole horror,(bensi preferiva film impegnati,di valor civile e politico,come quelli di Rosi,Petri,ecc,)questi registi siano riusciti ad emergere in un modo cosi dirompente e  a riscuotere un importante successo di pubblico ma non di critica,perlomeno inizialmente.


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