Nessun riposo per i malvagi – No habrá paz para los malvados (2011)

28/02/2012 by Luca
2011, Film Europei, Goya, Recensioni, Spagna, Thriller divider image
No habra paz para los malvados (2011)

Tocca oggi al fresco vincitore dei Goya finire sotto la lente: Nessun riposo per i malvagi (No habrá paz para los malvados) si è portato a casa ben 6 premi (su 14 nominations) tra cui i principali (film, regia, sceneggiatura, attore); il che è piuttosto sorprendente se si pensa che il diretto concorrente era La pelle che abito di Almodóvar.

Santos Trinidad (José Coronado) è un poliziotto che ha avuto un’inizio di carriera brillante, ma le Operazioni Speciali lo hanno segnato profondamente, ed ha buttato nel cesso la probabile carriera. Non è lo stereotipo del poliziotto che segue le sue regole per perseguire la giustizia: è trasandato, violento, alcolizzato e passa le serate da un bar all’altro per dimenticare. Una di queste nottate finisce nel sangue: preso dall’alcool, Santos uccide proprietario, barista e butta fuori di uno strip club solamente perché si rifiutavano di dargli da bere dopo l’orario di chiusura. Conoscendo le tecniche della polizia, l’uomo distrugge tutte le tracce che possano portare a lui, ma c’è un testimone che è riuscito a fuggire. Il poliziotto comincia quindi una caccia all’uomo, volta ad eliminare qualsiasi collegamento tra lui e l’omicidio.

Nel frattempo il caso è assegnato al pm Chacón (Helena Miquel), che meticolosamente indirizza le indagini verso un possibile regolamento di conti nel mondo del traffico di stupefacenti; per poi scoprire che in realtà si tratta di qualcosa molto più pericoloso.

La trama del film si dispiega faticosamente, e a volte lo spettatore si trova a corto d’informazioni per capire perfettamente gli avvenimenti, anche se alla fine si ha un quadro pressoché completo degli avvenimenti. Il regista e co-sceneggiatore Enrique Urbizu ha voluto dare alla pellicola una direzione volta all’anti-stereotipo, in cui non c’è redenzione per chi vive nella miseria e nella violenza. Ci sono alcune buone scene che alzano il livello del film (l’interrogatorio Chacón vs Santos, la scena finale), altrimenti destinato ad essere se non noioso, quanto meno mediocre.

Questo porta a fare una riflessione sulla professionalità di certe giurie, che in questo caso hanno preferito così pesantemente il lavoro di Urbizu piuttosto che dare un riconoscimento ad Almodóvar che negli anni non ha mai vinto il premio come miglior film ai Goya (solo miglior regia per Tutto su mia madre e Volver).

Vista la natura crime-thriller della pellicola, è probabile che arrivi nel nostro paese, se non al cinema quanto meno direttamente in tv. Quanto meno è qualcosa di più commerciale del vincitore dell’anno scorso, Pa Negre – Black bread (qui la recensione).

Voto: 

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