Ischia 10 – Non me lo dire (2012)

03/07/2012 by Alessia Carnevale
2012, Commedia, Film Europei, Gli esordi alla regia, Ischia Film Festival, Italia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Non me lo dire (2012)

Parliamo di Cinema con Uccio De Santis e Mia Benedetta: Non me lo dire.

Approda sul grande schermo il cabarettista Uccio De Santis, volto noto a “La Sai l’Ultima?” e attuale Star del programma pugliese in onda su Telenorba “Mudù, barzellette e sceneggiate”. Dal soggetto e la sceneggiatura di Antonio De Santis, la regia di Vito Cea, l’amichevole partecipazione di Gianni Ciardo e il contributo della Film Commision, arriva Non me lo dire, commedia sentimentale autoprodotta, ambientata nella calda ed accogliente Puglia. Lello Morgese è un capocomico pugliese di successo ma un marito assente. Una sera, tornando a casa da uno spettacolo, scopre di essere stato lasciato dalla moglie (interpretata da Mia Benedetta), l’unica a non ridere mai alle sue battute, e subito in lui qualcosa si rompe, mettendo in discussione anche il rapporto col suo lavoro. Seguendo il suggerimento di uno stralunato psichiatra, Lello intraprende un viaggio in Puglia alla ricerca di tutti i suoi fan per ritrovare, attraverso la loro ammirazione, l’entusiasmo per il suo mestiere.

Una sorta di Basilicata coast to coast condotta in Puglia, per le strade di Cisternino, Fasano, Barletta, Trani, Monopoli, Bari, che offrono l’immagine di una Puglia antica, fatta di campagne e di ulivi, attaccata alle proprie tradizioni, da cui emerge tutto il sapore delle feste di paese. Una commedia di stampo autobiografico, che si interroga sull’affascinante e difficile vita dell’attore comico, accusato di non prender mai niente sul serio.  Lello Morgese riesce a far ridere anche quando non è nelle sue intenzioni ma con l’allontanamento della moglie perde un po’ della sua innata spensieratezza e coglie finalmente il vero senso della vita, stravolgendo l’ordine delle sue priorità. Un lungometraggio che esalta l’esigenza di saper sorridere per poter vivere meglio e che mette in luce un concetto dato spesso per scontato ma mai banale : forse nella vita non si può ridere di tutto ma bisogna sempre trovare un buon motivo per farlo.

 

Dal contesto regionale al grande schermo. Come mai la scelta di restare in Puglia? E quali sono, secondo te, i pregi e i difetti dei pugliesi?

Uccio De Santis : La Puglia è la mia terra. I pugliesi sono un popolo caliente, scherzoso, accogliente, conservano le loro tradizioni contadine di una vita quotidiana fatta di cose semplici. E poi in puglia si mangia benissimo. Non credo che abbia difetti. Forse Mia Benedetta, che è per metà pugliese e per metà romana, potrebbe rispondere meglio alla domanda.

Mia Benedetta : No, in realtà è molto difficile parlarne male. Quando sono in Puglia mi sento a casa. E poi bisogna ricordare che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, avvertita anche nel nostro settore, la Puglia si sta impegnando più di altre regioni. Non riesco a trovarne difetti.

“Non me lo dire” sceglie la formula della commedia ma prende le distanze da una certa tipologia di battute che siamo abituati a ritrovare nelle commedie italiane. Che tipo di commedia avevi in mente?

Uccio De Santis : Sì, volevo prima di tutto allontanare qualsiasi tipo di volgarità dal nostro film. Volevo che fosse una commedia pulita, semplice, che desse un messaggio genuino. Ho sempre lavorato e lavoro tuttora con le barzellette, un tempo facevo il supervisore delle barzellette de “La Sai l’Ultima?” ma nel film ho invece deciso di non inserirne neanche una.

A questo punto però ci piacerebbe capire, perché da piccolo volevi fare il mago?

Uccio De Santis : Beh, fin da piccolo mi sono messo alla ricerca di qualcosa che mi permettesse di fare spettacoli. E’ la mia passione, per me non è un lavoro, è un piacere. Lavorare significa spesso fare qualcosa contro voglia, fare uno sforzo fisico, sudare. Io invece non vedo l’ora di fare uno spettacolo, per me non è un lavoro. Quando ero piccolo ero il mago Uccinì, spaccavo bottiglie di vetro e mi ci stendevo sopra. Mio padre, medico, sempre molto preoccupato per la salute, non riusciva a capacitarsi di quanto sembrasse reale quel trucco, senza sapere che non c’era alcun trucco, mi stendevo sul serio sui pezzi di vetro. In effetti più che il mago forse facevo il fachiro.

Mia, prossimamente ti vedremo in “Un Matrimonio” di Pupi Avati. Cosa puoi dirci di questa esperienza?

Mia Benedetta : Pupi Avati è un grande regista, abbiamo già lavorato insieme ne “La seconda notte di nozze”. Non so perché ma lui ci tiene molto ad imbruttirmi. Nel film precedente avevo addirittura le orecchie a sventola. E’ come se avessimo un rapporto un po’ controverso. Mi ha richiamato per “Un matrimonio” e anche stavolta mi ha imbruttito, mi ha invecchiato di 20 anni.

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