Milano Film Festival – Recensioni dei cortometraggi del 10/09/2011

12/09/2011 by Maurizio
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Arrivata alla 16° edizione, quest’anno Milano Film Festival festeggia Jonathan Demme e Randall Poster, entrambi ai vertici del cinema internazionale rispettivamente per la regia e la musica. Ci sono diverse possibilità per ammirare i loro lavori, come ad esempio  la giornata del 10/09/2011, per i pochi che ancora non l’avessero visto, c’è l’occasione di guardare il capolavoro di Demme, Philadelphia, con un grandissimo Tom Hanks vincitore del premio oscar come miglior attore protagonista. Ma torniamo alle proiezioni del Festival e parliamo dei Cortometraggi che ho potuto seguire per quel che riguarda il gruppo B al Teatro Studio di Via Rivoli 6.

Deux inconnus (The Strange Ones) di C. Radcliff, L. Wolkstein, 15′. Un ragazzo sui trent’anni e un bambino, dopo che la loro auto si è rotta durante un viaggio, cercano un luogo dove poter sistemarsi provvisioriamente. Trovano una pensione gestita da una ragazza. Inizialmente l’accoglienza è normale, ma quando il bambino racconta, un pò seriamente ed un pò per scherzo, che si trova con l’uomo perchè vittima di un rapimento, quello che all’inizio sembrava un normale incontro ora si rivela invece  un rischio per la vita della proprietaria. Voto:

[R] di Julie Rembauville, Nicolas Bianco-Levrin, 12′. Forse il più innovativo e probabilmente uno tra i candidati a vincere il primo premio. In una società in cui la R è la ruota dove gira tutta la vita, intesa come linguaggio, abitazioni, forme e pensieri, non esiste possibilità di un cambiamento. La R rimane l’unico strumento necessario per comunicare. Quando un bambino crede di poter esplorare nuovi orizzonti cambiando la lettera con un’altra, trova la resistanza della popolazione oramai dirottata verso la mancanza di libertà di espressione. Voto:

Salvatore di Bruno e Fabrizio Urso, 14′. Nell’italia di oggi dove è difficile arrivare a fine mese, Maria e Salvatore aspettano un bambino nonostante le difficoltà dovute ai loro lavori instabili e precari che non gli permettono di vivere serenamente. Infatti quando una collega di Maria fa la spia al proprio datore di lavoro, quest’ultimo, una volta ricevuta la notizia della futura maternità, decide di sostituirla con un’altra donna più giovane, a meno che Maria decida di non tenere il suo bambino. Nonostante la nomination ai David di Donatello 2011, il corto non mi convince del tutto perchè alla fine mi da quella sensazione che manchi qualcosa per concludere la storia. Rimane comunque un buon lavoro ma lo escludo tra i possibili vincitori. Voto: 

Ridestar di Hannaleena Heiska, 3′. Sulle stupende note di Ah! Non mi ridestar dal Werther di Jules Massenet, la dominante forza della natura riempie un paesaggio all’inizio apparentemente vuoto. Con il passare dei minuti, viene fuori la misteriosa creatura che piano piano domina la scena. Forse un cortometraggio troppo mistico e nello stesso tempo troppo visionario, limitato nella sua durata di soli 3 minuti. Voto: 

Il corto più acclamato e possibile vincitore del Milano Film Festival è Het Bijzondere leven van Rocky De Vlaeminck/The Extraordinary Life of Rocky di Kevin Meul, 14′. Tragicamente comico dai risvolti drammatici, il corto di Meul convince per la sua grande ironia persino quando cita una delle pagine più nere della storia del Belgio, quella dell’Heysel, in cui morirono 39 persone e 600 feriti prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Tornando al corto, troviamo il protagonista, Rocky, un bambino molto sfortunato a tal punto che si autoconvince che chi lo ama, muore. Durante la sua vita infatti, le persone a lui più care fanno una brutta fine, colpevoli di averlo amato a sufficienza per una morte predestinata. Crescendo, Rocky decide di rinchiudersi in casa per non fare più vittime ma quando trova in circostanze rocambolesche la persona che ama e che può in qualche modo salvarlo, la vita di Rocky prende un’altra piega. Prossimamente pubblicheremo il cortometraggio grazie alla disponibilità del regista che ha voluto regalarci questa sua opera, la quale nei vari Festival Internazionali ha riscosso numerosi premi. Voto:

