Ischia 10 – Maternity Blues (2011)

05/07/2012 by Alessia Carnevale
2011, Drammatico, Festival di Venezia, Film Europei, Ischia Film Festival, Italia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Maternity Blues (2012)

Parliamo di Cinema con Marina Pennafina, Chiara Martegiani e Betta Olmi: Maternity Blues.

“Per il mondo siamo pazze. Mai che pensino che è da pazzi mettere al mondo qualcuno”. Una frase che turba, pronunciata da Eloisa (Monica Barladeanu) su una panchina dell’Opg, l’ospedale psichiatrico giudiziario. E’ li che finiscono le madri assassine, a condividere il senso di colpa per l’omicidio dei propri figli, una tematica purtroppo sempre attuale e troppo difficile da comprendere.

Presentato in anteprima alla 68° edizione del Festival di Venezia e proposto alla decima edizione dell’Ischia Film Festival, il drammatico Maternity Blues abbandona il giudizio morale e si sforza di avere uno sguardo più profondo, affrontando la tragedia di queste donne dal loro punto di vista psicologico. Il film sonda la psiche femminile, a cui viene indistintamente attribuito un naturale istinto di maternità, e si sforza di capire quali sono i motivi che conducono alcune donne a compiere un gesto del genere. “Mia madre mi diceva: quando lo vedrai, ti verrà naturale… A me non è venuto”.  Vittima della depressione post-partum, Clara (Andrea Osvárt) ha annegato i suoi due figli e sconta, come le altre, la sua condanna all’Opg. Ci sono donne diverse, affrontano il loro destino con cinismo o fragilità, ma sono tutte legate da un senso di colpa comune che ognuna rivede nell’altra. La depressione post-partum colpisce il 10-20 % delle donne e causa disturbi dell’umore, insonnia, irritabilità, insofferenza, col rischio che nessuno si accorga del problema che stanno vivendo. Alcune donne hanno difficoltà a riconoscere i propri figli come parte di se stesse, altre vengono catapultate in un sovraccarico di responsabilità troppo grandi da sostenere da sole, con mariti assenti che lavorano tutto il giorno e la cui vita non appare minimamente cambiata dall’arrivo di un bambino.

Fabrizio Cattani tocca il tema con le pinze, muovendosi con maestria all’interno di un argomento da prima pagina, sfruttato dai giornali e dalle televisioni, ma così profondamente delicato. Dietro un’apparente normalità, si nascondono turbamenti interiori che possono esplodere in qualunque momento e che non chiedevano altro che essere ascoltati. Un film che non giustifica di certo l’atrocità dell’infanticidio ma che tenta di comprenderne le cause e le conseguenze, allontanando i giudizi frettolosi dell’opinione comune. Le donne di Maternity Blues sembrano essere delle colpevoli innocenti. Non tutte le donne nascono per essere madri.

 Maternity Blues è tratto da un’opera teatrale. Come è nata questa esperienza e quali sono le differenze tra il testo teatrale e la pellicola cinematografica?

Marina Pennafina : Il film è tratto da “From Medea” di Grazia Verasani. Fabrizio Cattani era l’unico ad avere la giusta sensibilità per affrontare un tema del genere e gli è stato proposto di leggere il testo. Se ne è innamorato subito e così è nato il film. A differenza del testo teatrale, la pellicola è più intensa, affronta anche il punto di vista maschile, assente in teatro, ponendo l’attenzione anche su come si rapporta a tutto ciò la figura del marito.

Chiara, tu sei molto giovane, come sei riuscita a sostenere un ruolo del genere?

Chiara Martegiani : Beh, essendo io molto giovane, non ho ancora avuto figli quindi per me è stato difficile prima di tutto capire cosa significhi essere madre. La prima cosa che ho fatto comunque è stata quella di abbandonare ogni tipo di giudizio per potermi calare al meglio nella parte. Mi sono documentata molto , Fabrizio ci ha fatto vedere alcune interviste fatte a queste donne. Mi sono sforzata di capire i loro perché.

Dove è stato girato il film? E come siete riuscite ad esprimere un così grande dolore? Vi siete ispirate a qualcuno, vi siete aggrappate a pezzi di vita?

Chiara Martegiani : Il film è stato girato a Massa. Dormivamo tutti in un ex orfanotrofio femminile, l’atmosfera era abbastanza triste. E’ lì che sono stati girati gli esterni. Gli interni invece sono di un ex Torre Fiat. Personalmente, per rappresentare il dolore, mi sono aggrappata a momenti di sofferenza significativi della mia vita.

Marina Pennafina : Io ho fatto riferimento a sensi di colpa che credevo di aver superato. Ma poi uno li cerca quando ne ha bisogno. Quando finivo il mio lavoro, sentivo di avere un peso addosso., mi sono data alla meditazione per tentare una pulitura totale della mia persona.

Cosa vi ha lasciato questo film?

Marina Pennafina : A me ha lasciato un ritrovato senso materno che non credevo di avere. Io non sono madre, non sono moglie, però forse ho un senso materno verso tutti quelli che mi circondano. E poi mi ha lasciato tanta tolleranza.

Chiara Martegiani : Io ho imparato a non giudicare. Troppo spesso giudichiamo situazioni che non ci appartengono e invece prima di trarre conclusioni affrettate dovremmo sforzarci di capire. Il film infatti lascia qualunque tipo di giudizio al pubblico.

Betta, tu sei la produttrice. Come avete costruito il film?

Betta Olmi : Molti non vogliono produrre un film del genere perché tratta un argomento tabù che è meglio nascondere. La nostra cultura concepisce la figura della madre come una sorta di madonna, che non può  sbagliare mai. Ma alcune donne non sono delle buone madri. Ad ogni modo, abbiamo scelto per il nostro film una formula nuova, sono tutti ecoproducers, produttori del proprio film, il che fornisce valide motivazioni in più per poter lavorare al meglio. Nessuno ha percepito soldi ma quote del proprio film. Siamo stati a Shangai, a breve saremo al Cairo, ci stiamo spostando tanto e siamo molto soddisfatti che il nostro film stia girando per il mondo.

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