Nel pomeriggio mi sposto al Teatro Strehler per la visione di altri cortometraggi in concorso, precisamente quelli del gruppo D, in cui originalità e buona regia non mancano. Prima bisogna citare il lavoro di Bruno Chiaravalloti che ha preceduto i corti in concorso, prodotto da Fai e Intesa San Paolo e promosso da Milano Film Festival: Rinnovata la chiamò. Attraverso la quotidianità che vede come protagonista la scuola più votata al Censimento 2010, la Rinnovata Pizzigoni, alunni ed insegnanti ci fanno rivivere momenti scolastici con un filo di nostalgia per quelli che furono i momenti più belli della nostra infanzia. Il tutto attraverso le fotografie d’epoca della Rinnovata, in cui passato e presente si mescolano attraverso il filo diretto della scuola. Un lavoro fin troppo banale che si distacca parecchio dall’originalità e la tecnica vista dai Corti in concorso. Si poteva fare meglio anche se, come ha detto lo stesso Chiaravalloti presente in sala, c’ era poco tempo per girarlo vista anche la fatica svolta per il difficile compito giornaliero, ovvero quello di mantenere i normali equilibri di vita scolastica nonostante la presenza di una telecamera. Voto:

Tornando ai film in concorso, troviamo Odysseus’s Gambit di Alex Lora, 12′. Con un’abile mossa di scacchi, un esperto giocatore di scacchi sacrifica la sua pedina per avere un gioco migliore e vincere alla fine. Non è una storia inventata, semplicmente è la vita di un cambogiano che vive a Manhattan, il quale per vivere invita i passanti a fermarsi per una partita. Crudele il suo destino: arrivato in età giovane attraverso il governo degli Stati Uniti, sono stati proprio quest’ultimi, durante la guerra in Vietnam, ad uccidergli tutta la sua famiglia. Notevole il lavoro di Lora, regista spagnolo che ha realizzato il corto in una sola giornata di riprese. Voto:

Na Ulitsa Nula (Zero Street) di Andrey Getov, 4′ è il secondo corto proposto e decisamente quello più complicato nel giudicarlo. Una valigia galleggia nel mare, si ritrova in mano a qualcuno che la trasporta diverse volte davanti ad una casa in campagna. Ma ci sarà solo quella? Cosa conterrà il bauletto misterioso e perchè cambia continuamente posizione? Sono domande che gli spettatori presenti in sala si sono posti e che difficilmente sono rimasti soddisfatti in qualche risposta da chi ha davvero capito il significato del corto. Voto:

Bruleurs (Burners) di Bentoumi Farid, ’15. Il viaggio della speranza, attraversare i rischi del mare per raggiungere una vita migliore. Non è una novità dei nostri giorni, anzi, è la routine quotidiana che giovani disperati, in questo caso maghrebini, hanno come meta l’europa per trovare lavoro, per avere i famosi “Euro”. Attraverso una telecamera comprata prima dell’avventuroso viaggio in una barchetta, Malik, Lotfi, Mohammed e Khalilvi partono per raggiungere la Spagna. Ma il rischio è alla porte e i ragazzi lo sanno bene quando di notte c’è una burrascosa tempesta. Farid racconta la sua storia attraverso l’idea della telecamera che dà uno stile amatoriale. Manca qualcosa nel finale, poteva essere elaborato con qualche colpo di scena e invece rimane un buon lavoro ma da non mettere sullo stesso piano di altri corti più innovativi. Voto:

All Consuming Love (Man in a Cat) di Louis Hudson, 9′. Ecco il corto che più di una volta ha strappato risate agli spettatori presenti in sala. Un’animazione in 2D che circa un milione di utenti iscritti a Youtube hanno potuto ammirare e sopratutto hanno potuto sorridere grazie ai suoi curiosi personaggi. Un uomo piccolissimo vive all’interno di un gatto che a sua volta vive in una casa abitata da una donna di dimensioni normali. L’uomo, innamorato della padrona di casa, cerca in tutti modi di uscire dal gatto per raggiungerla e quando lo fa, si accorge che in una tana per topi, stile Tom e Gerry, vive una donna della sua specie, piccolissima ed altrettanto innamorata di lui. Insieme devono trovare un modo per rintanarsi nel gatto e cercare di non spaventare la padrona. Decisamente un cortometraggio  comico che può definirsi un cartone animato “cult” per i cinefili che navigano in rete. Risate sicure. Voto:

A concludere From Here to Eternity di Oliver Pietsch, 40′. Un autentico collage di migliaia di video che hanno come comune denominatore la morte, quest’ultima distinta e classificata in tutti i suoi generi: dall’omicidio al suicidio, dal castigo alle cause naturali o soprannaturali. Grazie a molteplici colonne sonore perfetteamente adegaute, il pubblico ha rivissuto i momenti che più hanno immortalato il cinema di ogni Paese, anche se il cortometraggio non brilla di originalità. Fare un montaggio, seppur molto preciso come ha fatto Pietsch, è ad ogni modo un lavoro tecnico che nulla ha che fare con il cinema girato, ricco dei suoi personaggi che con i loro volti esprimono emozioni. Qui le emozioni ci sono, ma sono di altri registi ed è per questo motivo che mi sento di dare solamente una sufficienza a From Here to Eternity. Voto:

 




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